Lungomare, fine dei lavori rimandato ancora una volta. Al 30 novembre

La chiusura del cantiere era stata prevista per il 30 giugno, poi la scoperta di resti umani e reperti e la proroga al primo settembre. Il Comune: "Scavi in ritardo per la continua presenza della Sovrintendenza"

Lavori in piazzale Lenio Flacco

BRINDISI – La scommessa l’ha vinta chi sosteneva che neppure il primo settembre il tratto finale del lungomare sarebbe stato restituito ai brindisini. E infatti la chiusura del cantiere è slittata ancora: tutto rimandato alla fine di novembre, dal primo settembre, data della prima proroga dopo il superamento della data del 30 giugno prevista inizialmente. Sullo sfondo resta l’incognita legata a ulteriori possibili ritrovamenti di ossa umane o arredi funebri, analoghi a quelli che hanno portato a Brindisi gli archeologi della Sovrintendenza di Taranto, nel tratto compreso tra via Montenegro e piazzale Lenio Flacco.

Impossibile parlare di fine dei lavori con il tempo della certezza, tenuto conto delle scoperte venute a galla a pelo di terra che raccontano di un passato lontano, lontanissimo, rimasto seppellito sino alla scorsa primavera, quando sono iniziati gli scavi nell’ambito dell’ultima tranche del progetto di riqualificazione del lungomare Regina Margherita, il cosiddetto quarto stralcio, per l’importo complessivo pari a 2.216.062 euro e 96 centesimi, sotto la direzione dell’ingegnere brindisino Francesco Corrado, al quale è stato affidato incarico per 46.683 euro il 16 gennaio 2014. I lavori sono stati aggiudicati in via definitiva  alla Società Costruzioni Giulisa Srl di Afragola, in provincia di Napoli, il 6 luglio 2013, dopo un ribasso del 28,61 per cento.  E dopo una perizia di variante che ha portato a rideterminare il quadro economico, con inserimento di una voce di spesa ad hoc per la vigilanza archeologica per 41.240 euro.

Per il Comune di Brindisi e prima ancora per la ditta vincitrice dell’appalto, le ragioni del ritardo e quindi i motivi alla base della proroga sono tre: in primo luogo,  “le operazioni non possono essere eseguite come da programma per la continua presenza di strutture che ricadono sotto il controllo della Sovrintendenza ai Beni archeologici”, è scritto nella determina firmata dal dirigente del settore Lavori Pubblici, Fabio Lacinio. Cosa esattamente abbia restituito la terra non è dato saperlo, poiché non c’è stata alcuna comunicazione sino ad ora, nonostante gli inviti alla trasparenza e alla condivisione della scoperta lanciati dal presidente dell’associazione Iride, Stefano Edoardo Erario, il primo a dare notizia del ritrovamento di ossa umane appartenenti a tre scheletri, in piazzetta Giacomo Aberone, lo scorso 16 giugno.

I resti, secondo lo storico Giacomo Carito, della società di Storia Patria per la Puglia, risalirebbero al periodo Medioevale, e sarebbero un esempio di una inumazione a fossa. Il 20 agosto ci sarebbe stata la scoperta, nella stessa zona, di un vaso di terracotta e di diverse monete, notizia arrivata anche in questo caso ad Erario che continua a chiedere informazioni. Risposte? Nessuna. A quanto pare la voce è giunta ai carabinieri di Bari del Nucleo di tutela del patrimonio artistico che si occupano di reperti e affini.

L’altra motivazione del ritardo è che “i lavori di scavo relativi all’ultima fase di rimozione delle basole, in parte già avviati, precluderebbero la viabilità nel doppio senso di marcia, per alcuni tratti in un unico senso, verso piazzale Lenio Flacco”, si legge a ancora nella determina. “Viabilità che risulterebbe alquanto pericolosa per la pubblica incolumità nel mese festivo di agosto e nella prima settimana di settembre a causa delle feste patronali”.

In ultimo il Comune ha fatto riferimento alla “limitazione al traffico dei mezzi pesanti in viale Regina Margherita a causa delle manifestazioni estive di giugno e luglio” che hanno rallentato l’approvvigionamento dei materiali in cantiere, circostanza già evidenziata in occasione del riconoscimento della prima proroga, dal 30 giugno al primo settembre, sempre su richiesta dell’amministratore unico della Società Costruzioni Giulisa Srl, Domenico Minichini.

La lettera è stata spedita a Palazzo di città lo scorso 8 giugno. La seconda missiva con richiesta di proroga, invece, risale all’11 agosto e ha ottenuto risposta l’altro ieri, con il riconoscimento di un altro tempo che rimanda la chiusura del cantiere alla fine del mese prossimo. Il 30 novembre si vedrà.

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