"Enel incassa di più ma taglia i servizi". Allarme lavoro per Cerano

Coinvolta anche la provincia di Brindisi. Sindacati in sciopero: "Pensare a nuove iniziative industriali"

BRINDISI – Enel realizza a livello nazionale un 40,7 per cento in più di risultato netto e un più 5,7 di ricavi, punta ad investire e ad acquisire altre società all’estero, ma è pronta ad attuare in Italia, un piano di ristrutturazioni e tagli su cui non intende aprire il confronto con le organizzazioni sindacali. Piano che comprende anche Brindisi, dove è aperto il problema del futuro della centrale di Cerano che sarà interessata dal processo di decarbonizzazione nei prossimi anni, e dove la produzione termoelettrica si è drasticamente ridotta della metà, passando dai 12,5 terawatt del 2014 ai 6,2 Twh del 2017.

Analoga sorte è toccata alla movimentazione del carbone nel porto di Brindisi, dove il combustibile destinato alla centrale di Cerano costituisce la voce principale del traffico merci, dell’occupazione e dei ricavi della stessa Autorità di sistema portuale. E Cerano vuol dire 1000 posti di lavoro diretti e indiretti, redditi familiari e di impresa collegati alla gestione dell’impianto e alle manutenzioni, cui il territorio non può rinunciare in futuro, e che obbligano a progettare riconversioni che tengano conto di questo obiettivo.

Con tali premesse, in Italia e a Brindisi, i sindacati confederali di categoria Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno proclamato lo sciopero degli straordinari nel gruppo Enel sino al 3 ottobre, ed hanno ricevuto dall’assemblea nazionale dei delegati il mandato di gestire un pacchetto di 8 ore di astensione totale dal lavoro, “contro la sordità del management che si preoccupa soltanto di garantire dividendi agli azionisti a discapito del lavoro, degli investimenti, della sicurezza degli impianti e del servizio ai cittadini”, si legge in un comunicato.

Centro ricerche Enel di Cerano

Situazione e tagli previsti per  Brindisi

A Brindisi dopo la chiusura del Centro Ricerca Enel su Ambiente e Residui di Cerano, “la cui sede è ormai da due anni in stato di abbandono e degrado mentre non è ancora operativo il  Laboratorio Chimico-Ambientale trasferito nella Centrale Federico II, la città rischia di   subire le ennesime  pesanti  riorganizzazioni – denunciano Filctem, Flaei e Uiltec - con la riduzione della presenza della società che gestisce la rete elettrica nazionale e-distribuzione e la chiusura del Punto Enel che garantisce le attività commerciali di mercato libero Enel Energia e del mercato di maggior tutela Servizio Elettrico Nazionale”. 

Sempre secondo i sindacati, tra le volontà annunciate da Enel “il superamento a Brindisi dell’attuale Zona con gli uffici di Viale Commenda e una nuova organizzazione delle Unità Operative di Brindisi-Mesagne che gestiscono 121.904 clienti e 5.891chilometri di linee elettriche e di Ostuni- Francavilla dove i clienti gestiti sono 131.364 con 6.016 chilometri di linee elettriche”. I sindacati sottolineano che “le Unità Operative di Brindisi oggi presentano gravi carenze di personale tecnico-operativo che è chiamato a garantire il normale servizio, con carichi lavorativi elevati e particolarmente gravosi che si aggravano ulteriormente nel periodo estivo “. Ciò nonostante Enel “si ostina a non assumere nuovo personale”.

La centrale Federico II di Cerano

Il futuro di Cerano e di 1000 posti di lavoro

Riguardo la prospettiva della decarbonizzazione, i sindacati confederali  sono convinti che “bisogna rivendicare nuove e innovative attività industriali nel settore per contrastare da subito la contrazione dei volumi di attività della Centrale Enel di Cerano”, di cui abbiamo già quantificato il calo produttivo. “Bisogna discutere con Enel non di tagli – dicono Cgil, Cisl e Uil - ma di strutture organizzative adeguate per la qualità del servizio e le esigenze del territorio e di quali scelte si fanno per garantire l’occupazione e favorire nuove assunzioni di giovani”.

Cosa fare. Oltre allo strumento del blocco degli straordinari e dello sciopero cui Filctem, Flaei e Uiltec sono pronte a ricorrere in caso di mancato avvio della trattativa (che include anche aperture per la contrattazione di secondo livello), gli stessi sindacati “ritengono ormai urgente l’avvio di un percorso anche in sede istituzionale che porti Enel a scelte che non penalizzino ulteriormente questo territorio ma che con nuove progettualità e investimenti possano contribuire invece a garantire occupazione e sviluppo”. Quindi Comune di Brindisi, provincia e Regione in prima linea per delineare una proposta per il futuro di Cerano, ma anche per difendere i servizi sul territorio attualmente messi in discussione.

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