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Un testamento contestato, il test del Dna per entrarci: e scatta la concussione

BRINDISI - Cinquantamila euro da versare nelle sue tasche per garantire la perfetta riuscita degli esami genetici che avrebbero attestato la reale paternità del defunto nei confronti di una donna di cinquant'anni di Fasano mai riconosciuta.

Antonio Portolano24 giugno 2011

BRINDISI - Cinquantamila euro da versare nelle sue tasche per garantire la perfetta riuscita degli esami genetici che avrebbero attestato la reale paternità del defunto nei confronti di una donna di cinquant'anni di Fasano mai riconosciuta.

Un esame fondamentale per una controversia legata ad un testamento impugnato contro i figli legittimi dell'uomo scomparso 30 anni fa. E il consulente tecnico d'ufficio del tribunale di Brindisi si trasforma in concussore. Scattano le manette per il biologo genetista Cosimo Barletta, 62 anni di Ceglie Messapica, professionista di grande fama e persona di estrema fiducia del tribunale, molto utilizzato nel campo della mappatura genetica.

Il consulente tecnico d'ufficio è infatti colui che nell'ambito dei procedimenti giudiziari ha sempre l'ultima parola rispetto anche ai periti di parte ed è la persona a cui si affida il giudice per emettere un verdetto. Forte di questa sua posizione, abusando della sua qualifica di pubblico ufficiale, il professionista avrebbe chiesto 50 milaeuro alla signora, la quale nonostante avesse potuto trarne un utile dalla vicenda ha preferito rivolgersi ai carabinieri denunciando il fatto.

"Troverò solo polvere e dipenderà da me cercare o non cercare", avrebbe detto alla donna avvicinata direttamente da lui e con cui avrebbe avuto almeno due incontri nel suo studio al centro di Ceglie Messapica per concordare il pagamento, facendo intendere che il suo interessamento avrebbe sortito un esito certamente positivo. La signora ha detto al professionista di non essere in possesso di tutta quella somma e lui le ha chiesto di anticipargli almeno una tranche.

Così è stato, una volta però informati i carabinieri che hanno teso la trappola. La donna si è presentata giovedì sera alle 21 nello studio con 2mila euro, in banconote da 100 e 50 euro precedentemente fotocopiate dai militari del Nucleo operativo radiomobile e della compagnia di Brindisi, guidati rispettivamente dal tenente Alessio Gallucci e dal capitano Cristiano Tomassini e dai militari dei della compagnia di San Vito dei Normanni guidati dal capitano Ferruccio Nardacci.

Le manette sono scattate, in flagranza di reato, subito dopo che la donna è uscita dallo studio consegnando il danaro in una busta, su disposizione del pm Giuseppe De Nozza. Inutile il tentativo di dissimulare dopo l'attento monitoraggio e le intercettazioni inequivocabili dei carabinieri. Il danaro, una volta consegnato era finito dal plico in cui era contenuto in un quaderno ma è stato immediatamente ritrovato. Le indagini proseguono, non è escluso che possa spuntare fuori altro materiale.

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