Decarbonizzazione e rinnovabili: è da scrivere il destino di Cerano

Il convegno sulla transizione energetica organizzato dal Ditne non scioglie i dubbi sul futuro del sito. Il manager di Enel Italia: "Possibile fermare le centrali a carbone entro il 2025". Rinnovabili, nodo autorizzazioni: vanno semplificate

BRINDISI – Non è ancora chiaro cosa ne sarà del sito di Cerano, dopo la dismissione della centrale Enel “Federico II”. Il dubbio non è stato sciolto neanche dal convegno sulla transizione energetica organizzato dal Ditne (Distretto tecnologico nazionale sull’energia) che si è svolto stamattina (venerdì 12 aprile) presso palazzo Nervegna. Entro il 2025, come noto, dovranno essere dismessi gli impianti a carbone. Ma sarà possibile rispettare le scadenze fissate dalla Sen (Strategia energetica nazionale)? E soprattutto, cosa accadrà dopo il 2025?

Su tali problematiche si sono confrontati i dirigenti delle principali aziende nazionali attive nel settore energetico, da Enel a Eni, passando per Snam Retegas, il sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico, Davide Crippa, in rappresentanza del governo, il presidente nazionale dell’Enea, Federico Testa, diversi esponenti delle istituzioni locali, dall’assessore regionale Cosimo Borraccino al sindaco Riccardo Rossi, e i rappresentanti di associazioni di categoria e organizzazioni sindacali.

Convegno transizione energetica

Dai vari interventi è emerso che l’obiettivo di chiudere le centrali a carbone entro il 2025 è raggiungibile, ma sarà necessario snellire gli iter autorizzativi per la realizzazione di nuovi impianti di energie rinnovabili, senza trascurare il ruolo del gas.

"Possibile fermare le centrali entro il 2025"

Uno degli interventi più attesi era quello di Carlo Tamburi, country manager di Enel Italia. Dal dirigente della multinazionale non sono Carlo Tamburi, dirigente Enelarrivate indicazioni chiare sulle prospettive del sito di Cerano, uno dei sei impianti a carbone dell’Enel, oltre a quelli di Civitavecchia, Sulcis, Fusina (Venezia), Bastardo (frazione di Giano dell'Umbria, in provincia di Perugia), La Spezia. La questione, del resto, sarà al centro di un tavolo con i principali produttori nazionali di energia convocato per il prossimo 17 aprile al Mise.

Di certo c’è che sarà “possibile fermare queste centrali – ha affermato Tamburi in una gremita sala universitaria di palazzo Nervegna - nell’ambito di un programma condiviso in primis con le istituzioni locali, ovviamente tenendo conto di un contesto complessivo che riguardi i tempi, le convenzioni, le sostituzioni e il supporto alla rete. Perché l’adeguatezza e la riduzione dei costi credo sia l’obiettivo principe, non solo sulle bollette, ma anche sull’indotto”.

Enel esprime un giudizio “largamente positivo” sul piano nazionale di uscita dal carbone, condividendone i punti fondamentali: ossia l’obiettivo di arrivare a una penetrazione delle rinnovabili pari al 50 per cento, l’elettrificazione dei consumi e la necessità di potenziare l’efficienza energetica anche nei settori dell’edilizia e dell’industria.

Il nodo delle autorizzazioni

“Le rinnovabili – spiega Tamburi – possono e devono essere la nostre fonte primaria, con una riduzione dei costi che dovrebbe portare a una riduzione generalizzata delle bollette e a una maggiore stabilità dei pezzi”. Per portare le rinnovabili a una penetrazione del 50 per cento occorrerà raddoppiare da 10 a 20 i gigawatt prodotti tramite impianti eolici e più che raddoppiare, da 20 a 50, i gigawatt garantiti dalle rinnovabili. Questo non sarà possibile senza un “drastico abbattimento – afferma il manager Enel – dei tempi per le autorizzazioni per la realizzazione dei nuovi impianti delle rinnovabili”. Enel in Italia, nei prossimi tre anni, investirà 7,7 miliardi di euro. Stando alle linee guida del piano 2020-2022, quasi 5 miliardi saranno destinati al potenziamento della rete. Un miliardo verrà investito sulle rinnovabili. Il resto sulla mobilità elettrica e l’efficienza energetica.

Il sottosegretario Crippa

Il tema delle autorizzazioni è stato uno dei leit motiv del convegno. “Partiamo sin dai oggi  - dichiara il sottosegretario Crippa - con i tavoli di programmazione aperti agli stakeholders che possiedono le centrali. E ’un percorso che dovrà prevedere anche percorsi preferenziali autorizzativi  - prosegue - per le infrastrutture che andranno a sostituire o a potenziare la rete in questo senso, perché altrimenti con gli iter autorizzativi rischiamo di arrivare lunghi rispetto al 2025”.

Crippa ha escluso l’approdo sul litorale pugliese di nuovi gasdotti e ha inoltre rimarcato l’importanza “di partire da investimenti che riguardino soprattutto la rete, il potenziamento della rete di trasmissione elettrica e la magliatura della stessa”. “Parallelamente - afferma ancora il sottosegretario - bisogna arrivare a un sistema che metta in gioco le rinnovabili e il sistema di accumulo ad esse collegato”.

I tempi lunghi delle autorizzazioni sono “problematici” anche a detta del presidente del Ditne, Arturo Di Risi. Perché “se le autorizzazioni procederanno con lentezza – afferma Di Risi - sarà difficile riuscire a spegnere un impianto entro il 2025”. Le rinnovabili avranno un ruolo cruciale nell’era post carbone, su questo tutti sono d’accordo, “ma non è escluso un passaggio – spiega il presidente del Ditne - al gas, che è l’unica fonte che può garantire continuità di approvvigionamento su larga scala, a differenza delle rinnovabili”.

Il ruolo della ricerca

Anche il presidente dell’Enea, Federico Testa, rimarca la necessità di “puntare il più possibile sulla produzione da fonti rinnovabili”. “Da questo punto di vista – sostiene - abbiamo bisogno di un aiuto importante da parte della ricerca, perché l’Italia è un paese fatto di molti centri storici e sui tetti i pannelli fotovoltaici non ce li possiamo mettere. Questo è un paese che ha delle bellezze e delle complicazioni. Non si può più pensare, infatti, di usare i campi agricoli per installare nuovi impianti fotovoltaici. Ci vuole un grande contributo della ricerca per aiutarci a risolvere questo problema, sviluppando le rinnovabili”.

"Impianti fotovoltaici intorno alla centrale di Cerano"

L’assessore regionale alle Attività Economiche, Cosimo Borraccino, assicura che “le amministrazioni locali non si faranno trovare impreparate” rispetto alla soglia del 2025. “Innanzitutto si punta sulle rinnovabili – dichiara -  nella speranza che riescano a soppiantare totalmente la produzione da carbone. Se non dovessimo riuscirci soltanto con le rinnovabili, dovremo riuscirci anche col gas. Ma noi ci attiveremo per premiare le fonti rinnovabili”. A tal proposito si pensa di realizzare nuovi impianti rinnovabili “nelle aree adiacenti alla centrale Federico II di Cerano – spiega l’assessore – in quanto queste sono compromesse e non possono essere utilizzate per fini agricoli”.

Quello che si affronterà nei prossimi anni, insomma, “è un passaggio epocale – afferma il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi - che va combinato con il rilancio della Cittadella della ricerca, che può essere un motore in questa transizione. La riscrittura della sostenibilità può essere la riscrittura di parti importanti della nostra economia”.

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