Torna in carcere per estorsione il boss Scu condannato per omicidio

MESAGNE – Si stava ricostruendo gli spazi vitali, oppure doveva davvero pagare gli avvocati, come aveva mandato a dire a una delle vittime delle estorsioni imbastite tra il 2008 e il 2009? Gli investigatori ritengono più probabile la prima ipotesi, quella che vede impegnato uno degli ex colonnelli di Pino Rogoli, Massimo Pasimeni, nella ricostruzione nel territorio di un potere personale fondato sull’intimidazione mafiosa. Pasimeni, il fidanzato della figlia, Carmine Campana, e il padre di questi, Vincenzo Antonio Campana, sono stati arrestati la notte scorsa in un blitz a Mesagne disposto dalla Dda di Lecce ed eseguito dalla squadra mobile di Brindisi e dal commissariato locale.

Massimo Pasimeni

MESAGNE – Si stava ricostruendo gli spazi vitali, oppure doveva davvero pagare gli avvocati, come aveva mandato a dire a una delle vittime delle estorsioni imbastite tra il 2008 e il 2009? Gli investigatori ritengono più probabile la prima ipotesi, quella che vede impegnato uno degli ex colonnelli di Pino Rogoli, Massimo Pasimeni, nella ricostruzione nel territorio di un potere personale fondato sull’intimidazione mafiosa. Pasimeni, il fidanzato della figlia, Carmine Campana, e il padre di questi, Vincenzo Antonio Campana, sono stati arrestati la notte scorsa in un blitz a Mesagne disposto dalla Dda di Lecce ed eseguito dalla squadra mobile di Brindisi e dal commissariato locale.

I reati vanno dall’estorsione aggravata continuata e all’intestazione fittizia di beni con finalità comprese dall’articolo 7 del 416 bis (associazione di stampo mafioso), all’incendio doloso. Alla moglie di Pasimeni, Gioconda Giannuzzo, sono stati concessi gli arresti domiciliari, ma in una casa contestualmente sottoposta a sequestro preventivo dal gip Andrea Lisi, assieme ad una yogurteria, ad un auto salone e alle quote di una società commerciale sempre del settore auto.

Ci sono anche alcune persone denunciate a piede libero in base alle norme sull’ingiustificato possesso di beni: Nicola Padula di 38 anni, Bianca Stella Rolli di 41 anni, Carmelina Calò di 40 anni, Giancarlo Rini di 21 anni, tutti mesagnesi come gli arrestati. Sostanzialmente intestatari fittizi dei beni sequestrati. C’è poi a piede libero un nipote di Massimo Pasimeni( anche se è più anziano di due anni), il 44enne Giuseppe Panico, che pur coinvolto negli episodi estorsivi e nell’incendio  non è finito in carcere.

La polizia e il pm Giorgio Lino Bruno hanno ricevuto da Panico, nel corso di spontanee dichiarazioni rese il 27 ottobre 2009, la conferma delle responsabilità degli indagati in alcuni episodi, anche se le indagini avevano già inquadrato il bersaglio e Carmine Campana se ne andava in giro con una microspia piazzata dagli investigatori nella sua Fiat Bravo. Il nipote di Pasimeni disse alla dirigente del commissariato di Mesagne, Sabrina Manzone, che dopo una lite violenta durante cui lo zio gli aveva sputato in faccia e lo aveva minacciato e picchiato, temeva oramai per la propria vita e per quella della madre.

Tutti gli affari del boss vennero alla luce in maniera più nitida. Dal doppio pizzo pagato dal gestore della locale rivendita della Cantina Due Palme, Daniele De Cillis, costretto a versare prima 500 e poi 800 euro a fronte della fornitura –non desiderata- di una partita di vino truffata ad una cantina di Latiano, all’affare delle auto usate che Pasimeni acquistava presso Donato Apruzzi a S.Michele Salentino dando in cambio assegni bancari  firmati da Vincenzo Antonio Campana, e regolarmente scoperti, sino a determinare una sofferenza di 150mila euro al commerciante.

Le auto poi finivano a Mesagne nell’autosalone A&A in via Latiano, intestato proprio al firmatario degli assegni. Successivamente Pasimeni aveva formato un’altra società in accomandita semplice per proseguire questo rapporto vessatorio con Apruzzi, l’Auto Vogue, intestandone le quote ad alcuni degli indagati a piede libero. E sempre fittizia era anche l’intestazione della yogurteria Chez Giò di piazza IV Novembre, gestita da Gioconda Giannuzzo.

Illuminante il colloquio telefonico tra Massimo Pasimeni e Donato Apruzzi del 25 maggio 2009, in cui il boss minaccia il commerciante perché questi, per tentare di incassare i soldi, stava trattenendo i libretti delle auto passate allo stesso Pasimeni:

PASIMENI – Donà!

APRUZZI – Sì!

PASIMENI – Ehi, senti qua. Il genero, il suocero di quell’amico là che sono venuti adesso….

APRUZZI, Sì ciao.

PASIMENI – Resta il fatto che…Ma che cosa è successo? Ma che sono queste parole! Ma che sono queste parole!

APRUZZI – Ascolta…

PASIMENI – Che sono queste parole! Non ti permettere più, sai! Hai capito! Non ti permettere mai più! Fatti vedere che ti voglio..ti voglio urgentemente! Domani ti voglio. Va bene ? Ciao!

Pasimeni era stato scarcerato nell’agosto del 2006, hanno spiegato stamani il questore Enzo Carella e il capo della Mobile, Francesco Barnaba, dopo circa 13 anni di carcere ininterrotti dal 1993. Ma il 2 febbraio 2008 “Piccolo dente” fu arrestato in aula subito la sentenza della Corte d’Assise di Brindisi, che lo condannava per l’omicidio di Giovanni Goffredo e il tentato omicidio di Benito Nisi.  Ci ha pensato poi uno degli avvocati più noti d’Italia, Niccolò Ghedini, a tirarlo fuori il 16 luglio dello stesso anno con un ricorso accolto dalla Cassazione.

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La notte scorsa alle 3, quando è scattato il blitz, attorno alla casa di Pasimeni in via Dormio 39, borgo antico di Mesagne, c’erano decine di curiosi. Malgrado l’ora. Malgrado il personaggio.

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