“Enel, tangenti per gli appalti”: a processo dirigenti e impiegati

Sette imputati per corruzione: anche l’imprenditore che denunciò. La società elettrica parte civile ma non nei confronti dei vertici: “Danni per 5 milioni di euro”

BRINDISI – Processo ordinario per tutti, dirigenti e impiegati della centrale elettrica di Cerano, e per l’imprenditore che denunciò di aver pagato tangenti per ottenere appalti: in otto sono stati rinviati al giudizio del Tribunale con le accuse di “corruzione continuata per atti contrari ai doveri d’ufficio e truffa”. Enel è parte civile, con richiesta di risarcimento danni – anche per lesione dell’immagine – per cinque milioni di euro, ma non nei confronti dei vertici del sito Federico II.

Gli imputati

Tommaso Marrazza, avvocato degli agenti marittimiGli imputati sono: Giuseppe Luigi Palma, 47 anni, di Monteroni, l’imprenditore che ammise di aver versato denaro e di aver riconosciuto “altre utilità” (da allora ha tentato diverse volte il suicidio e ha denunciato anche di essere stato bersaglio di un agguato a colpi di pistola); Domenico Iaboni; Carlo Depunzio; Fabiano Attanasi; Vito Gloria; Nicola Tamburrano, e Fausto Bassi. Nel collegio difensivo gli avvocati Massimo Manfreda e Francesco Silvestre per Attanasio;  Gianvito Lillo per  Gloria; Giovanni Brigante e Claudio Ruggiero per  Depunzio;  Stefano Maranella e Giulia Iaboni per  Iaboni; Pasquale Angelini e Barbara Longo per Tamburrano;  Michele Laforgia per  Bassi; Francesca Conte e Paolo Spalluto per Palma.

Sono stati tutti rinviati a giudizio nella mattinata di oggi, all’esito dell’udienza preliminare davanti al gup Giuseppe Biondi. Nessuno ha optato per riti alternativi. Il dibattimento inizierà in primavera, di fronte al Tribunale in composizione collegiale, con Domenico Cucchiara presidente.

Enel parte civile

Il gup ha ammesso la costituzione di parte civile della società Enel Produzione spa, depositata dall’avvocato Tommaso Marrazza (nella foto in alto) in occasione della scorsa udienza. Il penalista chiede  danni patrimoniali pari all’ammontare dei lavori che, secondo l’accusa, non sarebbero stati eseguiti benché liquidati e danni morali per cinque milioni di euro, considerati legati alla lesione dell’immagine e della reputazione della società.

L’incidente probatorio

Il sostituto procuratore Francesco Carluccio (nella foto in basso), a conclusione dell’inchiesta delegata alla Finanza, ritiene che per i dipendenti il prezzo della corruzione sia stato, in media, pari a duemila euro per ogni stato di avanzamento dei lavori. Nel fascicolo del dibattimento ci sono già le dichiarazioni rese dall’imprenditore Palma in sede di incidente probatorio, all’indomani degli arresti di cinque dipendenti, nel mese di maggio 2017. L’incidente probatorio venne  chiesto anche dalla difesa di Iaboni per puntualizzare alcuni aspetti.

Le tangenti contestate

Francesco Carluccio-2Secondo l’accusa, “Gloria riceveva 22mila euro circa”. In particolare duemila euro in contanti più un assegno di pari importo riconducibile alla moglie”. Gloria, volto noto nel panorama della politica brindisina perché è stato consigliere comunale e di recente anche segretario cittadino di Sel, mentre la moglie è stata assessore, sia pure per un breve periodo di tempo (quest’ultima è estranea all’inchiesta). Tamburrano, sempre stando a quanto si legge negli avvisi notificati ai difensori, avrebbe “ricevuto un’auto, una Peugeot 308 del valore di mercato di 13mila euro che gli veniva trasferita dall’imprenditore al prezzo dichiarato ma non corrisposto di 750 euro e successivamente rivenduta a cinquemila euro”. Lo stesso, avrebbe omesso il pagamento dei lavori di manutenzione, a carico dell’impresa,  per 1.1.20 euro” nonché quelli di “riparazione di una pompa sommersa di un pozzo artesiano eseguiti presso la propria abitazione per 3.630 euro”. Complessivamente, l’utilità conseguita ammonterebbe a 9.750 euro.

Mobili, telefonini, lavori e vacanze

Le tangenti contestate ad Attanasio sarebbero state pari a 29mila euro più assegni circolari e un telefonino Apple acquistato all’Euronics di Mesagne. Per Iaboni, l’importo contestato è arrivato a 14mila euro, sempre con riferimento a presunte tangenti con riferimento ai “Sal” degli appalti aggiudicati all’impresa di Palma. Quanto a Depunzio,il pm contesta  la somma più alta: 154.972 euro, importo comprensivo di lavori che l’indagato avrebbe fatto eseguire nella sua abitazione con fatture pagate da Palma. Ci sarebbero stati acquisti di mobili e arredi, anche per giardino, operazioni di montaggio della pompa, posa in opera di pietra e basole per il piazzale retrostante e lavori di falegnameria. E ancora assegni intestati alla moglie (estranea all’inchiesta) e una carta di credito per 12.510 euro intestata all’imprenditore e usata da Depunzio anche durante le vacanze in montagna.

Per Bassi, infine, la tangente contestata è stata quantificata in “50mila euro in contanti, da versare in soluzioni da diecimila euro, ultima delle quali prima del suo matrimonio.

arresti corruzione enel-2

Le denunce dell’imprenditore e dell’Enel

“Pagare era l’unica strada per ottenere gli appalti e per vincere dovevo offrire prezzi bassi. Ho pagato sino a giugno dello scorso anno”, disse l’imprenditore ai pubblici ministeri davanti al gip del Tribunale di Brindisi. Enel, a sua volta, presentò denuncia dopo aver incontrato l’imprenditore. Il colloquio si svolse a Roma il 16 dicembre 2016, il successivo 12 gennaio la spa, in persona dell’ingegnere Giuseppe Molina, depositò esposto in Procura. Enel Produzione mise a disposizione una serie di documenti sulle gare bandite negli ultimi anni e di recente ha avviato le procedure per il licenziamento dei dipendenti coinvolti nel procedimento penale.


 

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