Arriva il marchio Igp per il carciofo brindisino

BRINDISI - Grande passo avanti lungo il percorso di tracciabilità e promozione del comparto cinaricolo brindisino. Da oggi è possibile utilizzare il marchio "Cinarino" per identificare il carciofo di Brindisi e attivare un percorso di rivitalizzazione del comparto. Soddisfatto il presidente della Coldiretti di Brindisi Salvatore Ripa per la trasmissione al competente ufficio comunitario della domanda di riconoscimento presentata ai sensi dell’art. 5 del Reg. Ce 510/2006 della IGP “Carciofo Brindisino”.

Il logo "Cinarino"

BRINDISI - Grande passo avanti lungo il percorso di tracciabilità e promozione del comparto cinaricolo brindisino. Da oggi è possibile utilizzare il marchio "Cinarino" per identificare il carciofo di Brindisi e attivare un percorso di rivitalizzazione del comparto. Soddisfatto il presidente della Coldiretti di Brindisi Salvatore Ripa per la trasmissione al competente ufficio comunitario della  domanda di riconoscimento presentata ai sensi dell’art. 5 del Reg. Ce 510/2006 della IGP “Carciofo Brindisino”.

A questo punto è possibile presentare la richiesta di protezione transitoria a livello nazionale e attivare l’organismo di controllo per la stesura del piano.

La Puglia è la maggiore produttrice italiana di carciofi, con 160.000 tonnellate che rappresentano il 94% della produzione del Mezzogiorno ed il 33 % di quella nazionale. La produzione lorda vendibile per ettaro presenta un notevole valore economico, però si riscontra una notevole incidenza delle spese per la manodopera (il 42% delle spese totali) ed il reddito risulta eccessivamente condizionato dalle fluttuazioni di mercato. La produzione cinaricola necessita di una elevata manualità e, quindi, di un ragguardevole numero di giornate lavorative impiegate ed è molto praticata in aziende con estensione medio piccola.

"A queste debolezze strutturali – continua il direttore provinciale Francesco Carbone - accompagnate dalla quasi totale assenza di innovazioni tecnologiche e di ricerca agronomica, si aggiunge che la cinaricoltura brindisina negli ultimi anni è stata interessata da una ripetuta crisi produttiva e commerciale causata anche dalle eccezionali avversità atmosferiche verificatesi. I fattori negativi che si sono immediatamente evidenziati sono riconducibili a problemi fitosanitari ed agronomici, quali tracheoverticilliosi, virosi, infestazione di topi campagnoli, stanchezza dei terreni e salinità delle acque. Queste problematiche accentuano la forte necessità di un importante piano di ricerca scientifica e di selezione da trasferire in breve tempo nelle campagne, anche attraverso i centri dimostrativi o pilota”.

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Urgente, tra l’altro, l’intervento sui costi di produzione eccessivamente elevati ed in particolare sui costi del lavoro, in modo tale da rendere competitive le imprese sul mercato europeo. “L’azione di rigenerazione e rilancio del comparto cinaricolo – conclude il vicedirettore provinciale, Francesco Manzari - deve necessariamente partire dal coinvolgimento delle strutture scientifiche regionali e dell’assistenza tecnica agricola per rivolgersi con immediatezza alle imprese agricole ed alle organizzazioni associative e commerciali. Il fine ultimo deve essere quello di arrivare al consumatore con la garanzia della qualità e della salubrità dei carciofi brindisini: è il metodo della rintracciabilità che, per essere attuato, implica la dotazione di un progetto comune tra imprese, istituzioni e territorio”.

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