Agenti marittimi: "Avevamo ragione"

BRINDISI – La soddisfazione degli agenti marittimi brindisini per la sentenza della prima sezione del Tar di Lecce che annulla tutte le cinque ordinanze dal 2005 al 2012 da loro impugnate, con cui erano stati imposti diritti su passeggeri di traghetti e navi da crociera, e veicoli, è manifesta e riconosce la sostanza delle rivendicazioni sostenute dagli stessi ma anche da qualche armatore negli ultimi dieci anni.

Navi da crociera a Brindisi

BRINDISI – La soddisfazione degli agenti marittimi brindisini per la sentenza della prima sezione del Tar di Lecce che annulla tutte le cinque ordinanze dal 2005 al 2012 da loro impugnate, con cui erano stati imposti diritti su passeggeri di traghetti e navi da crociera, e veicoli, è manifesta e riconosce la sostanza delle rivendicazioni sostenute dagli stessi ma anche da qualche armatore negli ultimi dieci anni.

Ora questo pronunciamento non potrà non avere anche effetti sulle cause pendenti dinnanzi al giudice civile a Brindisi tra alcuni agenti e l’Autorità Portuale, che per ottenere il pagamento dei diritti, cui gli interessati avevano peraltro opposto resistenza in giudizio, non aveva esitato a ricorrere a sequestri e pignoramenti a carico delle agenzie.

Quei soldi non erano dovuti, ha stabilito la prima sezione del Tar di Lecce (presidente Antonio Cavallari, primo referendario Giuseppe Esposito, referendaria ed estensore Claudia Lattanzi), pronunciandosi sul primo dei motivi del ricorso predisposto e presentato dall’avvocato Tommaso Marrazza, perché la tabella nei suoi vari aggiornamenti non poteva essere definita e applicata solo dal presidente dell’Authority con sua ordinanza, ma andava preventivamente esaminata e approvata dal Comitato portuale.

La ragione di ciò è individuata nell’articolo 9 della legge 84 del 1994 in cui si stabilisce che il Comitato portuale deve approvare il bilancio dell’ente, e dato che le entrate derivanti dall’imposizione di diritti costituiscono una voce di bilancio, l’organismo ha competenza anche sugli stessi. Il Tar si è fermato a questo punto, ravvisandovi un sufficiente motivo di annullamento delle ordinanze individuate, non entrando perciò nel merito delle altre questioni, come la competenza dell’Autorità portuale a imporre e riscuotere diritti e tasse (anche alla luce dell’ultima legge finanziaria), e quella dell’effettivo impiego delle entrate dai diritti nell’erogazione dei servizi ai passeggeri.

Su quest’ultimo punto però vi è un brevissimo passaggio della sentenza in cui i giudici amministrativi parlando di servizi “effettivamente eseguiti”, che è poi una delle tesi fondamentali delle opposizioni nei giudizi pendenti davanti al giudice civile del Tribunale di Brindisi. Peraltro va detto – come già sottolineato nel nostro articolo di ieri sera sul pronunciamento del Tar – che eccezion fatta per i terminal privati, garantire la security nelle altre aree del porto è un obbligo per l’Authority e dovrebbe essere a suo carico.

Ma non si discuterà di questo davanti al Consiglio di Stato, cui certamente l’Autorità portuale brindisina farà ricorso. La prima sezione del Tar di Lecce infatti ha affrontato solo il tema dei poteri senza scendere nel merito dei fatti, e cioè solo sulla competenza del presidente e su quella del Comitato portuale, ben chiarite dalla legge 84/94. Perciò il supremo organo di giustizia amministrativa valuterà e deciderà esclusivamente sul punto, molto probabilmente.

Gli agenti marittimi brindisini esprimono in un comunicato diramato stamani grande apprezzamento per il lavoro dei giudici del Tar, ringraziano il loro legale Tommaso Marrazza per l’impegno professionale profuso, sottolineano come la battaglia condotta in questi anni fosse a tutela della competitività del porto di Brindisi e di una migliore accoglienza e rispetto dei diritti dei passeggeri, ma lanciano anche un segnale alla stessa Autorità Portuale, teso a concertare insieme la materia per gli anni futuri. Dipenderà ora dall’Authority accettare il confronto o andare al braccio di ferro.

Infatti, nel caso il presidente dell’Autorità Portuale decidesse di ovviare al problema portando in Comitato portuale una nuova tabella di tasse sul traffico passeggeri e veicoli, che comunque non coprirebbe gli anni passati ma solo il futuro, si innescherebbe una spirale di nuovi ricorsi che non migliorerebbe certo il clima tra Authority e operatori portuali del settore traghetti e crociere.

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"La decisione dà ragione a quanto da sempre sostenuto dagli agenti marittimi che hanno denunziato come le suddette tariffe imposte agli armatori , oltre che illegittime, rappresentassero un grave handicap per lo sviluppo del  nostro porto e che le ingenti somme ricavate non venissero utilizzate per interventi sulle infrastrutture e servizi dedicati ai passeggeri.  Si tratta di una sentenza storica", dicono gli agenti in un comunicato, auspicando appunto "che l’intervento decisivo del Tribunale serva a riportare in termini corretti i rapporti a volte conflittuali tra l’Autorità Portuale e gli operatori marittimi".

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