Pescavano di notte e con le bombole nella Amp di Torre Guaceto

Ma fuori dall'acqua hanno trovato ad attenderli i carabinieri della compagnia di San Vito: denunciati due baresi

Foto repertorio pesca sub notturna (da Apnea Magazine)

TORRE GUACETO – Pescavano di frodo con l’autorespiratore ad aria in piena “zona A” di tutela integrale dell’Area marina protetta di Torre Guaceto, ed erano entrati in auto nella riserva. Ma finita la battuta di pesca, due sub baresi hanno trovato ad attenderli i carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni, che li hanno identificati e denunciati a piede libero, sequestrando l’attrezzatura. È accaduto nella serata di ieri martedì 2 aprile, in seguito ad una segnalazione giunta attorno alle 20,20 girata subito alla pattuglia che l’Arma ha in zona per la vigilanza dell’area protetta.

Difficile dire se i due soggetti fossero alla loro prima spedizione a Torre Guaceto, dove – come molti sanno – pescare è come sparare alla Croce Rossa data la scarsa diffidenza dei pesci che vi stazionano in abbondanza. Ma la lista delle violazioni commesse è lunga davvero: attività di pesca in una zona interdetta alla balneazione oltre che a qualsiasi genere di prelievo ittico, ingresso nella Riserva naturale dello Stato in auto, malgrado il divieto di accesso ai mezzi a motore, attività di pesca subacquea dopo il tramonto, e con l’ausilio di autorespiratore ad aria (uso vietato sin dal 1982), quelle principali, senza contare che la pesca di frodo ai sensi della legge 154 del 2016 costituisce violazione penale.

Tramonto a Torre Guaceto

I carabinieri hanno accertato, non appena giunti sul posto, che i pescatori di frodo erano entrati nella riserva guidando lungo lo sterrato che porta alla torre aragonese, e poi avevano imboccato il sentiero a sinistra, lasciando l’auto tra le macchie della prima caletta (anch’essa inclusa nella “zona A” dell’Amp). Qui si erano svestiti con calma, indossano le mute subacquee invernali, e con gli autorespiratori in spalla erano entrati in acqua illuminando il fondale con i fari subacquei.

Dalla caletta, i pescatori di frodo avevano poi raggiunto la baia a destra della torre, quella dove si trovano un canalone e i tre isolotti. Normalmente, l’alone luminoso dei fari subacquei rivela la posizione di chi pesca di notte in apnea – attività, come già detto, di per sé vietata – mentre è più difficile notare il potente fascio luminoso se il sub si trova in profondità. Ma ai due soggetti giunti dalla provincia di Bari è andata male ugualmente. A porgere l’accappatoio ai due c’erano i militari dell’Arma. Sequestrati anche i pesci catturati, per un peso di due chili.

Come tante altre Amp, Torre Guaceto è un sito esposto alla pesca di frodo. Controllare di notte le acque e la costa dell’Area marina protetta è difficile, e la lotta continua da anni. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, lo scorso anno si impegnò ad inserire caccia e pesca di frodo tra i reati ambientali per aggravare le sanzioni. Il fenomeno è infatti grave ed esteso, e non risparmia neppure le aree lacustri, le zone di ripopolamento e i vivai.

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