“Ex Edipower, sito da chiudere o delocalizzare stando al preliminare del Pug”

Mauro D'Attis, Fi: "Il Dpp venne approvato dal Consiglio comunale il 25 agosto 2011 e non è possibile prescindere da quelle previsioni". Si astennero, tra gli altri, l'attuale assessore Salvatore Brigante e il capogruppo dei Democratici e socialisti Luciano Loiacono all'epoca all'opposizione

BRINDISI – Documenti alla mano, il consigliere di Forza Italia Mauro D’Attis “stoppa” la sindaca di Brindisi, la Regione Puglia e prima ancora la società A2a nuova proprietaria della centrale ex Edipower: “Quel sito è da chiudere o da delocalizzare, stando a quanto deciso dal Consiglio comunale nel 2011 al momento dell’approvazione del Documento programmatico preliminare del Pug, il piano urbanistico generale”.

Mauro D'AttisIl consigliere che, all’epoca era vice sindaco, ben ricorda che il 25 agosto di sei anni fa, in quella che fu l’ultima seduta delle Assise della gestione di centrodestra firmata Domenico Mennitti, venne adottato il Dpp, tuttora valido: “Qualsiasi discussione che riguarda il sito della ex centrale di Brindisi Nord non può prescindere dalle previsioni di quel documento. Lì si parla chiaramente di chiusura del sito o, in alternativa, comunque di delocalizzazione”, sostiene. Alla seduta erano presenti l’attuale assessore ai Lavori Pubblici, Salvatore Brigante, e l’odierno capogruppo dei Democratici e socialisti, Luciano Loiacono. Erano entrambi espressione del Pd e si astennero assieme ad altri cinque consiglieri di opposizione. La delibera venne approvata con 14 voti favorevoli e resta vincolante per il Comune sul piano della programmazione urbanistica.

A pagina 326 del Dpp si legge che “la centrale Edipower di Brindisi Nord sarebbe dovuta essere chiusa in forza di un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Industria del 4 luglio 1989, cui in seguito non fu mai data attuazione”. E ancora: “Qualora non fosse possibile addivenire alla chiusura, che porterebbe grandi vantaggi all’ambiente della città, potrebbe essere preso in considerazione il suo trasferimento a Cerano, sempre che le condizioni di vita utile e di obsolescenza degli impianti lo consentano”.

“Lo scenario che si presenta, lungi dall’essere estemporaneo o originale, rispecchia esattamente gli impegni del Protocollo d’Intesa tra Ministero dei Trasporti, Comune di Brindisi e Autorità portuale stipulato il 26 maggio 2009, al punto 3 sulla realizzazione di una darsena energetica s Cerano, al servizio del polo energetico e ha quindi già avuto un autorevole avallo ufficiale”. Sempre nel Dpp si legge che la “necessità di trasferire il porto carboni, chiudere o trasferire la centrale di Brindisi Nord, non risponde solo a motivi economici e di sviluppo ma a preminenti motivi di salute pubblica”.

“Questo significa che, al momento, il progetto presentato dalla società A2a per il nuovo polo delle energie rinnovabili è incompatibile rispetto alla previsione del preliminare del Piano urbanistico generale in corso di redazione", sottolinea D’Attis.“L'Amministrazione comunale - aggiunge - ha il dovere prima di definire le linee urbanistiche di questa città. Tra un po' la Giunta Carluccio compirà un anno da quando si è insediata e di nuovo Piano Urbanistico Generale non c'è traccia alcuna. Forse sarebbe il caso di accelerare su questo punto per evitare di essere tirati per la giacchetta da questa o quell'altra azienda che decide, legittimamente, di presentare nuovi insediamenti produttivi con il rischio di assenza totale di coordinamento istituzionale".
  

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