Soluzione crisi Dema s'incaglia su Inps: "Sarebbe sciagura"

I sindacati lanciano l'allarme alle istituzioni: senza ristrutturazione del debito rischiano 700 operai, 215 solo a Brindisi

BRINDISI – Si incaglia pericolosamente sul no dell’Inps di Napoli la ristrutturazione del debito del gruppo Dema, con relativa rateizzazione per un periodo superiore ai 5 anni, passaggio fondamentale per il salvataggio dell’impresa e di 700 posti di lavoro distribuiti tra i due stabilimenti campani (Somma Vesuviana 350, Benevento circa 150) e quello di Brindisi, con 215 addetti. L’allarme giunge da sei organizzazioni sindacali: quelle dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil e da Cobas, Fismic Confsal e Uglm.

Interrogazione presentata dai deputati di Forza Italia

Fiom, Fim e Uil di Brindisi hanno inviato una lunga lettere al governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, al presidiente della Task force lavoro regionale, Leo Caroli, all’assessore regionale alla Formazione e Lavoro, Sebastiano Leo, ai parlamentari del territorio, al sindaco Riccardo Rossi e a Confindustria Brindisi. Nella nota si ricostruisce l’ultima fase delle iniziative per il salvataggio di Dema, che opera nel settore delle costruzioni aeronautiche.

Protesta lavoratori Dema 8-2

La storia dell’operazione salvataggio di Dema

Nel 2017 il fondo di investimento anglo-americano Bybrook Capital aveva acquisito il controllo dell’azienda campana “investendo oltre 100 milioni di euro nell’attività con l’obiettivo di salvare l’azienda riportando in equilibrio la parte finanziaria e ristabilire una capacità industriale che potesse garantire prospettiva all’intero gruppo”, ricordano i sindacati confederali.

In un incontro successivo, nell’autunno del 2019, svoltosi presso il Mise, l’amministratore delegato di Dema, Renato vaghi (foto sotto) non aveva nascosto “le criticità dell’azienda derivate principalmente dal peso dei debiti accumulati (verso il socio, l’erario, i fornitori, l’Inps), dall’arretramento tecnologico e dall’organizzazione del lavoro che necessitava di importanti ed urgenti interventi di riorganizzazione di processo”.

In quella sede ai sindacati fu comunicato la scelta di Bybrook Capital “di non abbandonare ma di rilanciare per recuperare la capacità industriale e la sostenibilità economico finanziaria dell’azienda attraverso nuovi e consistenti investimenti per oltre 30 milioni di euro, accompagnati da un processo stragiudiziale ex articoli 182 bis e ter per la ristrutturazione del debito che avrebbe visto il socio rinunciare a circa 50 milioni di crediti.”

Renato Vaghi - Dema-2

L’intoppo con l’Inps di Napoli

“Il peso della situazione debitoria, non finanziabile dalla generazione di cassa che il piano 2019 prevedeva nell’orizzonte 2020-2024, rappresentava già lo scorso anno uno dei principali motivi di preoccupazione e le conseguenze dell’emergenza sanitaria ne ha indotti di ulteriori, con la caduta del mercato dell’aviazione civile destinata a durare nel medio termine”, ricordano Fiom, Fim e Uil nella loro lettera.

Ciò malgrado, a riprova della credibilità del piano industriale presentato ai creditori, tutti hanno preannunciato l’ok per la ridefinizione o l’azzeramento dei crediti spettanti, “ad eccezione dell’Istituto di previdenza nazionale al quale è stata proposta la restituzione integrale del credito con una diluizione nel tempo superiore ai 5 anni”.

Per un periodo inferiore o pari a 5 anni, infatti, il peso della restituzione delle spettanze all’Inps “farebbe gravare sui costi aziendali un peso tale da impedirne la sussistenza in vita, rendendo vano ogni tentativo di sostenere l’impresa e garantire l’occupazione. Queste azioni nei confronti dell’azienda – avvertono i sindacati confederali - rischiano di erodere drammaticamente i già esigui margini di manovra, facendo precipitare la situazione nel corso dei prossimi giorni”.

Dema Brindisi-2

La richiesta di un tavolo urgente al prefetto di Brindisi

Paventando lo stesso, drammatico scenario per i tre stabilimenti di Dema, Cobas, Fismic Confsal e Ulm ricordano che a Brindisi gli attuali dipendenti del gruppo sono stati suddivisi in altre due aziende, la Dar e la Dcm “per la quale è stata già autorizzata una cassa integrazione straordinaria vincolata agli accordi con Regione e Ministero”.

“Vista la drammaticità della situazione”, tratteggiata dal Gruppo Dema nel corso della recente call conference con i sindacati, Coba, Fismic Confsal e Uglm chiedono “con la massima urgenza l’attivazione di un tavolo prefettizio con la partecipazione delle istituzioni”, Comune, Regione, parlamentari e consiglieri regionali, “i quali conoscono bene la vertenza già affronta nei mesi scorsi, al fine di chiedere assieme alle parti sociali un tavolo urgentissimo con il Mise che possa scongiurare la sciagura che si sta per abbattere sul distretto aereonautico brindisino e di conseguenza sul nostro territorio già fortemente compromesso”.

I sindacati autonomi parlano di rischio imminente e chiedono una procedura urgente. “Entro il 25 maggio 2020 il Tribunale di Napoli deve emettere l’omologa per la ristrutturazione del debito, che ovviamente con il diniego dell’Inps potrebbe non essere autorizzata, oltre al fatto che il fondo Bybrook potrebbe rivedere negativamente la sua strategia. La situazione è molto particolare perché gli altri creditori tra cui Invitalia, Leonardo e lo stesso Fondo d’investimento anglo-americano, che ha investito ad oggi oltre 65 milioni di ruro, hanno accettato il piano di ristrutturazione del debito riponendo ancora fiducia in Dema. Tale situazione sarebbe una sciagura per gli oltre 700 operai del gruppo”.

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