"Adesso le imprese hanno capito che le bonifiche sono opportunità di sviluppo"

All'indomani del convegno su bonifiche e sviluppo del territorio, organizzato da Cna Brindisi, facciamo il punto della situazione con il presidente dell'organizzazione della piccola e media impresa artigiana, Emanuele Sternativo

BRINDISI - All’indomani del convegno su bonifiche e sviluppo del territorio, organizzato da Cna Brindisi, facciamo il punto della situazione con il presidente dell’organizzazione della piccola e media impresa artigiana, Emanuele Sternativo.

Che significato ricava dal convegno sulle bonifiche organizzato nei giorni scorsi da Cna Brindisi?

Il convegno ha sancito una svolta nel dibattito cittadino rispetto all’argomento bonifiche e reindustrializzazione di Brindisi. Infatti, per la prima volta, tutti gli interlocutori si sono trovati d’accordo nell’individuare quale serio filone di sviluppo del territorio proprio gli interventi di bonifica e di messa in sicurezza, rispetto a quanto accaduto in passato durante il ciclo di lavorazioni comunque invasive sia in termini di ambiente che di salute dei cittadini.

Quindi, hanno ragione gli ambientalisti?

No, e spiego perché. Innanzitutto, occorre dire con chiarezza che quelle procedure produttive non esistono più da tempo nella nostra industria. Soprattutto quella energetica, opera con tecnologie all’avanguardia, in grado di minimizzare l’impatto ambientale, ridurre i rischi per la salute di lavoratori e cittadini. Enel ha sempre dimostrato grande apertura al dialogo e attenzione alle istanze della città, basti vedere che in questi 20 anni di presenza della centrale di Cerano sono stati investiti per ambientalizzazioni ed efficientamenti svariati milioni di euro.

Tutto bene allora?

Qualcosa da migliorare c’è sempre. In particolare nel settore chimico occorre che il gigante Eni si apra di più alla città e al sistema delle imprese locali. In passato il petrolchimico ha rappresentato sempre un punto di riferimento industriale ma anche sociale. Oggi abbiamo difficoltà persino ad avviare tavoli di confronto, anche a causa della mancanza di una linea unitaria, essendo lo stabilimento spezzettato tra tante aziende e tante sigle. Quello che preoccupa, tuttavia, è la mancanza di notizie circa il futuro di quella realtà. Le imprese tacciono sui futuri investimenti, sulle prospettive e sulle nuove mission. Ma le attività industriali sono per loro natura in divenire, senza nuovi progetti e nuovi investimenti, sono destinate ad una lenta agonia e a morte certa.

Come giudica l’andamento del dibattito dell’altra sera?

Direi ottimo, con interventi di qualità e con la diffusa consapevolezza che siamo ormai ad una svolta. O Brindisi comprende la necessità di mettere in campo scelte condivise che tutelando ambiente e salute non mortifichino lo sviluppo e l’occupazione, oppure non vi sarà scampo per nessuno. Il caso Edipower è sintomatico: basta con scelte ideologizzate, ma discussione sul merito dei progetti, modificando ciò che è necessario. Per fare questo occorre che le parti siano sufficientemente flessibili e non mi riferisco solo al territorio, la medesima flessibilità deve mettere in campo l’azienda, alla quale si chiede di verificare le modifiche proposte e di adattare il proprio progetto alle esigenze della città.

Concludendo, quale ricetta mette in campo Cna Brindisi, per il rilancio di questa città?

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Ricette non ce ne sono, così come nessuno può ritenersi il depositario di verità assolute, perché in questo caso saremmo punto e a capo. Al contrario è indispensabile avere capacità di dialogo, idee precise e progetti spendibili, avere risorse certe e disponibili e soprattutto avere un grande amore per la propria terra, senza il quale ogni progetto e ogni ipotesi corre il rischio di trasformarsi in scelte piene di egoismo e di cattiva amministrazione.

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