Abbandono del carbone, il Mise non convince il Comune di Brindisi

"Scenari scarni e contraddizioni con le richieste di riconversione dei grandi gruppi energetici. Urgente una riunione in loco"

BRINDISI – Dichiara apertamente la propria perplessità, la delegazione del Comune di Brindisi che ha partecipato all’incontro di oggi 19 giugno al Ministero dello Sviluppo Economico, organizzato dallo stesso Mise “per presentare una sintesi del percorso di accompagnamento  all'uscita dal carbone, prevista dalla Strategia Energetica Nazionale e dal Piano Nazionale Energia e Clima al  2025, d'intesa con il  gestore della rete elettrica Terna Spa, mostrando le condizioni  che occorrerebbero per  il  bilanciamento  della rete e dei carichi energetici, per compensare l'uscita dalla termogenerazione elettrica tradizionale”.

“A fronte dell'illustrazione delle quantità di energia in gioco, tra rinnovabili,  sistemi di accumulo, generazione a gas eccetera è emersa in generale una scarna rappresentazione di  scenario,  ovvero di possibilità di piena comprensione in termini di progettualità integrata, ricadute occupazionali, resistenza ulteriore delle fonti fossili per il tramite del  gas,  di costi energetici (inclusi  quelli  previsti dal cosiddetto capacity  market teso a finanziare le riserve di stoccaggio energetico), di affollamento  infrastruttuale, di  mix energetico  complessivo locale”, fa sapere l’amministrazione comunale.

Tale lacuna è stata evidenziata dagli interventi, “se pur iscritti in una generale fase di ascolto”, dei rappresentanti del Comune di Brindisi e di altri attori istituzionali presenti. A questo quadro “si aggiunga una scarsa chiarezza del crono-programma generale degli interventi di riconversione”. Infatti, anche se il processo di abbandono del carbone è scandito Sia dalla Sen che dallo stesso Pniec, “dall'altra sconta una contraddizione nell'ambito degli attuali procedimenti di riesame delle autorizzazioni statali, molte delle quali ancora centrate sulla definizione degli assetti impiantistici attuali ante riconversione”.

Smantellamento Edipower, centrale A2A Brindisi

E su questo punto la linea dell’amministrazione comunale brindisina di fatto coincide con i rilievi mossi dal cartello di associazioni locali (Ctg, Forum Ambiente Salute Sviluppo, Friday for Future, Isde Medici per l’Ambiente, Italia Nostra, Legambiente, No al Carbone, Wwf), le quali chiedono “che siano attivate le procedure per la discussione e la redazione del parere di competenza della Regione Puglia e delle osservazioni di competenza del Comune di Brindisi e dell'Ente Provincia, in relazione alla richiesta di verifica di assoggettabilità a Via presentata da A2A”.

Infatti, anche per il Comune di Brindisi “non sembrerebbero auspicabili le forti accelerazioni procedimentali promosse dai gestori presenti, laddove non consentano di mettere in luce, a fronte di tali semplificazioni ed accelerazioni, le ricadute i   termini di danno sanitario attraverso una Vis (Valutazione di Impatto Sanitario) appropriata e contestuale alla Via (Valutazione di Impatto Ambientale)”. 

La delegazione del Comune di Brindisi quindi non considera rassicuranti le affermazioni dei rappresentanti del Mise “in base alle quali qualsiasi intervento impiantistico, teso alla decarbonizzazione, non può che generare certe ricadute positive in termini ambientali e sanitari: occorre comunque una completa analisi costi benefici socio-economica ed ambientale. Tale visione parziale e indefinita necessita di essere approfondita ed implementata alla scala locale: il Comune di Brindisi ha delle sue specificità economiche ed ambientali, oltre a contribuire in modo massiccio e singolare all'approvvigionamento energetico del sistema Paese con enormi sacrifici ambientali che non possono essere in alcun modo esaustivamente trattati e ricondotti in tavoli plenari ed interregionali come quello odierno”. Pertanto, è la conclusione, “verrà reiterata dal Comune di Brindisi un'istanza di riproposizione del tavolo tematico a livello provinciale e comunale, alla presenza dei player e degli stakeholder che incidono sulla realtà e sulla composizione dell'offerta socio economico e territoriale locali”. 

La centrale Federico II di Enel Cerano

Coincidente la linea delle associazioni ambientaliste

Il cartello di associazioni dal canto loro chiedono al Comune di Brindisi, ma anche alla Regione Puglia, nello spirito dei percorsi internazionali intrapresi in difesa degli equilibri ambientali, “la dichiarazione di emergenza climatica, di importanza prioritaria in un territorio, quale quello di Brindisi, riconosciuto ad elevato rischio di crisi ambientale, sito di interesse nazionale ai fini della bonifica di aree fortemente inquinate e degradate ed interessata da un'alta incidenza di patologie degenerative, in primo luogo tumorali, come testimoniato dall'ultimo rapporto Sentieri e dal recente aggiornamento del Registro tumori Asl Brindisi”.

A proposito della contraddizione tra percorsi di abbandono progressivo del carbone da parte dell’Italia, e le attività di riconversione intraprese invece dai gruppi energetici, le associazioni chiedono (e già hanno di fatto ricevuto risposta dal Comune) “alla luce di quanto sopra, quali iniziative si intendono assumere affinché la Via sia integrata dalla Vis (Valutazione Impatto Sanitario), e quali iniziative si intendono assumere “affinché l’Area produttiva ecologicamente attrezzata individuata dal vigente Pptr (Piano Paesaggistico Tematico Regionale) divenga a tutti gli effetti Appea, ovvero Area Produttiva Paesaggisticamente Ed Ecologicamente Attrezzata, con tutti i riflessi inerenti gli indicatori ed i requisiti da rispettare, affinché gli insediamenti industriali siano compatibili ed ambientalmente sostenibili”.

La centrale Edipower-A2A di Costa Morena

Sul futuro dell’impianto A2A, le associazioni insistono per la chiusura e lo smantellamento: “Quali iniziative l'amministrazione comunale di Brindisi intende assumere affinché l'area occupata attualmente dalla dismessa centrale termoelettrica Brindisi Nord sia destinata nel revisionando Documento programmatico preliminare del Pug ad attività retroportuali nel rispetto del voto unanime dei presenti nel Consiglio comunale dell'agosto 2011 e di quello confermato nel Consiglio comunale del 1 ottobre 2018”.

Le associazioni ribadiscono, infine, “che non esiste alcuna motivazione tecnica a sostegno della domanda di punta in rete che giustificherebbe il progetto di A2A, in quanto la Puglia esporta il 50% della sua produzione elettrica. Dovrebbe essere pleonastico ricordare che la decarbonizzazione comporta la fuoriuscita dai combustibili fossili e non dal solo carbone, tanto più in un territorio di cui abbiamo sopra ricordato la profonda e certificata sofferenza e che continua ad avere una centrale a turbogas di Enipower da 1170 Mw ed altri impianti produttivi, oltre alla maggior parte di impianti fotovoltaici in Puglia”.

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