Tentarono di uccidere l’amante di lei: coniugi a processo

Matteo Lacorte, 45 anni, di Ostuni, accusato assieme alla donna, di aver sparato a un fruttivendolo. Imputato anche del tentato omicidio di uno zio e di un ospite della comunità terapeutica

La pistola sequestrata a Lacorte

OSTUNI – Marito, finito in carcere, e moglie (a piede libero) sono sotto processo con l’accusa di aver tentato di uccidere un fruttivendolo perché sarebbe stato amante della donna: Matteo Lacorte, 45 anni, di Ostuni, è finito sotto processo assieme a Donatella Giuseppa Carparelli, 37, a conclusione dell’inchiesta chiamata Bonnie & Clyde, condotta dagli agenti del commissariato della Città Bianca.

Triplice tentato omicidio

Matteo Lacorte-2Lacorte, arrestato il 14 luglio 2017,  è accusato di aver sparato per punire un ambulante di Ostuni, colpevole – a suo dire - di un affronto passionale per avere avuto una relazione con  sua moglie nel periodo in cui lui era in carcere per scontare una condanna definitiva. Avrebbe anche ferito a fucilate uno zio materno, ritenuto l’autore del furto di un quod, e avrebbe aggredito con un coltello un ospite di una comunità terapeutica. Risponde di triplice tentato omicidio, con l’aggravante della premeditazione, stando ai capi di imputazione formulati dal sostituto procuratore Raffaele Casto Lacorte (nella foto accanto) è difeso dall’avvocato Vito Cellie del foro di Brindisi.

La donna, invece, è stata rinviata al giudizio del Tribunale in relazione alla detenzione illegale della rivoltella calibro 38 usata dal coniuge per ferire il fruttivendolo: secondo l’accusa avrebbe dato fuoco all’arma, per distruggerla, seguendo le istruzioni che il marito le dava dal carcere. E’ ascoltando le conversazioni tra i due nella saletta colloqui di Borgo San Nicola, a Lecce, che gli agenti hanno acquisito una serie di elementi. In una occasione i due, nella convinzione di non essere ascoltati, fecero riferimento a Bonnie & Clyde. Carparelli è difesa dal penalista Angelo Brescia del foro di Brindisi.

Il movente passionale

Il primo episodio contestato alla coppia, in concorso, attiene a quanto accaduto a Ostuni la mattina dell’11 maggio 2011: attorno alle 13,30 un uomo si presentò al Pronto soccorso dell’ospedale con ferite d’arma da fuoco. Interrogato dai poliziotti, riferì che un quarto d’ora prima, mentre stava sgomberando la bancarella del mercato, notò un motociclista: aveva il  casco integrale e sotto casco, sparò tre o quattro colpi, uno di questi puntando alla zona dell’inguine. Nessuna indicazione utile alle indagini. Silenzio.

Gli agenti qualche sospetto l’avevano già nei confronti di Lacorte, irreperibile all’epoca, sostenendo che alla base della sparatoria, qualificabile come tentato omicidio, potesse esserci un movente passionale, vale a dire il presunto tradimento della moglie con l’ambulante.

Il 26 giugno successivo Lacorte, venne arrestato in una casa di campagna, in contrada Tamburroni. I poliziotti lo sorpresero nel sonno, assieme ad altre due persone, accusate di essere fiancheggiatori. In quell’occasione a Lacorte venne notificato l’ordine di esecuzione emesso dalla Procura presso la Corte d’Appello di Bari, per l’espiazione della condanna a sette anni, tre mesi e 12 giorni di reclusione.

La pistola

Raffaele Casto-2La perquisizione permise di trovare e sequestrare due pezzi di droga del peso di quattro grammi, un coltello a serramanico di marca Anoiuna, con lama di dieci centimetri, una pistola Beretta calibro 7,65 con munizionamento, trovati in un forno a legna in costruzione. Da qui le contestazioni di spaccio di droga e detenzione e ricettazione di arma (essendo provento di furto). Nella foto accanto, il pm Raffaele Casto

La punizione dopo il furto di un quad

Stando a quanto emerso a conclusione delle indagini, Lacorte già nel 2006 avrebbe usato le armi per uccidere – si legge nel capo di imputazione – uno zio materno, perché ritenuto coinvolto nel furto di un quad in qualità di mandante. Un affronto da punire con il sangue, dopo che il 23 settembre 2006 l’azione di fuoco non andò a buon fine. Quella mattina l’uomo, mentre era in auto, venne raggiunto di striscio alla spalla da colpi di fucile calibro 12. Stando a quanto ricostruito dagli agenti, la vendetta per quel furto avrebbe dovuto essere portata a termine la mattina in cui venne sorpreso dagli agenti nella casa di campagna. Seconda accusa di tentato omicidio.

L’accoltellamento

Lacorte, inoltre, è accusato di un terzo tentato omicidio, con riferimento all’accoltellamento di un ospite della comunità Airone Onlus di Lecce, presso cui lui stesso stava seguendo un programma terapeutico: la mattina del primo maggio 2017, due mesi dopo il suo ingresso, si scagliò nei confronti di un uomo, per futili motivi. 

L’usura e la droga

Marito e moglie, inoltre, rispondono di “usura in concorso continuata” ai danni di diversi commercianti che si sarebbero trovati in difficoltà economico-finanziarie. In un caso, a fronte di un prestito di diecimila euro, avrebbero pretesto 400-500euro al mese a titolo di interessi.

Francesco AngiuliA entrambi è stata contestata anche l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti perché “ricevevano piccoli quantitativi di droga, soprattutto hashish, che Carparelli faceva saggiare a giovani ostunesi in vista dell’acquisto di maggiori quantità da fornitori all’ingrosso”. I contatti sarebbero stati indicata alla donna dal marito, mentre questi era in carcere, “in maniera epistolare” oppure usando come “nuncius” un familiare.

I testi

Il pm, in occasione della prossima udienza, ha chiesto l’ascolto di Francesco Angiuli (nella foto al lato), all’epoca dirigente del commissariato di Ostuni. Sarà interrogato dinanzi al collegio presieduto da Domenico Cucchiara (a latere Rubino e Colombo). Nella lista del pubblico ministero ci sono 26 testi. In quella dei difensori degli imputati, sono stati indicati 30 nominativi  a testa.

 

 

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