Santa Teresa Spa: procedura di licenziamento per tutto il personale

Non ci sono affidamenti e cassa integrazione agli sgoccioli per 98 unità. Il Cobas ha già incontrato azienda e Rossi

Lavoratori della Santa Teresa Spa

BRINDISI – Le organizzazioni sindacali di categoria e gli enti interessati hanno ricevuto ieri dalla società in house della Provincia, la Santa Teresa Spa, una comunicazione di avvio della procedura di licenziamento collettivo per eccedenza dell’intero personale a tempo indeterminato, fatta eccezione di quello addetto al Polo biblio-museale affidato alla gestione del Teatro pubblico pugliese. Si tratta di 98 unità tra operai ed impiegati (rispettivamente 58 e 40), per i quali l’azienda avvierà la procedura di mobilità prevista dalla legge 223 del 1991. Nella lettera a sindacati ed enti, l’amministratore unico di santa Teresa Spa, Giuseppe Marcionna (foto sotto) spiega le ragioni della drastica decisione, che sarà discussa in sede di confronto sindacale.

Le ragioni della crisi della società in house

La prima delle ragioni è il trasferimento alla Regione Puglia del servizio di assistenza tecnico-amministrativa al Mercato del Lavoro e Formazione Professionale e ai Centri per l'Impiego, delegato come è noto alla neo costituita Agenzia Regionale per il Lavoro, quindi con l’eliminazione delle risorse finanziarie per le 9 unità lavorative impiegate da Santa Teresa Spa in quella funzione, e del servizio di pulizia dei locali dei Centri per l'Impiego della Provincia di Brindisi e del Coordinamento  del Mercato del Lavoro in capo alla Regione Puglia, pertanto la Provincia non può più assicurare le risorse finanziarie per le 5 unità lavorative impiegate in tale compito. In conclusione, scrive Marchionna, per questi lavoratori “che allo stato sono percettori di Cassa integrazione in deroga, Santa Teresa SpA non ha la possibilità di ipotizzare un utilizzo produttivo”.

Pino Marchionna-2

Ma c’è anche l’altra delle ragioni di crisi della società controllata interamente dalla Provincia di Brindisi, i cui dipendenti hanno la Cassa integrazione concessa per un anno dalla Regione Puglia, in scadenza il 28 dicembre 2019: “Allo stato i Servizi di supporto gestione entrate provinciali, controllo impianti termici e di pulizia immobili provinciali affidati alla società, sono in scadenza al 31 dicembre 2019 mentre per le attività di manutenzione immobili e verde e di manutenzione straordinaria strade non si ha precisa contezza delle disponibilità finanziarie e dei programmi di intervento dell'Ente socio per l'anno 2020”.

Allo stato attuale, nessun affidamento per il 2020

Quindi, fa presente Marchionna, dall’1 gennaio 2020 “la società non ha allo stato alcuna garanzia di affidamenti da parte del socio Provincia, considerato che le risorse economiche e finanziarie a disposizione dell'Ente non garantiscono la necessaria copertura finalizzata a mantenere almeno i servizi connessi con le funzioni fondamentali”. L’amministratore unico nella lettera ai sindacati e agli enti preposti illustra, al di là delle cause esterne anche i “motivi tecnici organizzativi e produttivi per i quali non è possibile porre rimedio alla situazione di eccedenza ed evitare in tutto o in parte la dichiarazione di mobilità e misure per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale della attuazione del programma di mobilità”.

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Malgrado lo sforzo economico della Provincia nel corso del 2019, dice Giuseppe Marchionna, “la società accusa una rilevante perdita di esercizio per l'anno 2018, il cui ripiano è subordinato all'approvazione, da parte del Consiglio Provinciale, di un piano di risanamento e ristrutturazione aziendale”. Ma allo stato attuale la Provincia “non è nella possibilità di assicurare affidamenti alla propria partecipata a decorrere dall’ 1 gennaio 2020 che garantiscano l'impiego di tutto il personale in forza”. Pertanto i lavoratori da collocare in mobilità, in assenza di un effettivo piano di risanamento e ristrutturazione aziendale, sono individuati nella totalità dell'organico.

Riduzione degli esuberi se ci sarà il ripianamento

C’è uno spiraglio, ma non per tutti: Marchionna rileva che si potrà ridurre il numero delle unità eccedenti (allo stato tutto il personale) solo e unicamente “previa approvazione del  Piano  di risanamento ed in tal caso le unità in esubero saranno individuate sia in relazione al numero, sia in relazione ai servizi affidati sulla base del Piano e con i criteri di cui all'articolo 5 della legge 223/91”. Vale a dire “L'individuazione dei lavoratori da licenziare deve avvenire, in relazione alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti da contratti collettivi stipulati con i sindacati di cui all'articolo 4, comma 2, ovvero, in mancanza di questi contratti, nel rispetto dei seguenti criteri, in concorso tra loro: carichi di famiglia; anzianità; esigenze tecnico-produttive ed organizzative”.

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Incontro tra Cobas, Provincia e azienda pubblica

La prima reazione è giunta dal Cobas Brindisi, che assieme a quello di Lecce – per analoga situazione – chiederà un incontro al premier Conte. Il Cobas ha già in contrato ieri sia Marchionna che il presidente della Provincia Riccardo Rossi, e riferisce che “la Provincia di Brindisi provvederà attraverso diversi passaggi istituzionali a contribuire a ripianare il bilancio negativo di Santa Teresa che si aggira per quest'anno intorno ai 900.000 euro.”, e che “sulla Santa Teresa gravano fortemente le spese sostenute per la cassa integrazione in deroga sostenute nel corso di questi ultimi tre anni”. In ordine agli affidamenti ipotizzabili, “la Provincia di Brindisi ha calibrato le attività per Santa Teresa per il prossimo anno su quello che è stato realizzato in quest'anno lavorativo, intorno al 1,4 milioni di euro”. Il Cobas ha osservato che “l'avvio delle attività lavorative è stato difficoltoso a causa della mancanza di attrezzatura che doveva essere acquistata attraverso i soldi dello sconto del 25% realizzato da Santa Teresa sugli appalti affidati alla società”.

“Nonostante le difficoltà iniziali assistiamo però ad una grande ripresa di produttività delle squadre di lavoro – afferma il Cobas -. Abbiamo chiesto in base a questi elementi da noi esposti una rivisitazione del valore degli affidamenti per la Santa Teresa, tali che possano dare tranquillità occupazionali. Nelle more “il Cobas di Brindisi unitamente a quello di Lecce, per i dipendenti di Santa Teresa e di Albaservice , hanno inviato una richiesta di incontro al Presidente del Consiglio , Giuseppe Conte, ed alla Regione Puglia per una proroga della cassa integrazione in deroga per le suddette società”.

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