Raccordo ferroviario, storia infinita per realizzare 11 chilometri

Progetto del 2006. Lavori affidati a Monsud dopo risoluzione contratto con Ecit che chiede danni per 31 milioni. L’Asi: “Subito elettrificazione della linea”

BRINDISI – Sembra una storia infinita quella del raccordo ferroviario tra porto, zona industriale e il parco merci di Tuturano. Certo, nulla in confronto con i tempi della Salerno-Reggio Calabria, ma undici chilometri di binari, progettati 13 anni fa, non sono stati ancora ultimati.  Chilometri strategici per la logistica, settore sul quale si gioca il futuro prossimo dell’area di Brindisi davanti alla crisi della grande industria che qui risentirà anche dell’onda lunga della decarbonizzazione della Centrale Enel di Cerano.

La storia

municipio brindisi-4I lavori, approvati nel 2006, sono stati aggiudicati il 31 maggio 2011 per 15.167.107,54 euro al consorzio Ecit, Engeneering Costruzione Infrastrutture Tecnologiche. Contratto per i lavori stipulato il 20 dicembre 2013 per arrivare a conclusione entro il 31 marzo 2019. Otto mesi fa, quasi. Data abbondantemente superata, con il Comune costretto a fare i conti con atti di citazione milionari dopo la risoluzione del contratto con Ecit “per gravi e reiterati inadempimenti” e il rischio di un ritardo anche rispetto al 2024, per l’elettrificazione della linea con bando di Rfi. Sarebbe la svolta nel settore dei trasporti perché con una infrastruttura di questo tipo, sarebbe possibile ridurre i tempi evitando la sosta dei convogli nella stazione di Brindisi e al tempo stesso avere treni di dimensioni più grandi e in grado di trasportare anche container.

I lavori e i contenziosi

Ad oggi il Comune ha aggiudicato i lavori alla società seconda classificata MonSud, mentre è costretto a fare i conti con il secondo atto di citazione (notificato a Palazzo di città il 22 luglio scorso a mezzo pec) del Consorzio Ecit, rappresentato dagli avvocati Angelo Vantaggiato e Giovanni Vinci del Foro di Lecce. Prima udienza per la comparizione delle parti, il 13 dicembre, davanti al Tribunale civile di Bari. La società questa volta chiede la condanna del Comune al pagamento di 31milioni di euro dopo essere stata messa alla porta decisa dall’Amministrazione il 12 marzo scorso perché, l’Ente ha contestato la mancata realizzazione, nei tempi, di “travate metalliche sul canale di Fiume Grande e su quello di Levante”.

Il consorzio Ecit

Il consorzio chiede: “il pagamento degli importi dovuti  per 29.635.261,57 euro o maggiore o minore somma che sarà determinata a seguito di consulenza tecnica; il maggior danno da esposizione finanziaria non inferiore a 50mila euro; il danno da contatto nella misura che sarà equitativamente determinata”. E ancora: “danni direttamente conseguenti dall’illegittima risoluzione per 1.485.774,36 pari all’utile d’impresa e al maggio costo subito oltre a 300.894,64 per lavorazioni, forniture e materiali acquistati e non contabilizzati e a 111.677 per lavori di messa in sicurezza del canale di Levante”.

Ecit  nella primavera del 2016 – giudizio ancora pendente – ha chiesto la condanna dell’Ente, allora sotto commissariamento con Cesare Castelli, al pagamento di 14 milioni di euro in conseguenza di “integrazione e varianti in adeguamento alle prescrizioni di volta in volta richieste dagli Enti coinvolti” dopo “criticità non imputabili all’appaltatore”. In primis “le interferenze con i metanodotti della società Snam Rete Gas srl”, problema quest'ultimo risolto recentemente.

Dagli atti che raccontano la storia del raccordo ferroviario, si apprende anche che l’Amministrazione il 19 giugno 2018 “ha proceduto alla revoca della determina con cui venne disposta la risoluzione”, dopo aver preso atto dell’”impegno di Ecit a ultimare i lavori entro fine marzo 2019”. Termine ultimo fissato dalla Regione Puglia. Niente da fare. Ritardi sono stati contestati anche successivamente, con riferimento al periodo compreso tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019.

Il Comune di Brindisi

L’Amministrazione, con riferimento al secondo contenzioso, sarà rappresentata dall’avvocato Ferdinando Silvestre, del Foro di Brindisi, al quale ieri la Giunta ha affidato incarico a fronte di un preventivo di spesa pari a 23.100, 77 euro a titolo di copertura per il compenso professionale. L’affidamento esterno è stata una scelta obbligata poiché gli avvocati di Palazzo di città “oltre al corposo carico di lavoro ordinario al quale devono attendere” gli stessi devono rispettare “ulteriori concomitanti, importanti e urgenti scadenze, tali da non consentire di approntare una tempestiva ed efficace difesa”.

E’ tutto scritto nella relazione di accompagnamento alla delibera proposta in votazione dall’assessore al Contenzioso, Mauro Masiello. Contestualmente, l’esecutivo ha approvato una variazione di bilancio per 55mila euro, così come chiesto dal segretario generale Pasquale Greco, destinati ai capitoli di bilancio per le spese legali.

L’Asi

Mimmo Bianco-2Quando saranno completati i lavori del raccordo? Da Palazzo di città non c’è una risposta ufficiale e del resto neppure potrebbe esserci, tenuto conto di quanto è avvenuto nel corso degli anni. Scaramanzia a parte, è certo  che si tratta di un cantiere di straordinaria importanza per l’economia del Brindisino.

“Vista la situazione, l’Asi confida nella celerità di Rfi per arrivare quanto prima all’elettrificazione della linea”, dice il presidente dell’Asi, Mimmo Bianco (nella foto). “Rfi dovrebbe comprendere che attendere il completamento di lavori affidati ad altri, inevitabilmente allungherebbe i tempi. E questo una realtà come la nostra, non può permetterselo: sarebbe necessario che, in parallelo, Rfi si attivasse per quanto di sua competenza. Solo in questo modo sarà possibile arrivare all’efficientamento della logistica”.

Rfi, per la cronaca, prevede al momento solo l'elettrificazione di circa 800 metri di binario della nuova stazione di raccordo di Tuturano. Senza elettrificazione, con i locomotori tradizionali non si possono trasportare i container da e per il porto commerciale di Costa Morena. 

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