“Violenza sessuale nel Braico dopo contatti su Fb”: condanne ridotte in Appello

Quattro anni e due mesi per un ex liceale di Brindisi, imputato dopo la denuncia della madre di un ragazzo di 12 anni. Lo zio di uno dei giovani condannato a un anno, un mese e 20 giorni per aver aggredito il maggiorenne con un martello

BRINDISI – L’accusa di violenza sessuale su due minorenni è stata confermata dalla Corte d’Appello di Lecce a carico di un ex liceale di Brindisi, con una lieve riduzione della pena: quattro anni e due mesi. Condannato lo zio di uno dei ragazzini per aver aggredito il maggiorenne con un martello: un anno, un mese e venti giorni, per lesioni personali, con l’esclusione dell’aggravante inizialmente contestata.

La sentenza

Il palazzo di giustizia di LecceLa pronuncia è della Corte salentina, presieduta da Maurizio Petrelli. Novanta giorni per le motivazioni, stando al dispositivo letto in aula lo scorso 22 maggio. I giudici di secondo grado, ad ogni modo, sono arrivati alle stesse conclusioni del gup del Tribunale di Brindisi di fronte al quale venne incardinato il processo con rito abbreviato chiesto dalla difesa dello studente, affidata all’avvocato Gianvito Lillo.  

Le differenze tra la sentenza di primo e quella della Corte, al momento, si riferiscono alle condanne: il gup, infatti, condannò lo studente di un liceo della città a quattro anni e sei mesi, nonostante la professione d’innocenza dell’imputato che, nel frattempo, ha concluso gli studi conseguendo la maturità. E’ ancora in regime di arresti domiciliari. Venne arrestato il 20 maggio 2016 dagli agenti della Squadra Mobile di Brindisi, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare ottenuta dal sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro.

Quanto allo zio di uno dei minorenni, difeso dall’avvocato Valentina De Mitri, il gup chiuse il conto in nome della giustizia a un anno e otto mesi di reclusione con l’accusa di lesioni personali aggravate.

In primo grado venne assolto il padre di un minore, imputato per lesioni personali: lo stesso rappresentante della pubblica accusa arrivò alla conclusione che “il fatto non sussiste”, come sostenuto dal difensore Gianluca Palazzo.

Parti civili sono le famiglie dei due minorenni, in giudizio rappresentate dagli avvocati Gianluca Palazzo e Giacomo Serio. Parte civile, in relazione all’aggressione, è lo stesso maggiorenne rappresentato dall’avvocato Emanuela De Francesco.

I contatti su Facebook

Foto Squadra Mobile(FILEminimizer)-2-2Stando alla ricostruzione del pm, il maggiorenne e i due minori di dodici anni si sarebbero conosciuti sul social network Facebook. L’inchiesta partì dalla denuncia che la madre di uno dei ragazzini presentò a marzo 2016: la donna riuscì a leggere alcune chat del figlio e scoprì che veniva contattato dal profilo di una ragazza per incontri nel parco del Cesare Braico. Per l’accusa, sarebbe stato un profilo fake, falso, corrispondente in realtà a quello di un ragazzo di 19 anni, iscritto all’ultimo anno di un liceo.

Lo studente, a sua volta, denunciò di essere stato aggredito una domenica di novembre 2015 negli scantinati del complesso residenziale "Appia Verde", in via Cappuccini a Brindisi. Con questa accusa venne arrestato il padre del minore. Il genitore rimase ai domiciliari per 12 giorni, sino a quando negli uffici della Procura si presentò lo zio del minore per confessare di essere stato autore dell’aggressione. Disse di non aver usato un martello, ma di aver sferrato due cazzotti al viso del ragazzo e di avergli fatto male perché aveva un anello.

L’incidente probatorio

Alla luce dell’ammissione di responsabilità da parte dello zio, il gip scarcerò il padre che, dal canto suo, aveva sempre respinto l’accusa. Nei mesi successivi venne disposto l’incidente probatorio per ascoltare il dodicenne indicato come parte lesa e un ragazzino della stessa età che secondo gli agenti della Mobile sarebbe stato contatto su Facebook dal maggiorenne. Fu anche eseguita una perizia su telefonini e computer per leggere messaggi e chat di Facebook e Whatsapp.



 

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