Costruzioni meccaniche: a Brindisi aziende sull’orlo del baratro

Cgil: “Utilizzo della Cassa integrazione guadagni aumentato del 919.9 per cento. Drammatico il quadro del settore metalmeccanico

BRINDISI – Tra dicembre 2018 e gennaio 2019 in provincia di Brindisi si è registrato un aumento del ricorso della Cassa integrazione guadagni (Cig), sia ordinaria che straordinaria, del 919.9 per cento. L’impressionante dato fornito oggi (giovedì 28 marzo) dal segretario generale della Cgil Brindisi, Antonio Macchia, non può non far suonare un grosso campanello d’allarme sullo stato in cui versa il comparto industriale brindisino. Allarmante, in particolare, è la situazione del settore metalmeccanico. 

Il post decarbonizzazione

In ambienti imprenditoriali viene definito “drammatico” il quadro delle aziende che operano nell’ambito delle costruzioni meccaniche, che danno lavoro a un migliaio di persone. L’utilizzo abnorme della cassa integrazione, del resto, non lascia spazio a dubbi: le piccole e medie imprese che traggono linfa vitale dalle grandi committenze (dal Petrolchimico consortile alla centrale Enel di Cerano, passando per altre multinazionali attive nella zona industriale) sono in debito d’ossigeno. A spaventare è principalmente la dead line del 2025. 

La centrale Enel di Cerano

Fra sei anni, come noto, sulla base di quanto previsto dalla Strategia Energetica nazionale (Sen) le centrali a carbone dovranno chiudere i battenti. Del sito di Cerano, uno dei più importanti poli energetici d’Europa, cosa ne sarà dopo l’addio ai combustibili fossili? La risposta è che non se ne ha la men che minima idea. Ma la cosa ancor più sorprendente è che non è ancora stato aperto un tavolo istituzionale, con il coinvolgimento di sindacati e associazioni di categoria, su cosa ne sarà dell’economia brindisina dopo la chiusura delle centrale. La Filctem Chil, ad esempio, chiede la riconversione a gas di almeno parte dell'impianto.

Un settore in recessione

Anche perché già da tempo il settore metalmeccanico, con particolare riferimento a quello delle costruzioni e manutenzioni, ha imboccato una parabola discendente. Basti pensare che negli ultimi anni, a proposito di Enel, si è registrata una drastica riduzione dei volumi complessivi rispetto ai quantitativi di carbone che transitano dal porto di Brindisi. Si tratta di un calo legato a sua volta al calo della produzione della centrale Federico II, che da anni va a regime ridotto. Il sistema industriale sul quale da decenni si regge l’economia brindisina, insomma, potrebbe essere giunto al crepuscolo.

Le prime a risentirne, gioco forza, sono le imprese metalmeccaniche, da anni ferme perché non si costruisce di nuovo. Il problema, naturalmente, investe direttamente il governo centrale. A tal proposito, con l’approvazione della Sen, sono state date delle linee guida sul futuro del sistema energetico nazionale, legato alle energie rinnovabili. Questo mercato in Italia è regolamentato dal sistema delle aste.

Ad esempio il settore dell'eolico, in cui lavorano numerose imprese brindisine, è fermo, perché il governo da oltre un anno e mezzo non fa le aste, come denunciato di recente dall’Anev, Associazione nazionale energia del vento, per poter realizzare nuovi impianti e potenziare quelli esistenti e molte aziende chiudono con evidenti danni sull’occupazione. 

Il settore metalmeccanico, dunque, è in recessione, ma nessuno sta alzando il livello di attenzione su questa tematica e nessuno si sta ponendo il problema di cosa fare nei prossimi anni. Grave, in particolare, l’indifferenza che si registra in provincia di Brindisi, a fronte di numerose aziende, alcune delle quali anche storiche, che rischiano seriamente di dover chiudere i battenti, lasciando per strada centinaia di lavoratori. 

I dati sulla cassa integrazione

Si torna così al dato sulla cassa integrazione fornito dalla Cgil di Brindisi. Nel Brindisino, come detto, si è registrato un aumento del 919,9 per cento. In provincia di Foggia l’impennata è pari al 733,2 per cento. Nel tarantino, l’aumento è “solo” del 31,1 per cento. In controtendenze, invece, le province di Bari e Lecce, in cui si registra una importante diminuzione. Il mese di gennaio 2019 si apre con 1.146.098 ore di cassa integrazione utilizzate con un incremento dell’81.2 per cento rispetto al mese di dicembre 2018. La Cigs poi nel gennaio 2019 si attesta su 317.271 ore a fronte delle 31.108 del dicembre 2018, dato questo veramente mortificante e preoccupante.

Aumentano i disoccupati

Questo “significa – spiega Macchia -  che molte aziende, avendo cessato definitivamente la loro attività e chiuso il relativo ciclo produttivo, Antonio Macchiastanno producendo un significativo tasso di disoccupati che non riescono a ricollocarsi”. Del resto la manovra finanziaria 2019, “già oggetto di censura da parte della Commissione Europea – rimarca il segretario generale della Cgil - riduce sensibilmente la spesa pubblica, vengono tagliati 800 milioni e non vi sono prospettive di infrastrutturazione”. 

“In sostanza – prosegue Macchia - si è bloccata qualsiasi possibilità di ripresa e non ci sarà ricrescita, mentre noi con i nostri giovani costretti a spostarsi al nord ed in Europa, arricchiamo sempre di più le altre realtà economiche”.

Necessario un tavolo sulla crisi

Per questo non si può più rinviare l’apertura di un tavolo sulla crisi e sulle prospettive dell’economia brindisina. “Con questi dati – fa notare Macchia - è del tutto evidente che la provincia di Brindisi necessiti senza dubbio di una attenzione straordinaria da parte di tutti i soggetti istituzionali e delle parti sociali, in primis governo e Regione, presso i quali possono essere individuati specifici interventi a sostegno dello sviluppo economico e strutturale del territorio. Un territorio sempre più abbandonato da chi strumentalizza la sofferenza sociale, lo sfruttamento, il precariato e la solitudine per fare incetta di voti, proclamando svolte epocali senza produrre, di fatto, atti concreti per alleviare la stessa crisi.”

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“Per queste ragioni, di fronte a questa realtà – conclude il sindacalista - se non arrivano risposte concrete, occorre che le Parti Sociali organizzino una straordinaria mobilitazione per impedire il disastro economico e di emergenza sociale sempre più allarmante”. 

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