Stangata a dirigente di ufficio tecnico

BRINDISI – Per nove anni, dal 2003 al 2012, un ingegnere brindisino di 55 anni, dirigente dell'ufficio tecnico di un'amministrazione pubblica del capoluogo (che non è il Comune) avrebbe svolto attività “extra istituzionale” non autorizzata dall'amministrazione di appartenenza.

Il comando provinciale della Guardia di Finanza a Brindisi

BRINDISI – Per nove anni, dal 2003 al 2012, un ingegnere brindisino di 55 anni, dirigente dell'ufficio tecnico di un'amministrazione pubblica del capoluogo (che non è il Comune) avrebbe svolto attività “extra istituzionale” non autorizzata dall'amministrazione di appartenenza, percependo complessivamente oltre 150mila euro di compensi, per altro solo in parte dichiarati al Fisco.

La scoperta è stata fatta dai militari della compagnia della Guardia di Finanza di Brindisi, al comando del capitano Giovanni Andriani, nell'ambito di un'ordinaria attività ispettiva ai fini fiscali a tutela della spesa pubblica. Oltre al libero professionista finito sotto accertamento fiscale, sanzionati anche i 66 clienti (26 persone fisiche e 40 persone giuridiche) che hanno usufruito delle prestazioni dell'ingegnere.

La responsabilità di questi ultimi si configura nell'aver incaricato delle prestazioni l'ingegnere oggetto degli accertamenti, senza l'autorizzazione della sua amministrazione di appartenenza e nel non aver comunicato i compensi corrisposti al dipendente pubblico alla stessa amministrazione, violando il decreto legislativo 165/2001.

A ognuno di essi è stata contestata una sanzione pecuniaria pari al doppio di ogni prestazione corrisposta, per un totale di 215mila euro.

L'indagine a carico dell'ingegnere risale al primo semestre del 2012 e le verifiche a suo carico, trattandosi di un dirigente pubblico, sono state svolte in collaborazione con il Nucleo speciale pubblica amministrazione della Guardia di Finanza di Roma, su delega del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri settore Ispettorato.

Le fiamme gialle brindisine hanno accertato che il professionista aveva aperto una sua partita Iva e svolgeva attività private (consulenze, perizie, reazione di progetti) incompatibili, con il ruolo che ricopre nella pubblica amministrazione, sfruttando anche le conoscenze acquisite nell'ambito dei propri compiti istituzionali.

La scoperta fatta dagli uomini del capitano Andriani permetterà di far tornare nelle casse dello Stato tutte le somme percepite in modo illecito, per un totale di circa 365mila euro (il recupero riguarda i 150mila euro percepiti dall'ingegnere e i 215 mila euro di sanzioni ai suoi clienti). Somme che sono in parte già state recuperate.

 

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