“Sistema delle tangenti diffuso e sistematico: coinvolte altre imprese”

Per il gip concreto pericolo che gli indagati possano continuare a delinquere: "Assoluta indifferenza dimostrata rispetto alle gravissime conseguenze delle condotte illecite come la pericolosità delle opere realizzate con materiali scadenti, danni alle aziende, all'economia e alla collettività". I pm avevano chiesto il carcere anche per Gloria, Attanasio e Iaboni oltre che per De Punzio

BRINDISI – “Gli indagati possono continuare a delinquere anche in diversi contesti professionali e il fatto che si vi siano concrete ragioni per ritenere che il sistema delle tangenti coinvolga anche altre imprese e che di questo sistema siano quanto meno consapevoli alcuni dirigenti della società, consente di escludere che il pericolo di recidivanza possa essere scongiurato con misure diverse da quelle detentive”.

La procura di Brindisi

Che l’inchiesta sugli appalti Enel a Cerano, sfociata ieri venerdì 5 maggio in un blitz con cinque arresti di quadri della società elettrica,  sia solo all’inizio, si era intuito. Così come era intuibile il possibile coinvolgimento di altre imprese del Brindisino e del Leccese, di altri imprenditori costretti a pagare per ottenere appalti con tagli sui prezzi. La conferma arriva dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, in accoglimento della richiesta di arresto avanzata dai pubblici ministeri Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio, sul piano dei gravi indizi e, per certi aspetti, su quello delle esigenze cautelari.

I due sostituti avevano chiesto l’arresto in carcere non solo per Carlo De Punzio, ma anche per Domenico Iaboni, Fabiano Attanasi e per Vito Gloria. Per questi ultimi e per Nicola Tamburrano sono stati invece riconosciuti i domiciliari: a fare la differenza non solo il ruolo rivestito all’interno della centrale Enel, con Iaboni che di recente è stato licenziato, ma anche la condotta tenuta nel momento in cui si era diffusa la voce dell’inchiesta, per mano dello stesso imprenditore di Monteroni che ha denunciato, riferendo il meccanismo tangentizio poi riscontrato dai finanzieri agli ordini del colonnello Tiziano La Grua.

De Punzio avrebbe “cercato di inquinare le prove”, tutti a giudizio del gip hanno dimostrato “l’assoluta indifferenza rispetto alle gravissime conseguenze delle condotte illecite poste in essere sotto il profilo della pericolosità della realizzazione di opere pubbliche o di rilevanza pubblica con materiali scadenti, dei danni cagionati all’azienda, all’economia e alla collettività in genere”.

Inchiesta appalti Enel-2

Secondo il primo giudice, il “comportamento dei dipendenti Enel non appare assolutamente occasionale ma, al contrario, pare assurgere a un vero e proprio sistema di vita nel quale la tangente rappresenta l’aspetto essenziale”. Aspetto sul quale i pm di Brindisi più volte sono ritornati nella richiesta di arresto evidenziando  un sistema corruttivo diffuso, generalizzato che sarebbe stato di fatto accettato  e tollerato e quindi da ritenere sistematico.

Gli indagati avrebbero saputo reiterate le condotte, ossia la richiesta di denaro o altre utilità nel tempo, per più appalti, dimostrando una “estrema facilità, indifferenza in ordine alla presenza di testimoni alle dazioni di denaro, scaltrezza e assoluta freddezza”. Non solo. In tal modo avrebbero innalzato qualitativamente il proprio standard di vita rispetto a quello possibile con il normale stipendio: “auto, abiti, viaggi, cene e case meglio arredate”.

Tutto questo avrebbe creato assuefazione, da qui la continua richiesta di pagamenti. Impossibile tornare indietro, impossibile frenare le richieste e l’asservimento delle funzioni, vale a dire il compimento di atti corruttivi contrari ai doveri d’ufficio. Per questo gli arresti sono stati necessari. E sono stati eseguiti tre giorni dopo il deposito dell’ordinanza in cancelleria.

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