Freni allo sviluppo: nuovi stop alle nuove opere portuali e retroportuali

Pareri del Comune a doppio taglio: rinvio per il pontile di sicurezza, e rischio perdita fondi europei per il piazzale Asi

BRINDISI – Di questo passo, il porto di Brindisi giungerà al default. Per la terza volta, su un’opera che in tutti i porti e città portuali del mondo è considerata di ordinaria amministrazione, il pontile a briccole, il Provveditorato per le Opere pubbliche ha cambiato parere: prima negativo perché non era giunto nei termini il via libera dalla Commissione paesaggistica comunale; poi positivo considerando che comunque l’orientamento del consiglio comunale era favorevole; infine nuovamente negativo con ritiro del precedente parere, con invio del progetto al Consiglio superiore dei Lavori pubblici, sulla base di una rilettura dei pareri del Comune. A questo punto viene da chiedersi se quei via libera non contenessero meccanismi contraddittori, o se al Provveditorato sia sfuggito qualcosa in sede di secondo esame del progetto stesso.

Ma è solo la prima delle docce fredde piovute su interventi riguardano la logistica delle merci e le sue aree di servizio retroportuali. L’altra riguarda il progetto inserito nel Doc-B dell’Interreg Italia-Grecia, finanziato con 600mila euro di fondi europei di cui l’Asi di Brindisi è capofila, di sistemazione, dotazione di servizi, recinzione e riattivazione del piazzale esterno al varco doganale di Costa Morena – Punta delle Terrare. Anche lì è piovuto un alt dovuto di fatto al Comune di Brindisi, che adesso il Consorzio dell’Area di Sviluppo industriale cercherà di risolvere con la Regione Puglia. Il problema va risolto in tempi stretti, altrimenti il progetto salterà con conseguenze gravi anche per i partner stranieri.

traghetti in difficolta a Punta delle Terarre (2)-2-2

Il caso del pontile a briccole

Il progetto è quello di una passerella riservata agli ormeggiatori, retta su palificazioni in cemento infisse nel fondale. Non è prevista dal Piano regolatore portuale del 1964-65, e oggi in Piani regolatori portuali sono tutti in attesa di sostituzione con i nuovi strumenti urbanistici che la riforma della portualità impone alle authority di redigere. Il pontile serve per ormeggiare in sicurezza i traghetti, che a Punta delle Terrare sono esposti alle burrasche. È un’opera ritenuta necessaria anche dalla Capitaneria, e deve tutelare l’integrità delle navi, dei valori trasportati e dei passeggeri.

Ma per il Comune di Brindisi e per il Provveditorato alle Opere pubbliche (nella terza stesura del parere), richiederebbe una variante al Piano regolatore portuale vigente: “La proposta progettuale non contiene elementi che consentano di contestualizzarla nell’ambito di detta pianificazione portuale vigente – aveva scritto il Comune nell’esprimere comunque parere favorevole – né di quella programmatica già delineata nel Documento di Pianificazione strategica del Sistema portuale ed a medio – lungo termine, al fine di verificare le interazioni tra il piano settoriale portuale, come variato con l’introduzione dell’opera in argomento, e la pianificazione generale portuale, come previsto dalla legge 84/94…”.

Tempi tecnici medi dell’iter, due o tre anni. Quindi invio all’apposita commissione del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, ai sensi dell’articolo 5 della legge 84/1994. Parliamo di un pontile, non di un molo o di una banchina. Di un’opera considerata urgente per la sicurezza degli ormeggi, problema per il quale non ci sono altre opzioni.

Tir in sosta nel piazzale

Il piazzale Asi per auto passeggeri e Tir

Il progetto Asi, finanziato con i fondi europei dell’Interreg Italia Grecia, vede come già detto l’Asi come capofila. Sembrava giunto a conclusione, come avevamo scritto nelle scorse settimane parlando degli esiti di un tavolo tecnico, invece ecco scattare un meccanismo perverso legato ad una omissione che è tutta del Comune di Brindisi e che risale al lontano 1985, quando gli uffici non risposero alle osservazioni della Regione Puglia in sede di definizione del Pptr (Piano paesaggistico territoriale regionale), e fu pertanto apposto il vincolo: per questo (molti non lo sanno) la zona industriale di Brindisi viene ancora considerata come un’area ordinaria, per cui vige il divieto di costruzione entro i 300 metri dalla costa.

