Truffa, speculavano sui drammi altrui

VILLA CASTELLI – Da Taranto a Villa Castelli per truffare la gente approfittando delle disgrazie degli altri. E fortunatamente sono state bloccate in tempo. Cinque le persone denunciate dai carabinieri della stazione di Villa Castelli, tra le quali le due promotrici F.D. di 29 anni e R.Z. di 37 anni, tarantine, e alcune “raccoglitrici”, G.P. 43 anni di Martina Franca, O.N. di 28 anni, di Taranto, e D.S. di 17 anni, pure del capoluogo ionico, che avevano messo in piedi (o sostenuto) una vera e propria impresa per reperire soldi facili. Tra queste c'è anche una minorenne.

Locandine e blocchetti della truffa

VILLA CASTELLI – Da Taranto a Villa Castelli per truffare la gente approfittando delle disgrazie degli altri. E fortunatamente sono state bloccate in tempo. Cinque le persone denunciate dai carabinieri della stazione di Villa Castelli, tra le quali le due promotrici F.D. di 29 anni e R.Z. di 37 anni, tarantine, e alcune “raccoglitrici”,  G.P. 43 anni di Martina Franca, O.N. di 28 anni, di Taranto, e D.S. di 17 anni, pure del capoluogo ionico, che avevano messo in piedi (o sostenuto) una vera e propria impresa per reperire soldi facili. Tra queste c'è anche una minorenne.

Tutte sono accusate a vario titolo di concorso in truffa, abuso della credulità popolare e possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere. Hanno operato in Puglia e Basilicata e avevano messo in piedi un giro d'affari che fatturava più o meno intorno ai 15mila euro mensili. In questo caso i militari che hanno sgominato la fittizia associazione di volontariato, hanno scoperto che i “volontari” (in realtà ognuno di essi percepiva uno stipendio di 300 euro al mese) si stavano occupando della raccolta fondi per conto di una fantomatica società onlus, con sede a Taranto, da devolvere a una tredicenne (di Ostuni) affetta da una grave patologia alla spina dorsale, la sindrome di “Arnold - Chiari”.

In realtà i soldi non sono mai arrivati alla famiglia della ragazzina e la stessa è stata già operata alcuni mesi fa a Barcellona, in Spagna, grazie anche al contributo di alcuni benefattori locali, e l'intervento è riuscito brillantemente. La famiglia della piccola, inoltre, non si sarebbe mai rivolta a questa fantomatica associazione. Peggio ancora, i genitori della piccola, interpellati dai carabinieri hanno raccontato che a gennaio scorso erano stati avvicinati da due donne di Taranto le quali si erano offerte di raccogliere soldi in loro favore ma che essi avevano categoricamente rifiutato perchè il denaro che serviva loro era già stato raccolto.

Da quanto è stato riscontrato, nonostante il dissenso della famiglia, le donne hanno comunque messo in piedi l'associazione, con tanto di locandine, blocchetti per fantomatiche “ricevute” degli oboli versati e una serie di annunci on-line su un noto sito su cui venivano reclutati i “volontari”, in realtà veniva promessa loro una paga mensile di 300 euro, cosa effettivamente riscontrata.

“Aiutiamo…”, questa l'intestazione col nome della bambina, dei blocchetti degli oboli volontari, di locandine, e del conto corrente su cui sarebbero dovuti essere versati i soldi della gente che aderiva alla raccolta fondi. Non esisteva nulla. La sede era fittizia, il conto corrente non era attivo (aveva cessato di esistere a maggio del 2012) e il codice fiscale presente su ricevute e locandine era di fantasia.

Tre delle cinque persone denunciate, compresa la minorenne, sono state sorprese nel pomeriggio di ieri mentre chiedevano “porta a porta” contributi economici per aiutare la bambina malata.  Solo nella sola giornata di ieri queste persone avevano raccolto nel Comune di Villa Castelli circa 800 euro. Questo dato ha permesso di stimare orientativamente il giro di affari: per conto delle due tarantine lavoravano 20/25 persone, tra cui quelli fermati in giro per Villa Castelli, e  tutti si muovevano tra la Puglia e la Basilicata.

Dai primi calcoli effettuati, a fronte di 20 “volontari” operanti ogni giorno, per una media di 30 euro a testa, l’associazione era capace di incassare circa 600 euro al giorno, quindi oltre 15mila euro al mese, calcolando 25 giorni lavorativi. Inoltre le stesse donne, avrebbero ammesso, con molta tranquillità,  che le paghe e le spese varie dei volontari venivano pagate direttamente con i soldi delle questue nonostante la finalità della associazione non fosse a scopo di lucro, come detta lo statuto, sottoposto a sequestro.

L’associazione, inoltre, garantiva bonus a chi raccoglieva più offerte. C'è di più. I controlli dei carabinieri hanno permesso di accertare che in passato questa fasulla associazione avrebbe utilizzato come scopo una raccolta fondi per un orfanotrofio in India “per consentire un pasto giornaliero ai piccoli ospiti” della struttura. Anche in questo caso, di reale ci sono solo le locandine dato che non è stata trovata traccia né dell’orfanotrofio, né dei versamenti.

Durante la perquisizione di ieri, inoltre, la minore trovata in giro a effettuare questue per Villa Castelli, aveva occultato all’interno della borsa un coltello di genere vietato, sottoposto a sequestro. Tutto il materiale sequestrato relativo alla raccolta fondi (locandine, manifesti, cartelline, blocchetti con ricevute) è stato sottoposto a sequestro e il denaro verrà versato su un libretto di deposito giudiziale in attesa delle determinazioni della autorità giudiziaria di Brindisi.

 

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