Tre anni di sorveglianza speciale a Paola Catanzaro e al marito

La difesa ha dieci giorni per appellare. Intanto il 22 maggio il processo entra nel vivo con l'ascolto del principale accusatore della ex visionaria

Sotto, una foto di Paola Catanzaro

BRINDISI – Il processo a Paola Catanzaro entrerà nel vivo solo mercoledì 22 maggio, ma nei confronti della ex visionaria brindisina salita alla ribalta delle cronache alla fine degli anni Novanta perché aveva dato vita ad un fenomeno di misticismo di massa legato a presunte apparizioni della Madonna, e poi accusata molto più recentemente, e arrestata, su denuncia di una persona che era stata legata a lei per lunghi anni, è scattata assieme alla confisca di quanto sotto sequestro anche l’irrogazione della sorveglianza speciale per tre anni.

sveva cardinale provino modella-2Stessa decisione è stata assunta dal Tribunale per le misure di prevenzione nei confronti del marito di Paola Catanzaro, Francesco Rizzo, anch’egli di Brindisi. Sono stati esclusi dalla confisca un conto corrente intestato ad entrambi i coniugi, e un libretto di deposito postale intestato alla madre di Rizzo. In precedenza erano stati dissequestrati un altro conto bancario della Catanzaro, e una casa ad Asiago donata da un conoscente della visionaria. Gli avvocati dei due, Cosimo Pagliara e Fabio Di Bello, hanno 10 giorni di tempo per appellare la decisione.

Il 22 maggio sarà chiamata a deporre una delle parti lese, imprenditore barese del settore dell’autotrasporto. Altre denunce sono state depositate sempre a carico della Catanzaro dalla moglie di questi, da altri congiunti, dal suo commercialista ed altre persone.

Solo in sede processuale sarà possibile spogliare la vicenda dai segni profondi del suo sfruttamento mediatico, e giungere alla sostanza dei fatti che – in tutte le fasi – presentano letture contrapposte da parte di investigatori e difese, e sono in estrema sintesi legati al seguito di conoscenze maturate durante incontri a sfondo religioso e di preghiera tra il 1999 (quando cessarono le presunte apparizioni) e il 2004. Un seguito dove si sono intrecciate lunghe relazioni sentimentali, denaro, e poi le denunce.

Una vicenda complessa con tanti personaggi. ma per restare ai due principali, la rottura avvenne alla fine del 2016, dopo il fallimento di un'operazione commerciale che entrambi avevano condotto -stando agli atti- avviando un negozio a Fasano alla fine di quell'anno, in cui vendere capi di abbigliamento di una linea ideata dalla Catanzaro col brand "Sveva Cardinale". Il negozio aprì il 30 novembre e chiuse il 27 dicembre.

Poi il teste e parte lesa, del quale sono stati individuati 11 bonifici destinati alla Catanzaro, cominciò a richiedere indietro quei soldi (circa 400mila euro), ma la ex visionaria non riuscì a inviargliene, sempre attraverso bonifico, non più di 140mila sbloccando alcune polizze assicurative che aveva contratto per investire le proprie liquidità. Non fu possibile trovare una mediazione.

I rapporti infatti si inasprirono, sino al punto che l’8 maggio del 2017 Paola Catanzaro con il proprio legale presentò una denuncia in procura a Brindisi, intimorita da presenze che lei riteneva sospette e minacciose nei pressi della propria abitazione. Qualche giorno dopo fu l'imprenditore a presentare una denuncia contro la Catanzaro, da cui è scaturito il procedimento principale (un altro si è estinto per prescrizione a Bari, ma riguardava altri fatti e non l’imprenditore).

Esiste anche un procedimento di natura fiscale, avviato dall’Agenzia delle Entrate sempre su indagini della Guardia di Finanza, e – come già detto – quello relativo alle misure di prevenzione scaturito al momento nella confisca delle polizze e di altri beni, e nell’applicazione della sorveglianza speciale a Paola Catanzaro e al marito. Non ha mai contestato alcunché invece, un’altra persona che aveva conosciuto Paola Catanzaro per motivi religiosi, un commercialista veneto, che in tempi diversi aveva donato alla brindisina circa 2,8 milioni di euro.

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