Sparò a imprenditore, pena confermata

CEGLIE MESSAPICA - Confermata in appello la condanna a sei anni di reclusione per l’uomo che sparò un colpo di fucile a un imprenditore di Ceglie Messapica per vendicare il licenziamento del figlio. I giudici della Corte d’Appello di Lecce, infatti, non hanno riqualificato l’accusa, così come aveva chiesto l’avvocato, a carico di Antonio Idrontino, 57 anni, che ferì gravemente al volto (provocando lesioni permanenti) Rocco Cavallo, il titolare della ditta per cui egli stesso aveva in passato prestato servizio, assistito dall’avvocato Aldo Gianfreda.

L'agenzia Aci di Rocco Cavallo

CEGLIE MESSAPICA - Confermata in appello la condanna a sei anni di reclusione per l’uomo che sparò un colpo di fucile a un imprenditore di Ceglie Messapica per vendicare il licenziamento del figlio. I giudici della Corte d’Appello di Lecce, infatti, non hanno riqualificato l’accusa, così come aveva chiesto l’avvocato, a carico di Antonio Idrontino, 57 anni, che ferì gravemente al volto (provocando lesioni permanenti) Rocco Cavallo, il titolare della ditta per cui egli stesso aveva in passato prestato servizio, assistito dall’avvocato Aldo Gianfreda.

I fatti risalgono alla fine di aprile dello scorso anno. Idrontino fu arrestato in flagranza di reato poco dopo i fatti, dopo essersi rifugiato in un bar. Il movente fu subito chiaro: l’uomo avrebbe atteso l’imprenditore davanti al suo studio privato, in via San Lorenzo da Brindisi a Ceglie Messapica, e gli avrebbe sparato perché furioso a causa del licenziamento del figlio che era stato assunto più volte come operaio nelle aziende del geometra cegliese che operano tanto nella provincia di Brindisi quanto in quella di Taranto, tra Campomarino e Manduria.

Idrontino, difeso dall’avvocato Cosimo Deleonardis, fu processato lo scorso gennaio con rito abbreviato dal gup Tea Verderosa che gli inflisse una pena inferiore di due anni alla richiesta (di 8 anni) formulata dal pm Antonio Costantini. Stamani la conclusione del secondo grado di giudizio con la sostanziale conferma dell’impianto accusatorio e del conto presentato dal Tribunale di Brindisi. Cavallo, al fianco dell’avvocato Gianfreda, si era costituito parte civile: gli era stata riconosciuta una provvisionale di 20mila euro.

Per il gup “l’azione era sicuramente idonea e diretta in modo non equivoco a cagionare la morte di Rocco Cavallo”. Della stessa opinione i giudici della corte d’appello: l’imprenditore 46enne che parlava al telefono quando fu raggiunto al volto da una scarica di pallini, è vivo per miracolo.

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