Il progetto della Sogesid per Micorosa: i dettagli degli interventi

I veleni accumulati negli anni, le procedure per definire gli interventi poi progettati dalla società pubblica

IL PROGETTO DEFINITIVO SOGESID PER MICOROSA

La contaminazione delle acque di falda risulta dovuta principalmente a: metalli pesanti (Al, As, Fe, Ni, Mn); idrocarburi aromatici (benzene, etilbenzene, stirene); composti alifatici clorurati cancerogeni e non (cloruro di vinile monomero, cloroformio, dicloroetano, dicloroetilene, dicloroetano, tricloroetano). Le concentrazioni in falda di alcuni elementi cancerogeni, quali i composti alifatici clorurati, superano i limiti di legge anche di 6 ordini di grandezza.

La contaminazione della falda, inoltre, è stata rilevata, con caratteristiche simili, anche in alcune aree di proprietà Syndial, adiacenti all’area Micorosa ed esterne al petrolchimico consortile. Tali aree sono state anche esse oggetto di un intervento già progettato e da realizzare a carico di Syndial, ma coordinato con il presente progetto sia per evitare uno spreco di risorse economiche dovuto alla duplicazione di opere, sia per assicurarne l’efficacia complessiva.

Bonifica Micorosa-2

In data 02.09.2013, in una riunione tecnica presso il Mattm si è convenuto che la Sogesid, in relazione alle “limitate disponibilità economiche”, elaborasse il progetto definitivo: a) del marginamento fisico lato mare nel tratto antistante l’area Micorosa e a protezione Sic/Zps Saline Punta della Contessa; b) dell’impianto di trattamento delle acque di falda inquinate da emungere; c) dell’impermeabilizzazione superficiale del corpo rifiuti a maggiore protezione della falda.

L’intervento del presente progetto costituisce la messa in sicurezza della falda dell’area Micorosa in cui è sito il corpo rifiuti, e ha lo scopo di evitare l’ulteriore migrazione della contaminazione da Micorosa verso le aree agricole e naturali. Il progetto si coordina con l’analogo progetto Syndial, con il quale diventa una messa in sicurezza permanente dell’intero sito, ma è funzionale, come messa in sicurezza d’emergenza, grazie alla presenza delle barriere idrauliche e dei pozzi di estrazione Voc e Dnapl.

Bonifica Micorosa 2-2-2

Descrizione dell’intervento pubblico

La messa in sicurezza del sito sarà effettuata mediante la realizzazione di un marginamento misto, costituito da barriere fisiche verso il mare e verso la Sic/Zps Saline Punta della Contessa, e da barriere idrauliche poste al confine con le aree Syndial e mediante il capping del corpo rifiuti. Il marginamento fisico sarà realizzato mediante diaframma impermeabile semiplastico in cementobentonite, dello spessore di 80 cm, con telo Hdpe interno; il diaframma, realizzato a protezione del mare e della Sic/Zps Punta della Contessa, sarà attestato per almeno 2 m nella formazione impermeabile di base costituita dalle argille in facies grigio azzurra, posta a una profondità di circa 25-27 metri dalla superficie.

Bonifica Micorosa 3-4

Le barriere idrauliche, poste lungo i confini nord e a sud dell’area, saranno realizzate mediante pozzi di emungimento e pozzi di estrazione dei contaminanti eventualmente presenti in fase separata (in particolare D-Napl, cioè liquidi più densi dell’acqua, come alcuni composti organici clorurati rinvenuti durante la caratterizzazione). I pozzi di emungimento, in caso di marginamento fisico totale dell’intera area (con la realizzazione degli interventi Syndial), avranno funzione di solo controllo del livello piezometrico (che sarà mantenuto poche decine di cm inferiore al livello del mare), mentre i pozzi di estrazione di D-NAPL resteranno in funzione per garantire la bonifica della falda.

Le acque emunte saranno avviate, mediante un sistema di adduzione costituito da condotte ed impianti di sollevamento, all’impianto di trattamento delle acque di falda, mobile e installato all’interno dei capannoni esistenti, che saranno manutenuti e rifunzionalizzati allo scopo.

Bonifica Micorosa 4-2

Descrizione dell’intervento

L’impermeabilizzazione superficiale sarà realizzata allo scopo di isolare il corpo rifiuti ed evitare la lisciviazione causata dalle acque meteoriche, con il conseguente trascinamento in falda di inquinanti. Sarà realizzata mediante una successione di geotessuto bentonitico, telo in Hdpe e geotessuti di corredo con funzioni antipunzonanti, grimpanti e drenanti, garantendo le prestazioni previste nell’All.1 del D.Lgs.36/2003 per le discariche di rifiuti speciali pericolosi.

