Violenza sessuale su due coetanee, la pm chiede il giudizio per 4 minorenni

BRINDISI - Chiesto il rinvio giudizio per giovani del rione Paradiso che il 19 dicembre scorso furono arrestati dalla Squadra mobile di Brindisi per avere più volte usato violenza nei confronti di due ragazzine di tredici anni. Tutti abitanti del rione Paradiso. A chiedere il processo è stato il pubblico ministero del tribunale per i minori di Lecce, Simona Filoni. Il reato è violenza sessuale continuata e aggravata. I quattro ragazzi sono difesi dagli avvocati Daniela D’Amuri, Paola Giurgola e Giampaola Gambino. Nei mesi scorsi hanno presentato ricorso al Tribunale del riesame per ottenere la scarcerazione, ma l’istanza non è stata accolta. Ora sono rinchiusi in un centro di recupero per minori.

La stradina dove sono avvenute le violenze

BRINDISI - Chiesto il rinvio giudizio per giovani del rione Paradiso che il 19 dicembre scorso furono arrestati dalla Squadra mobile di Brindisi per avere più volte -secondo gli inquirenti- usato violenza nei confronti di due ragazzine di tredici anni. Tutti abitanti del rione Paradiso. A chiedere il processo è stato il pubblico ministero del tribunale per i minori di Lecce, Simona Filoni. Il reato ipotizzato è quello di violenza sessuale continuata e aggravata. I quattro ragazzi sono difesi dagli avvocati Daniela D’Amuri, Paola Giurgola e Giampaola Gambino. Nei mesi scorsi hanno presentato ricorso al Tribunale del riesame per ottenere la scarcerazione, ma l’istanza non è stata accolta. Ora sono rinchiusi in un centro di recupero per minori.

Alla scoperta della vicenda si giunse a seguito delle domande insistenti fatte dalle insegnanti delle due ragazzine appena tredicenni. Cambi di umore e lo svenimento di una di esse avevano insospettite le insegnanti. Alla fine le due giovanissime vittime confidarono prima alle professoresse, poi alla dirigente scolastica e alle stesse famiglie la triste verità. Fu avvertita la polizia. Indagini delicate, data l’età dei coinvolti. I reati erano di una gravità inaudita e furono arrestati.

Le famiglie delle vittime reagirono con comprensione e affetto, e le due ragazzine che “non dormivano più” recuperarono serenità. L’incubo era durato cinque mesi, da febbraio a  giugno 2009, poi le confessioni e nel cuore dell’estate un approfondimento delle indagini da parte della squadra mobile per consegnare al pm Simona Filoni e al gip Addolorata Colluto elementi di certezza sulla collocazione temporale dei fatti e sugli scenari.

La conoscenza tra i quattro indagati e le due giovanissime studentesse era diventata violenza dal giorno in cui le vittime erano state portate quasi di peso in un terreno incolto ai margini di via della Torretta. La prima di tante volte. Sopraffazione fisica e psicologica, la minaccia di fare arrivare la notizia alle famiglie. La logica era quella della pretesa disponibilità, a turno, di quelle due 14enni. Le vittime si sentivano assediate e temevano, “forse a ragione” dissero gli investigatori, che i quattro le potessero mettere a disposizione anche di altri. Assediate persino a scuola, quando la loro riluttanza a lasciare quel rifugio veniva aggredita con gli sms. Poi la confessione e la liberazione

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