La Camusso a Brindisi: "Manca una politica industriale pubblica"

Un primo commento sulla decisione del governo Gentiloni di abolizione dei voucher, e poi una critica articolata sul sistema industriale italiano, sulla crisi delle città divise tra difesa del lavoro e difesa della salute, sul fallimento del Master Plan per il Sud come strategia vincente

BRINDISI – Un primo commento sulla decisione del governo Gentiloni di abolizione dei voucher, e poi una critica articolata sul sistema industriale italiano, sulla crisi delle città divise tra difesa del lavoro e difesa della salute, sul fallimento del Master Plan per il Sud come strategia vincente, sui guasti arrecati all’economia italiana dal capitalismo finanziario, e la richiesta che sia il pubblico a guidare le politiche di investimento.

E, non poteva mancare, una riflessione sul caporalato del ventunesimo secolo, che avvelenando progressivamente la filiera agricola nazionale. Susanna Camusso ha concluso così l’assemblea pubblica della Cgil brindisina, stamani nel salone dell’Autorità Portuale, inquadrata nella campagna che il sindacato sta conducendo in tutti i territori provinciali della Puglia.

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"Se, come appare, il governo farà un decreto nel quale dà risoluzione ai quesiti referendari, sia sul tema dei voucher che degli appalti, nel momento in cui sarà trasformato in legge, considereremo questo un grande risultato e quindi esattamente l'obiettivo che ci siamo proposti con i quesiti referendari”. La Cgil tuttavia non fermerà la campagna a sostegno dei quesiti referendari su voucher e appalti ammessi dalla Corte Costituzionale, ha aggiunto la segretaria nazionale del più grande sindacato italiano, sino a quando le intenzioni annunciate non diventeranno legge.

Ma a Brindisi, con il suo polo energetico, con le incertezze che gravano su quel settore e su quello della chimica, con il forte conflitto tra presenza di grandi impianti industriali, lavoro e tutela della salute e della qualità della vita dei cittadini, Susanna Camusso ha voluto dedicare una parte importante del suo intervento di chiusura alla condizione e al futuro dell’industria italiana. Perché, né nel governo Renzi né in quello attuale c’è l’idea di un intervento che definisca le aree di crisi industriale come riferimento delle decisioni politiche.

camusso a brindisi 3-2“Non si può essere solo accompagnatori delle investimenti delle imprese”, ha detto Susanna Camusso. “Gli investimenti delle aziende crollano da 15 anni”, e la filosofia del liberismo ha causato solo crisi al Paese. “Si può determinare lo sviluppo senza attendere che arrivi chissà da dove”, ma i luoghi comuni vanno messi in discussione: “Basta col mantra che gli unici strumenti di intervento siano quelli basati sul pagare di meno il lavoro”, ha aggiunto la segretaria nazionale della Cgil. “Abbiamo la percentuale di disoccupazione giovanile più alta d’Europa”, una vasta area di lavoro sommerso.

“Allora spostiamo un po’ di soldi dalle rendite al lavoro”, ha proseguito Susanna Camusso tra gli applausi. Poi ha toccato una corda molto sensibile per la società brindisina. Nei nuovi processi di sviluppo, e negli interventi sulle crisi industriali, “bisogna essere anticipatori: non si possono dividere le città tra chi difende il lavoro e chi difende la salute”. Esistono tecnologie ed innovazioni per impedire ciò.

Una ragione in più per affermare che in questa fase “gli investimenti deve farli il pubblico”, deve essere lo Stato a decidere le strategie. Qui Susanna Camusso ha indirizzato una forte critica al governo Renzi per la gestione del Master Plan per il Mezzogiorno: “Il Master Plan è diventato un insieme di tanti piccoli patti tra amministrazioni locali e governo, senza produrre alcuna strategia complessiva per il Sud. Abbiamo soprattutto progetti di strade, come se avessimo bisogno solo della viabilità locale”.

Invece il Sud, Brindisi, hanno bisogno dell’alta velocità, delle autostrade del mare, e non della piccola rotatoria tra due arterie statali o provinciali. Implicita l’accusa ai ceti politici e amministrativi dei territori, che hanno contribuito a dare respiro corto all’intervento pubblico, già menomato dalla carenza di strategia da parte del governo nazionale.

Duro il passaggio sul caporalato. “Bisogna smettere di comprimere il lavoro”, ha detto Susanna Camusso riferendosi alla alle 199 e alla sua applicazione. “Non stiamo parlando di un fenomeno residuale, ma di un fenomeno che sta diventando sistema nella filiera agricola nazionale”. La segretaria nazionale della Cgil ha citato a tale proposito una situazione lontana centinaia di chilometri dalla Puglia di Borgo Mezzanone o dalle braccianti brindisine: le colline del Chianti, in Toscana.

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“Noi non criminalizziamo nessuno, ma chiamiamo a responsabilità le associazioni dei produttori per aver fatto entrare le organizzazioni criminali nel lavoro agricolo. Le istituzioni dunque facciano la propria parte per non caricare sul singolo imprenditore tutto il peso delle prescrizioni della legge 199”, ha proseguito la Camusso. “Il trasporto è un problema di civiltà del lavoro. Le tendopoli devono scomparire senza se e senza ma”. Rispettando le retribuzioni contrattuali, del resto, ognuno potrebbe pagarsi un alloggio dignitoso ed i servizi.

Molto applaudito uno dei contributi portati all’assembla: quello di Gianmarco Palumbo, coordinatore dell’Unione degli Studenti di Brindisi.

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