Per effettuare la regimentazione delle acque meteoriche che raggiungono l’impermeabilizzazione, prima della sua posa in opera, sarà effettuata la sagomatura del corpo rifiuti (soprattutto mediante rinterri per limitare al massimo la movimentazione del rifiuto) in modo da garantire le pendenze minime necessarie allo smaltimentodelle acque. Un sistema di canalette convoglierà le acque di pioggia verso il manufatto di recapito a mare realizzato in sottopasso rispetto alla strada lungomare.

Bonifica Micorosa 5-2

Si prevede anche di realizzare 4 stazioni di estrazione e trattamento dei Voc presenti nello strato insaturo, realizzate mediante pozzi e impianto locale dotato di filtri, apparecchiature di separazione delle condense e serbatoi di stoccaggio delle stesse. Sarà realizzato anche un tratto di scogliera in massi calcarei naturali di I e II categoria, per proteggere le opere di messa in sicurezza dall’erosione del mare.

Infine, si è prevista la rinaturalizzazione dell’area, effettuata mediante la posa in opera di terreno vegetale (sia sul corpo rifiuti impermeabilizzato, che sull’area di cantiere, una volta smentellata) e la piantumazione di idonee specie arboree e arbustive.

Bonifica Micorosa 6-2

Diaframma composito cemento/bentonite e telo Hdpe (permeabilità k<=10-9 m/s)

L’altezza media del diaframma prevista è di circa 28-30 m e la sua esecuzione sarà preceduta da uno scavo preliminare, largo circa 2-3 m e profondo 1,2 m, per la realizzazione delle corree di guida in calcestruzzo armato, che le macchine operatrici seguiranno. Lo scavo superficiale, inoltre, garantirà che eventuali refluimenti della miscela bentonitica non si disperdano nei terreni adiacenti l’intervento. Il telo interno in HDPE sarà inserito nella miscela ancora fresca mediante un sistema di guida e ancoraggio al fondo. Per superare la presenza di blocchi o strati calcarenitici, sarà effettuato, ove necessario, uno scavo in due tempi.

Bonifica Micorosa 7-2

Barriere idrauliche e pozzi di estrazione Dnapl, Voc

Numero 10 pozzi posizionati a monte del diaframma, con funzione di controllo del livello piezometrico della falda (mantenuto poche decine di centimetri al di sotto del livello del mare antistante);  6 pozzi e 12 pozzi posti rispettivamente lungo il confine nord e lungo il confine sud e sud-ovest della proprietà Micorosa, con la funzione di barrieramento idraulico della contaminazione;  6 sistemi di estrazione a pozzo di liquidi presenti in fase separata più pesante dell’acqua Dnapl (Dense non aqueous phase liquid) dotati di serbatoio di accumulo del prodotto da inviare successivamente a discarica; 4 stazioni di estrazione e trattamento dei Voc, realizzate mediante pozzi di estrazione e impianto di trattamento locale (filtri e apparecchiature di separazione condense);  9 stazioni di sollevamento, per l’adduzione delle acque estratte al Taf, che addurranno le portate emunte al Taf secondo lo schema idraulico.

Bonifica Micorosa 8-2

Opere di protezione dal rischio erosione

La scarpata naturale, che si trova a pochissimi metri dal mare, risulta oggetto di attacchi erosivi determinati dalle mareggiate, che ne determinano il continuo arretramento e la possibilità, in un futuro, che il diaframma sia messo a giorno in qualche sua parte. D’altro canto, per la sua stessa natura, il diaframma non ha caratteristiche strutturali tali da assicurarne un’autonoma resistenza alle mareggiate, infatti la bentonite utilizzata nella miscela per raggiungere l’impermeabilità richiesta ne determina un abbassamento di resistenza.

Trattandosi di opere messa in sicurezza permanente di un area fortemente inquinata (sia per concentrazioni che per tipologia di contaminanti), si è deciso prevedere un’opera di protezione della scarpata dall’azione delle mareggiate mediante una scogliera radente (realizzata con caratteristiche analoghe a quella esistente poco a nord) costituita da due strati di massi naturali del peso compreso tra 1 e 3 t, al disotto dei quali è prevista la posa in opera di uno strato filtro costituito un geotessuto.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Giallo di Ceglie: i due rumeni si sarebbero uccisi a vicenda

  • Attentato a Brindisi: bomba devasta l'ingresso di un bar in viale Commenda

  • Incidente sulla circonvallazione: giovane motociclista in ospedale

  • Inseguimento si conclude con scontro frontale: un arresto

  • Grave aggressione contro operatori del 118: danneggiata un'ambulanza

  • Incidente sulla superstrada, auto contro alberi: grave un giovane

Torna su
BrindisiReport è in caricamento