Curto: "Imprenditoria miope"

BRINDISI – Occasione perduta o no, forse è troppo presto dichiarare chiusa la partita del rigassificatore, perché neppure British Gas ha ufficialmente annunciato il disimpegno, perché il governo non ha deciso, perché il processo in atto non è ancora giunto a sentenza. Ma la vicenda è stata comunque un’occasione per definire le posizioni. Eccone una politica ed una imprenditoriale, quella di Euprepio Curto coordinatore provinciale di Futuro e Libertà e consigliere regionale, e quella della Cna.

Simulazione digitale del rigassificatore

BRINDISI – Occasione perduta o no, forse è troppo presto dichiarare chiusa la partita del rigassificatore, perché neppure British Gas ha ufficialmente annunciato il disimpegno, perché il governo non ha deciso, perché il processo in atto non è ancora giunto a sentenza. Ma la vicenda è stata comunque un’occasione per definire le posizioni. Eccone una politica ed una imprenditoriale, quella di Euprepio Curto coordinatore provinciale di Futuro e Libertà e consigliere regionale, e quella della Cna, e quella di Legambiente.

“Sempre che non costituisca una provocazione finalizzata a verificare le reazioni delle forze politiche e sindacali, e, insieme con esse, a fare uscire allo scoperto le tante ipocrisie che hanno caratterizzato la questione,   l’annunciato disimpegno della Lng riguardo la realizzazione di un impianto di rigassificazione a Brindisi rappresenta una delle pagine più mortificanti scritte dal  nostro territorio negli ultimi decenni “, dice Curto.

“ Purtroppo ancora una volta la miopia politica e i miserevoli interessi elettorali gravitanti intorno all’investimento, invece di spingere alla individuazione di percorsi intelligenti e condivisi, hanno sopraffatto qualsiasi ipotesi di rilancio economico della città capoluogo. Ma non è solo la politica ad uscire sconfitta dalla vicenda. Ne esce con le ossa rotte – secondo Curto - anche quella parte del mondo imprenditoriale, poco o affatto illuminato, che all’epoca, invece di proporre una localizzazione alternativa, la frenò, ostacolandola, cercando, al contrario,di accelerare  al massimo l’iter di Capobianco”.

“ Proprio quella imprenditoria che nel corso degli anni ha sempre dimostrato una particolare propensione ad approfittare del  proprio potere  economico per perseguire il solo scopo di condizionare la cosa pubblica e le sue scelte. Una  di cui conosciamo vita, morte e miracoli (molti per sé, a dire il vero; ma pochi per gli altri ), e che, forse – conclude il coordinatore di Fli - dismesso l’abito della festa, dovrebbe sin da oggi diventare molto più prudente e propositiva “.

Alla luce delle ultime dichiarazioni dei vertici di British Gas e Brindisi Lng, e del conseguente dibattito riapertosi sugli organi di informazione alla vigilia della sentenza giudiziaria attesa per i prossimi giorni, dice la Cna, "ci sembra doveroso esprimere qualche pensiero sull’argomento. Appare a nostro avviso fuorviante parlare di vittoria o di sconfitta, come hanno fatto i due fronti opposti, quello a favore e quello contrario all’impianto, poiché siamo di fronte comunque ad una pagina negativa della storia amministrativa ed economica della città".

"La Cna ha sempre voluto dialogare tanto con chi proponeva il progetto quanto con il fronte ambientalista, e dopo una attenta valutazione ha aderito al protocollo d'intesa per l'indotto relativo alla catena del freddo. Ritenevamo (e riteniamo tuttora) che sia stato un errore, da parte di istituzioni e soggetti sociali, ignorare che la Brindisi Lng avesse ottenuto il parere positivo per la Valutazione di impatto ambientale e che, per effetto delle numerose e stringenti prescrizioni imposte dall’organo ministeriale, il progetto iniziale fosse stato stravolto e ci si trovasse, in effetti, sostanzialmente di fronte ad un nuovo progetto".

"Ma tale argomento, che pensiamo abbia un fondamento oggettivo anche a garanzia delle legittime ragioni ambientaliste, non è stato recepito nè dalle istituzioni locali nè dalle forze sociali. Pensavamo, e pensiamo, che ogni nuovo investimento debba essere perfettamente compatibile con la tutela dell’ambiente e della salute, ma al tempo stesso abbiamo sempre auspicato un confronto leale, sgombro da pregiudizi, sulla compatibilità di tale impianto e sui contenuti concreti di un investimento in un’area che presenta innumerevoli criticità come è quella di Brindisi".

Ed, invece, in questa città è accaduto e continua ad accadere esattamente il contrario, con opposte fazioni che restano su posizioni e non dialogano nel modo più assoluto. Si dovrebbe, inoltre, fare in modo che “il caso rigassificatore diventasse un esempio non replicabile: qualsiasi altra azienda che (speriamo) deciderà in futuro di investire a Brindisi, dovrà - conclude la Cna - avere certezze sui tempi di rilascio delle autorizzazioni, nella più ampia trasparenza delle procedure e nel rispetto più puntuale nelle norme di legge in materia ambientale. E questo potrà accadere solo in presenza di Amministrazioni forti, autorevoli e capaci di garantire tale trasparenza e di dare risposte in tempi brevi tanto alle grandi aziende quanto alle piccole e medie imprese".

Legambiente invece ricorda di aver "sempre evidenziato l'inaccettabile localizzazione di un terminal di rigassificazione nel porto di Brindisi e con estrema soddisfazione ha visto maturare nel tempo l'opposizione unanime all'impianto della Regione Puglia, dell'Amministrazione provinciale, del Comune di Brindisi e della comunità locale". Per Francesco Tarantini e Fabio Mitrotti, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e presidente del circolo di Brindisi l'ubicazione "è fin troppo vicina agli impianti petrolchimici e soprattutto fin troppo vicina alla zona abitata".

"Il porto di Brindisi ha poi una forma ad imbuto: l'ingresso del porto esterno, delimitato da un lato dalla punta delle isole Pedagne e dall'altro dalla diga - spiegano - è largo appena 600 metri. La frequenza dei trasporti di gas da rigassificare, si prevede che attraccherebbero 100 navi all'anno, circa 2 a settimana, limiterebbe in questo modo l'accesso di altre navi e dunque le attività commerciali sarebbero compromesse". Non si sarebbe trattato, quindi, di lentezza burocratica.

"In Puglia c'è un grande fermento sul fronte delle fonti rinnovabili - sottolinea ancora Tarantini - ma restano grandi problemi ambientali energetici che vedono Brindisi come un epicentro regionale e nazionale. Ci auguriamo che questa vicenda della British Gas possa indirizzare il dibattito sull'energia sulla giusta strada, partendo dalle politiche di efficienza ancora non adeguate e dall'ulteriore sviluppo delle fonti pulite, che marginalizzino sempre di più le fonti fossili, cominciando dal carbone, arrivando al 2050 con una Puglia e un'Italia senza più fossili per produrre energia elettrica, ripercorrendo lo stesso obiettivo che il governo tedesco si è dato recentemente".

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