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Ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2012 alle 07:28
 
La notizia ufficiale stamani a Ravenna. I successi delle indagini con la radiodatazione che utilizza l'acceleratore lineare
I resti del Caravaggio identificati grazie al Cedad di Brindisi

di Marcello Orlandini » 16 giugno 2010 alle 21:57

Michelangelo Merisi, il Caravaggio

RAVENNA – Al termine di una lunga indagine, fondata soprattutto sulla radiodatazione dei reperti biologici effettuata presso il Cedad di Cittadella della Ricerca a Brindisi, uno dei più sofisticati centri europei che impiegano il  metodo non distruttivo del bombardamento di particelle con acelleratore lineare per l’individuazione degli isotopi, dopo 400 anni Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, è tornato a Ravenna. E’ stata la scienza a dare certezza dell’identità che i resti mortali sottoposti ai test sono quelli del famoso pittore.

Lo dice Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali: le ossa esposte da questa mattina all’entrata del teatro Alighieri di Ravenna sono del Caravaggio, morto quattro secoli  fa e sepolto, secondo alcune testimonianze, al cimitero di Porto Ercole, in provincia di Grosseto. Gli esiti delle ricerche, coordinate da Giorgio Gruppioni, docente dell’Università di Bologna, hanno un margine di certezza dell’85 per cento. L’indagine è stata avviata due anni fa con il prelievo di migliaia di frammenti ossei dal cimitero escludendo a priori i reperti che non potevano certo essere del pittore: donne, bambini, uomini troppo giovani (Merisi morì a 39 anni) o troppo bassi, dal momento che i suoi contemporanei parlavano dell’artista come di un «giovenaccio grande».

Il Tandetron del Cedad di Brindisi

Con il supporto del Cedad (Centro datazione e diagnostica) dell’Università del Salento, gli studiosi hanno individuato alcuni campioni ossei risalenti all’epoca della morte di Caravaggio. Si tratta del «frammento cinque», come precisato dal professor Lucio Calcagnile, direttore del Cedad. Nello stesso campione, il Centro di ricerche ambientali di Marina di Ravenna ha individuato un’alta concentrazione di piombo e mercurio. Un particolare importante per la movimentata vita del pittore, ha spiegato il direttore del centro, Massimo Andretta. Secondo gli storici, infatti, Caravaggio usava colori a olio in grande quantità, viveva in ambienti sporchi, era sempre imbrattato.

Alcune di queste tinte contenevano piombo e si ritiene che il pittore soffrisse di saturnismo. Il frammento catalogato come ‘cinque’, infine, ha mostrato molte parti in comune con il Dna dei presunti discendenti del Caravaggio, individuati tramite il cognome (Merisi) nella zona di origine dell’artista. «Questi dati incrociati tra loro – ha concluso Gruppioni – ci portano a dire che quei resti ossei sono del pittore» con una sicurezza «dell’85 per cento». «La ricerca antropologica e le avanzate tecnologie della scienza – ha aggiunto Vinceti – fanno sì che i risultati messi a disposizione dello storico siano credibili quanto le testimonianze dirette».

Il restante 15 per cento di margine di dubbio infatti sarebbero coperti dai riferimenti storici: «Possiamo affermare di avere trovato i resti mortali di Caravaggio», ha concluso Vinceti tra gli applausi dell’Alighieri. Poco dopo la bacheca con le ossa dell’artista è stata scoperta dal sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci. La ricerca sul Caravaggio è uno dei tanti gialli scoperti grazie a Tandetron, l’acceleratore del Cedad.

Lucio Calcagnile

Per restare in tema di personaggi di un’epoca sfolgorante per il genio artistico e scientifico italiano, basti ricordare il lavoro per l’identificazione dei resti di Poliziano e Pico della Mirandola, morti a distanza di alcune settimane (tra il settembre e il novembre del 1494) l’uno dall’altro quasi certamente avvelenati con l’arsenico da uno dei figli di Lorenzo de Medici, Piero, mentre si pensava ad una sifilide dal decorso fulminante, date le relazioni omosessuali dei personaggi. Calcagnile e il suo collaboratore, il professor Gianluca Quarta, di noir del passato potrebbero raccontarne davvero tanti.

Ance


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