Stipendi gonfiati al Comune: la Corte dei Conti "congela" la procedura di restituzione

BRINDISI - Prima della procedura per la richiesta di restituzione dei soldi, per i quattro funzionari del Comune accusati di stipendi “gonfiati”, con voci superiori rispetto a quelle effettivamente dovute, occorrerà prima attendere l’esito del procedimento penale. A deciderlo è stata la Corte dei Conti di Bari, che da tempo si sta occupando del caso. Ma per adesso, appunto, tutto resta “congelato”.

Il municipio di Brindisi

BRINDISI - Prima della procedura per la richiesta di restituzione dei soldi, per i quattro funzionari del Comune accusati di stipendi “gonfiati”, con voci superiori rispetto a quelle effettivamente dovute, occorrerà prima attendere l’esito del procedimento penale. A deciderlo è stata la Corte dei Conti di Bari, che da tempo si sta occupando del caso. Ma per adesso, appunto, tutto resta “congelato”.

La Corte dei conti chiedeva in un primo momento complessivamente una condanna al pagamento, in favore dell’Erario, della somma di 123.451 euro, debitamente rivalutata ed aumentata degli interessi e delle spese di giudizio, così ripartita: Mirella Destino 4mila euro di interessi e 11.141 euro di danno all’immagine; Silvio Ribezzo 67.932 euro (capitale), 10.790 euro per gli interessi e 3.713 euro per il danno all’immagine; Cosimo De Notarpietro 18.126 euro di capitale, e 4.897 euro di interessi; Lucia Savina 2.758 di interessi. Dal momento del decreto ad oggi, alcuni avrebbero già versato tutto il capitale sottratto, quindi la somma richiesta per i danni all’Erario non supererebbe i 40mila euro.

Per quanto riguarda l’inchiesta penale, invece, tutto era partito con un esposto anonimo giunto alla Procura della Repubblica di Brindisi il 16 ottobre 2002 in cui si denunciava l’erogazione di stipendi “gonfiati” a favore di alcuni dipendenti dell’amministrazione comunale di Brindisi. Appunto i quattro funzionari citati sopra.

In relazione ai compensi si rilevò per tutti “la sistematica maggiorazione, nel periodo 2000-2005, degli importi accreditati sui rispettivi conti correnti, risultati difformi dalle somme nette riportate in busta paga e dall’imponibile Irpef indicato sui modelli Cud predisposti dall’amministrazione di appartenenza”.

Proprio in attesa che venga completato il procedimento penale nei confronti dei quattro, la Corte dei Conti ha per il momento sospeso l'iter per la richiesta di restituzione dei soldi, che comunque da qualcuno è già in parte avvenuta.

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