Un’emozione chiamata libro: la testimonianza di Federica Angeli

Giunge al termine la XXII edizione di Un’emozione chiamata libro, chiusa con la straordinaria testimonianza di Federica Angeli, la giornalista che ha portato all’attenzione dei magistrati i peggiori reati del clan Spada.

OSTUNI - Giunge al termine la XXII edizione di Un’emozione chiamata libro, chiusa con la straordinaria testimonianza di Federica Angeli, la giornalista che ha portato all’attenzione dei magistrati i peggiori reati del clan Spada.

Che a Roma il malaffare portasse il nome degli Spada, il clan che controlla la periferia di Ostia, è cosa risaputa da tempo. Che tale associazione per delinquere invece, venisse riconosciuta come “di stampo mafioso” ce n’è voluto parecchio. Il merito va anche e soprattutto a una giornalista di cronaca nera, che con la sua tenace fede nella legalità ha denunciato attraverso le pagine locali e nazionali de La Repubblica, i misfatti di una delle organizzazioni criminali più spietate dei nostri giorni.

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È la notte del 16 luglio 2013 quando Federica Angeli, dal balcone della sua abitazione ostiense, assiste a un tentato duplice omicidio a opera di un componente del clan e decide di denunciare l’accaduto, raccontando quello che visto. “A mano disarmata. Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta” è il libro che la Angeli ha dato alle stampe con Baldini e Castoldi per raccontare la sua esperienza di donna, moglie e madre, prima che di professionista, alle prese con una vita sotto scorta, inevitabile conseguenza di uno straordinario atto di coraggio.

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Si è tenuto ieri sera all’interno dei Giardini del Consorzio di Rosa Marina l’ultimo incontro della XXII edizione di Un’emozione chiamata libro, la storica kermesse organizzata dall’assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Ostuni, in stretta collaborazione con il direttore artistico di quest’anno, lo scrittore e regista di origini tarantine Fabio Salvatore, il Magna Grecia Awards Fest, di cui Salvatore è fondatore e conduttore, della rassegna letteraria Librinfaccia e della Consulta per la cultura del Forum della Società Civile. Un’edizione, quella appena conclusasi, rinnovata nella formula e nei contenuti: attraverso il paradigma del talk televisivo, i protagonisti selezionati sono partiti dal raccontare le proprie esperienze di vita, che hanno condotto alla stesura dei libri di cui sono autori.

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«Essendo nato e cresciuto qui – ha affermato l’assessore Vittorio Carparelli aprendo l’incontro – non posso che sentire Rosa Marina come casa mia, un posto meraviglioso che sono felice ospiti questa sera il più importante tra gli appuntamenti in programma quest’anno. Senza nulla togliere agli altri autori, sono particolarmente grato a Federica Angeli di aver accettato il nostro invito e al tempo stesso mi reputo estremamente soddisfatto di aver permesso agli ostunesi di entrare in contatto diretto con una cittadina e professionista esemplare».

Intervistata dal Questore di Brindisi Maurizio Masciopinto, peraltro grande amico della giornalista, dal magistrato Lilly Ginefra e dall’avvocato Giusy Santomanco, Federica Angeli ha commosso il pubblico con il racconto della sua scelta professionale ed esistenziale, accendendo nei cuori dei presenti la speranza che, a Roma come nel resto d’Italia, si possa finalmente vivere nel segno della legalità.

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"Ho scritto questo libro per spiegare la mia normalità – ha spiegato Federica Angeli – di donna, di madre e di cronista, perché fosse chiaro che non sono un supereroe, ho solo fatto una scelta che rispecchia i miei ideali e il mio modo di vedere il mondo. Sono convinta che non devono vincere loro, perché non è giusto. E se il mio contributo è in grado di portare alla sconfitta dei criminali, non esito ad adoperarmi per dare il meglio di me stessa. Prima di quel 16 luglio 2013 avevo scritto parecchio sulle attività illecite degli Spada a Ostia, mettendo il naso nei loro affari e consumando la suola delle scarpe per acquisire gli elementi che hanno dato poi vita alle mie inchieste. Di fronte alla mia caparbia e all’incapacità di chinare la testa, gli Spada sono passati dalle minacce ai fatti, attentando alla incolumità della mia famiglia".

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"Quando ho assistito al tentato duplice omicidio, sono stata colpita al cuore dal rumore assordante delle tapparelle che all’unisono si chiudevano immediatamente dopo l’esplosione dei due spari. È stato il desiderio di eliminare quella prostrazione e quel senso di terrore nella gente con cui sono cresciuta, che mi ha portato a testimoniare. Sei ore dopo la mia vita sarebbe cambiata radicalmente, non sono più padrona delle mie abitudini, ho dovuto mascherare agli occhi dei miei figli la realtà in cui siamo, raccontando loro che si tratta di un gioco a punti – sulla falsa riga de “La vita è bella” di Benigni – ma non tornerei indietro per nessun motivo. La mia storia ha fatto nascere un movimento civico che, sia nel mondo virtuale dei social, che in quello reale, sta crescendo giorno dopo giorno, facendomi sentire sempre più compresa e soprattutto protetta". 

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