Appalti al petrolchimico: la Cgil torna a chiedere la clausola sociale

L'organizzazione sindacale chiede la convocazione di un tavolo in prefettura sulla problematica riguardante la salvaguardia dei livelli occupazionali. "Eni agisca come in Basilicata"

BRINDISI – La Cgil torna ad accendere i riflettori sulla questione riguardante i cambi di appalto nel petrolchimico di Brindisi, chiedendo la convocazione di un tavolo tecnico su una problematica di cui si discute da oltre un decennio: il mancato inserimento, da parte dell’Eni, di una clausola sociale a tutela dei lavoratori delle ditte uscenti. Il protocollo teso a salvaguardare i livelli occupazionali sottoscritto nel 2009, di fatto, non è mai stato applicato. Il segretario generale della Cgil Brindisi, Antonio Macchia, rileva come l’Eni agisca a Brindisi in maniera diversa rispetto a quanto non avviene in Basilicata, dove la clausola sociale è inserita nella documentazione che regolamenta i passaggi di cantiere.  

“Per questo i lavoratori delle ditte appaltatrici del petrolchimico di Brindisi – si legge in una lettera a firma di Antonio Macchia indirizzata al Antonio Macchiaprefetto di Brindisi, alla sindaca, alla Provincia, all’ispettorato del lavoro e all’associazione degli industriali - da anni vivono una situazione di precarietà non più rinviabile, attesa anche la forte crisi presente nel settore che di fatto già ne discrimina le attività”. 

“Ogni qualvolta – scrive Macchia - vi è il cambio di appalto si ripresenta le medesima problematica relativa alla clausola sociale, sebbene le rispettive condizioni di cantiere siano sempre le stesse e non vi sia alcuna necessità di far vivere nell’eterna precarietà una platea consistente  di lavoratori diretti e dell’indotto.

Macchia ricorda l’accordo sottoscritto nel 2009 in prefettura, fra amministrazioni, enti, associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di “salvaguardare i livelli occupazionali nei passaggi di cantiere e ad assicurare rispetto della legalità e sicurezza del lavoro”. Attraverso tale documento, recepito nel 2014 in  consiglio comunale a Brindisi, ci si impegnava ad attivare  un gruppo di lavoro e monitoraggio alla presenza dei rappresentanti comunali,  vertici gruppo Eni, prefetto, parti sociali ed Ispettorato del Lavoro. 
“Ciò nonostante, anche alla luce dei solleciti effettuati dalle organizzazioni sindacali affinché si venisse a costituire il gruppo di lavoro concordato in Consiglio Comunale – si legge ancora nella nota di Macchia - ad oggi siamo sempre al punto di partenza”

Ciò invece, come detto, non avviene in Basilicata, “regione in cui il 5 ottobre 2012 Eni sottoscriveva un Protocollo d’Intesa con Regione, Enti e organizzazioni sindacali con cui,  fra gli altri e nel rispetto della normativa Comunitaria e del Codice degli appalti, si impegnava ad inserire nei documenti di gara la specificazione recante l’impegno ad utilizzare prioritariamente gli stessi lavoratori del recedente affidatario, nonché la procedura a salvaguardia dei livelli occupazionali – e del proprio Codice Etico  -  paragrafo 3.3 in cui espressamente prevede la contribuzione fattiva alla promozione della qualità della vita, allo sviluppo socio economico delle comunità in cui opera ed alla formazione di capitale umano e capacità locali – Eni a Brindisi non ha inteso sottoscrivere un accordo Territoriale teso alla valorizzazione e salvaguardia delle risorse umane”.

“Adesso –prosegue Macchia - a ridosso dei vari passaggi di cantiere in cui ancora una volta nei documenti di gara non è stata prevista alcuna specificazione relativa alla salvaguardia del personale esistente, è giunto il momento di porre in essere quelle azioni positive da troppo tempo disattese”. “Brindisi – conclude il sindacalista, nel chiedere la convocazione di un tavolo - ha necessità di una interlocuzione effettiva e non fittizia con coloro che fanno impresa nel nostro territorio”.