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Ultimo aggiornamento:
17 maggio 2012 alle 22:35
 
Prima gli studi. Poi a vista i reperti

di Antonio Caputo » 16 febbraio 2012 alle 22:11

Ecco cosa sta venendo alla luce

BRINDISI – Quando sulla strada di un recupero edilizio, con scavi in corso, si ritrovano reperti archeologici bisogna essere molto cauti e accorti nel cercare di attribuire, comunque e subito, date, epoche e costruttori. A voler ricapitolare la storia, è necessario far tesoro di dati certi: Brindisi faceva parte integrante dell’alveo della Roma Imperiale; nella nostra Città i romani avevano attracchi, darsene e arsenali, poiché consideravano il porto brindisino snodo indispensabile, per i loro commerci e le loro conquiste. E’ indubitabile che giù al porto, i romani, sempre loro, avessero edificato delle costruzioni in onore di vari Imperatori, ma anche depositi e magazzini.

La Brindisi del passato

E’ altrettanto scontato che i Borbone, servendosi di quanto i romani avevano eretto, costruirono un impianto fognario: prospiciente il mare quella nera, verso il camminamento urbano quella bianca. Ed è ancora altrettanto vero che nel corso dei secoli, il livello del mare si è elevato, ricoprendo quanto era possibile vedere: quella che oggi è la banchina, ieri si poteva considerare “spiaggia”.

E’ possibile anche che Brindisi, attraverso le numerose dominazioni subite, possa conservare altre testimonianze sotterranee simili a quelle romane: i veneziani, per esempio, avevano un sistema di costruzione simile a quella romana, in quanto utilizzavano procedimenti di ingegneria quasi identici. In date successive, il porto è stato oggetto di diversi lavori di modifica che, a volte, ne hanno modificato i camminamenti archeologici, se non, addirittura, impedito gli accessi.

Affiora un criptoportico

Tutto ciò che oggi sta venendo alla luce in via Regina Margherita è, indubbiamente, una ricchezza per la città di Brindisi; quando con l’opportuna scientificità sarà possibile porre certezze sulle strutture ritrovate, per era e date, è auspicabile che i reperti rimangano “a vista” e non diventino dominio di pochi addetti ai lavori o, peggio, siano nuovamente ricoperti, per mere esigenze di viabilità.



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