Spaccio in villa. E in casa la droga

OSTUNI – Droga made in Marocco ma proveniente dal nord Italia. Ancora avvolta in un foglio di giornale (anch’esso marocchino) e celata in un contenitore per alimenti. Oltre un chilo di "fumo". Un centrale di spaccio fatta in casa ma ben collegata con un angolo di smercio frequentatissimo dai clienti fidati: la villa comunale. A margine di una lunga attività di pedinamento e monitoraggio della zona, nella serata di ieri (attorno alle 20.30) è scattato il blitz, all’esito del quale tre persone sono state arrestate dagli agenti del Commissariato di Ostuni, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di Vincenzo Donnaloia (27 anni), condotto in carcere, della sua convivente Maria Antonietta Rodio (22 anni) e di un'amica di famiglia, Katia Semerano (20 anni), denunciata per favoreggiamento (avendo tentato di nascondere la sostanza stupefacente), entrambe ai domiciliari.

Il commissariato di Ostuni

OSTUNI – Droga made in Marocco ma proveniente dal nord Italia. Ancora avvolta in un foglio di giornale (anch’esso marocchino) e celata in un contenitore per alimenti. Oltre un chilo di "fumo". Un centrale di spaccio fatta in casa ma ben collegata con un angolo di smercio frequentatissimo dai clienti fidati: la villa comunale. A margine di una lunga attività di pedinamento e monitoraggio della zona, nella serata di ieri (attorno alle 20.30) è scattato il blitz, all’esito del quale tre persone sono state arrestate dagli agenti del Commissariato di Ostuni, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di Vincenzo Donnaloia (27 anni), condotto in carcere, della sua convivente Maria Antonietta Rodio (22 anni) e di un'amica di famiglia, Katia Semerano (20 anni), denunciata per favoreggiamento (avendo tentato di nascondere la sostanza stupefacente), entrambe ai domiciliari.

Gli agenti, coordinati dal vicequestore Francesco Angiuli, seguendo la pista di Donnaloia, hanno fatto irruzione all’ora di cena nell'abitazione della coppia, nei pressi dell’Ufficio centrale delle Poste, e hanno sequestrato 1 chilogrammo e 300 di hashish, del titpo "Rolex". Parte della droga era ancora in panetti mentre la restante era stata già tagliata e divisa in piccole dosi pronte per essere spacciate nei locali della Città bianca.

Alla vista degli agenti, le due donne avrebbero tentato di nascondere la droga, custodita in una biscottiera. Tentativo inutile, dal momento che il poliziotti hanno bloccato la giovane amica di famiglia proprio mentre tentava di guadagnarsi l’uscita con il vassoio tra le mani.

In casa, al momento del blitz, c'era il figlio piccolo della coppia: un bimbo di appena tre anni.

Tale circostanza, oltre a imporre ai poliziotti di contenere l’irruenza dell’intervento, allo scopo di non creare scompensi emotivi al piccolo, ha reso di fatto automatica la concessione degli arresti domiciliari per la Rodio.

L'abitazione si trova in pieno centro, dunque strategicamente funzionale alla presunta attività di spaccio. Le indagini, intanto, continuano e promettono nuovi ed ulteriori sviluppi. Altri due giovani, presenti in casa al momento del blitz, sono stati interrogati e  denunciati a piede libero. La loro posizione resta al vaglio degli investigatori.

Durante l’irruzione, gli agenti hanno rinvenuto anche un foglietto, con riferimenti espliciti alla qualità della droga e all’acquisizione della stessa: di fatto un “pizzino”, destinato alla criminalità dedita all’attività di spaccio.

Tradotto dapprima in Commissariato, Donnaloia (di professione operaio edile, già noto alle forze dell’ordine e con pendenze per reati contro il patrimonio e la persona), è stato alle prime luci dell’alba condotto in carcere, su disposizione del Pubblico ministero di turno, Milto De Nozza. Con lo stesso Sostituto procuratore e di concerto con il Tribunale dei Minori di Lecce, è stata invece concordata la misura restrittiva ai domiciliari per la mamma del piccino. A beneficiare dei domiciliari anche la Semerano.

L'attività investigativa punta tuttora ad appurare responsabilità e ruoli di tutti gli indagati  ma anche ad inquadrare il raggio dell’attività di spaccio, che come punto terminale pare avesse proprio la villa comunale e la vicina abitazione dei due giovanissimi conviventi.

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