“Dubbi su Grottaglie come aeroporto civile, meglio come hub per i charter”

Giuseppe Marinò: “No a guerre tra poveri, rischio di drenare risorse da Brindisi, restare lontani da Milano e continuare a non avere voli per gli Usa”

L'Aeroporto del Salento. Sotto, il presidente degli industriali di Brindisi, Giuseppe Marinò

BRINDISI – Non nasconde di avere più di qualche dubbio, il presidente degli industriali di Brindisi, sull’operazione – non semplicemente aritmetica – che la Giunta Emiliano avrebbe in animo di codificare con il rilancio dell’aeroporto di Grottaglie come scalo civile. Da aggiungere a quello del Grande Salento, un tempo chiamato Papola.

L’addizione non convince Giuseppe Marinò, preoccupato che nei fatti quel “più” possa alimentare una guerra tra poveri, per diventare un “meno” per Brindisi: “Si corre il rischio, quanto mai concreto, di spezzettare la regione Puglia, di drenare risorse dallo scalo brindisino che in verità resta ancora lontano da Milano e separato dal resto del mondo, perché se si intende volare negli Stati Uniti d’America, bisogna arrivare a Parigi. Per questo io mi chiedo quale sia la motivazione alla base di una volontà di questo tipo e non posso restare zitto se una cosa non mi convince”.

Giuseppe Marinò“Una persona modesta come me, al momento, in mancanza di comunicazioni dalla Regione Puglia, non ne conosce le ragioni”, precisa. E aggiunge, sempre a livello di precisazione: “Non sono abituato e non voglio fare il processo all’intenzione, né tanto meno sono uno che boccia qualsiasi progetto. Ma dico e ripeto: parliamone. Discutiamone e confrontiamoci, cerchiamo di capire cosa può davvero far decollare il nostro territorio, la Puglia, e cosa, invece no. Mi chiedo: esiste un progetto strategico?”.

L’interrogativo, ovviamente, è rivolto all’assessore regionale allo Sviluppo Economico, e prima ancora al governatore Michele Emiliano, visto che è di oggi la notizia della volontà di “realizzare un polo logistico integrato in cui la vocazione industriale dell’aeroporto di Taranto-Grottaglie si integri con l’operatività di carattere commerciale attraverso una rete di voli civili e attraverso collegamenti charter”. A Bari intendono “costituire un tavolo tecnico permanente, con sede a Grottaglie, per individuare tutte le possibili azioni da mettere in campo per il rilancio dell'aeroporto Arlotta quale importante scalo commerciale, industriale e civile”.

Marinò chiede ancora: “Siamo sicuri che sia effettivamente un vantaggio per tutti? Noi come cittadini, è chiaro, ci auguriamo che i voli aumentino, ma non posso non tacere una valutazione di fondo: seguendo tale direttrice, si corre il rischio di togliere qualcosa ad altri che hanno costruito la propria storia con fatica e ancora stanno lottando per ottenere altre cose. Allo stesso tempo, dico che se in Puglia avessimo anche più di due scali in modo tale da realizzare un hub aeroportuale, sarei molto contento. Ma il dubbio radicato è che in tal modo di possa scatenare una guerra tra poveri, situazione di cui la Puglia non ha assolutamente bisogno. Anzi. C’è il timore che vengano meno risorse per lo scalo di Brindisi, dove sì, ci sono una serie di voli, un po’ più degli anni passati, ma sappiamo bene che le distanze restano”.

“Se spezzettiamo, non credo che operiamo per il meglio e per il bene della Puglia, non accresciamo l’appeal e le potenzialità del nostro territorio”, va avanti il numero uno degli industriali di Brindisi. “Questo non vuol dire, ripeto, che sono contrario a priori. Vuol dire, invece, che credo sia necessario lavorare su un piano strategico, da intendere come complessivo, che riguardi la regione come sistema. Il che, fino ad ora, mi pare che non ci sia”.

“Grottaglie, con tutto il rispetto per le legittime vocazione di quello scalo, andrebbe bene per i cargo: sappiamo tutti la velocità con cui, oggi, viaggiano le merci. Basti considerare cosa succede con le vendite sulla piattaforma Amazon: ordini oggi e dopo due giorni ricevi il pacco a casa. Bene. Allora lavoriamo per realizzare a Grottaglie una piattaforma intermodale, progetto che era stato già presentato”. L’idea, infatti, non è inedita: negli anni della giunta di Nichi Vendola si parlava di atto di indirizzo, c’erano stati tavoli tecnici. “Se ne sono perse le tracce, ma adesso si corre il rischio di avere aeroporti personali o porti per l’attracco del canotto”, aggiunge. 

“Noi siamo e restiamo voce attiva, non facciamo politica, però abbiamo il dovere di non stare zitti per quanto di nostra competenza”. In silenzio, invece, sono rimasti i consiglieri regionali di Brindisi e i parlamentari di questa terra che proprio  dallo scalo del Grande Salento sono volati a Roma. Silenti, almeno per il momento.

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