Un altro attentato a Francavilla, forse ancora un legame con il blitz contro i Di Palmo

FRANCAVILLA FONTANA - Misterioso attentato a Francavilla Fontana. Intorno alle 22 e 30 di ieri sera, un 19enne, Danilo Pucci, si è presentato al Pronto soccorso del Camberlingo, con una ferita da arma da fuoco alla gamba. Immediatamente ricoverato presso la struttura, non corre pericolo di vita, la prognosi è di un mese. Sul caso stanno indagando i carabinieri della compagnia al comando del capitano Fabio Guglielmone, che stanno cercando eventuali legami con un altro Pucci: il 27enne Alessandro, detto Sandrino, arrestato a Porto Cesareo nei giorni scorsi nell'ambito della operazione della Benemerita battezzata "Sorella".

Il comando carabinieri di Francavilla Fontana

FRANCAVILLA FONTANA - Misterioso attentato a Francavilla Fontana. Intorno alle 22 e 30 di ieri sera, un 19enne, Danilo Pucci, si è presentato al Pronto soccorso del Camberlingo, con una ferita da arma da fuoco alla gamba. Immediatamente ricoverato presso la struttura, non corre pericolo di vita, la prognosi è di un mese. Sul caso stanno indagando i carabinieri della compagnia al comando del capitano Fabio Guglielmone, che stanno cercando eventuali legami con un altro Pucci: il 27enne Alessandro, detto Sandrino, arrestato a Porto Cesareo nei giorni scorsi nell'ambito della operazione della Benemerita battezzata "Sorella".

La eventuale conferma della parentela, che la vittima nega risolutamente, suonerebbe inquietante dato che, appena sabato scorso, è stata incendiata l'auto del 25enne Gianluca Della Corte, detto "Capo Grossa", arrestato nei giorni scorsi nell'ambito dello stesso blitz. L'incendio dell'autovettura, una Audi A3, è avvenuto nella notte fra venerdì e sabato in via Calamandrei. Se il legame tra i Pucci dovesse essere confermato, prenderebbe corpo l'ipotesi di una faida in corso. In questo caso, gli autori degli attentati potrebbero annidarsi fra chi, in nome e per conto del clan Di Palmo finito in manette, cerca vendette temendo che il blitz possa essere scattato a seguito di delazioni ai carabinieri.

L'altra ipotesi è che qualcuno stia tentando di subentrare alla banda decimata dai militari, nel controllo del traffico dei stupefacenti in zona. Scarsa la collaborazione da parte della vittima dell'attentato messo a segno ieri sera. Il 19enne ha fornito scarne informazioni ai militari immediatamente avvertiti dal personale sanitario del Camberlingo. Tutto quello che il ragazzo ha saputo - o voluto - dire, è che i colpi di arma da fuoco lo hanno raggiunto mentre passeggiava in centro, esplosi da un'auto in corsa della quale non ha saputo fornire nessuna indicazione. Nessun dettaglio sugli autori, né tanto meno su un possibile movente. Gli investigatori si muovono dunque nel buio fitto di informazioni, cercando possibili legami con la operazione che ha scatenato lotte intestine in seno alla criminalità francavillese.

Nella operazione messa a segno qualche giorno addietro finì in manette l'intera banda, vera o presunta, capeggiata da Massimo e Daniele Di Palmo, rispettivamente di 27 e 21 anni, il 27enne Alessandro Pucci, detto "Sandrino", Pietro Di Summa, 19 anni detto "Sansone", Nicola Maggiore, 36 anni e Gianluca Della Corte, 25 anni, detto "Capo Grossa". Secondo gli inquirenti, Massimo e Daniele avevano sostituito, nell'ultimo anno, il fratello maggiore Carlo, di 37 anni, arrestato il 14 ottobre scorso dopo un anno esatto di latitanza. Era ricercato per una condanna divenuta esecutiva a tre anni e 8 mesi di reclusione per estorsione, ricettazione, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale.

In carcere l'intera famiglia dei Di Palmo, i tre figli protetti fino alle estreme conseguenze dalla mamma, probabilmente consapevole delle attività di famiglia. Era la donna, infatti, secondo le conversazioni telefoniche intercettate dai carabinieri, ad avvertire i figli ogni qualvolta vedeva auto delle forze dell'ordine in giro di perlustrazione nei pressi della abitazione di famiglia: non è caso l'operazione è stata battezzata col nome di "sorella", nome convenzionale usato dalla donna per avvertire della prossimità delle forze di polizia.

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