La faccenda salta puntualmente fuori nei momenti cruciali. Ora il presidente dell’Asi, Domenico Bianco, è impegnato nel tentativo strategico di ottenere una deroga al Pptr per l’intera zona industriale. Intanto, per sbloccare l’operazione della ristrutturazione del piazzale in questione, che sarà affidato in gestione all’Autorità di Sistema portuale, l’Asi chiederà al competente dipartimento regionale l’avvio di una procedura, sempre in deroga (l’osservazione ricevuta riguarda i bagni che saranno installati nell’area, ora ridotta a un letamaio, che non piacciono al Comune).

“Attendiamo il pronunciamento della Regione Puglia, ma faremmo presente – spiega chiaramente Bianco - che ciò deve avvenire in maniera sollecita, perché non solo è in gioco il finanziamento Interreg di 600mila euro assegnatoci, ma l’intero piano dei fondi, due milioni e 700mila euro, assegnato al Doc-B, il piano che comprende anche i progetti di Igoumenitsa, già avviati, ad esempio. L’Asi è capofila del Doc-B: se salta il nostro finanziamento salteranno anche quelli degli altri partner, con contenziosi risarcitori pressoché scontati come effetto secondario”. E con l’affossamento dei progetti come effetto primario.

Le deroghe vengono concesse solo se le opere non sono realizzabili in altri siti, ed è il caso del progetto Asi di Brindisi. Quindi la speranza di smuovere l’iter c’è. “L’Asi – dichiara Domenico Bianco – confida nel buon senso. La parola d’ordine per tutti deve essere: facilitare i percorsi”.

Il prolungamento di Costa Morena Ovest

I rischi di questa situazione

Facilitare i percorsi, ma sin qui sta accadendo il contrario. Se Brindisi non lo farà, a partire dal Comune, anche tutte le speranze riposte nelle Zes (le Zone economiche speciali) resteranno insoddisfatte: senza infrastrutture, senza aree attrezzate, senza convenienze logistiche, nessuna impresa investirà a Brindisi, che in origine era individuata addirittura come il fulcro della Zes adriatica, l’unica area dotata di spazi e collegamenti veloci su cui puntare per accogliere nuove attività di movimentazione e manipolazione delle merci.

L’altro rischio è la perdita dei fondi a disposizione dell’Autorità di sistema portuale, che alla fine potrebbe puntare su altri porti della rete dove invece gli investimenti stanno marciando senza intoppi e con l’appoggio delle amministrazioni locali e della stessa Regione Puglia. Il terzo scenario non impossibile è il default del porto, che in mancanza di nuove infrastrutture e traffici crollerà nel momento in cui cesseranno del tutto i diritti sulla movimentazione del carbone.

Col bilancio in rosso, per garantire i servizi essenziali agli armatori, l’Authority sarà costretta ad aumentare le tariffe, e allora le navi cambieranno scalo. E l’indotto del porto di Brindisi, secondo le stime dell’Autorità di sistema Portuale, dà da mangiare attualmente a 4.500 persone. Ciò potrebbe avvenire, va detto, anche  in concomitanza con la perdita stimata in 1500 posti del passaggio a ciclo combinato della centrale termoelettrica di Cerano.

Il terminal privato di Costa Morena

Perché il Comune considera urbanisticamente inaccettabili le nuove infrastrutture? Da un lato l’intera operazione piazzale – terminal privato “Il Mondo” (che l’authority vuole acquisire e ristrutturare per migliorare l’accoglienza ai passeggeri), che serviranno a coprire l’interim verso una nuova stazione marittima e i nuovi accosti di S.Apollinare, viene giudicata inappropriata dal punto di vista paesaggistico e una interferenza con il valore ambientale di Fiume Piccolo; dall’altro vi sarebbe una questione di estetica, in rapporto alla storia millenaria del porto brindisino.

Però con l’estetica – problema peraltro transitorio in attesa della realizzazione dei progetti maggiori – non si mettono le navi in sicurezza, non si offre ai passeggeri una degna accoglienza, né si realizzano fatturati e tutelano i posti di lavoro, dicono gli operatori portuali che hanno già minacciato uno sciopero clamoroso. Si perdono solo treni, progetti e investimenti. Tutto ciò, nel silenzio assordante delle forze politiche (è stato il consiglio comunale a votare la delibera che contiene i passaggi che hanno fatto saltare di nuovo il progetto del pontile a bricole), degli stessi sindacati, e nell’assenza di accompagnamento e guida da parte della Regione Puglia.

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