Messa in sicurezza ex Edipower: "Le aziende locali non avevano i requisiti"

Iniziati nei giorni scorsi gli interventi improrogabili di messa in sicurezza della centrale Edipower. Polemica del Cobas per mancato impiego di manodopera locale. Marinò: "Le aziende brindisine verranno coinvolte nella seconda fase"

BRINDISI – Per i lavori di bonifica e demolizione bisognerà ancora aspettare. Sono “interventi improrogabili di messa in sicurezza” quelli avviati nei giorni scorsi presso il sito dell’ex centrale termoelettrica Edipower, situato a Costa Morena. Si tratta di una differenza di non poco conto, perché l’arrivo di camion e mezzi meccanici nello stabilimento ha innescato una polemica sul mancato utilizzo di aziende e manodopera del posto da parte del gruppo A2A. 

La polemica del Cobas

Il segretario del Cobas Brindisi, Roberto AprileIl sindacato Cobas, in particolare, attraverso una nota a firma del segretario provinciale, Roberto Aprile, ha chiesto “il blocco immediato di qualsiasi percorso autorizzativo alla società A2A fintanto che le ditte che stanno realizzando interventi di bonifica per conto della suddetta azienda all'interno della centrale denominata ‘Brindisi Nord’ non assumeranno quote significative di personale locale”.

Nel comunicato sindacale si legge di “centinaia di lavoratori portati al seguito da aziende di Milano, Civitavecchia e Milazzo”, senza tener conto "dei disoccupati brindisini e dei lavoratori ancora in cerca di una occupazione, dopo essere stati licenziati da altre aziende della zona industriale di Brindisi”. Per questo il Cobas “chiede intanto un incontro al prefetto di Brindisi e al commissario del Comune, Santi Giuffré, affinché si rappresenti la situazione che si è venuta a determinare e chiedere successivamente alla A2A una immediata correzione”. 

La posizione di Confindustria

Ma Confindustria Brindisi, come accennato, invita a non confondere i lavori di messa in sicurezza avviati in questi giorni, con gli imponenti interventi di bonifica e demolizione compresi nel progetto di riconversione del sito presentato da A2A, che prevede la realizzazione di un impianto di trattamento Forsu per il recupero della frazione organica finalizzato alla produzione di gas naturale e compost di qualità anche per l’utilizzo in agricoltura biologica, un impianto solare termodinamico per la produzione di energia elettrica, un mini impianto eolico da 165 kw, un’area infrastrutturata per la sperimentazione con l’università.

Il presidente di Confindustria Giuseppe Marinò-2E’ il presidente dell’associazione degli imprenditori, Giuseppe Marinò, a chiarire la questione. “Quando A2A ha fatto il bando per queste prime attività di demolizione- dichiara a BrindisiReport Marinò - ha cercato in Italia delle aziende che avessero delle referenze nel settore delle demolizioni industriali di impianti. Sul territorio, un’azienda con referenze di questo tipo, non c’è. Noi nel nostro passato, purtroppo, abbiamo costruito quasi più di quello che abbiamo demolito. Lo dico quasi come un fatto positivo, perché a me piace più costruire che demolire”. A2A, dunque, “ha attinto dalla griglia di 4-5 aziende nazionali e ne ha scelta una, che sta impiegando 15-16 lavoratori che si è portata appresso, che credo siano lavoratori specializzati in questo settore”. 

In questa prima fase di interventi, insomma, non era previsto il ricorso ad aziende locali. Queste, invece, dovrebbero entrare in gioco quando inizieranno i lavori veri e propri di smantellamento e bonifica dell’area, sulla base di un’intesa raggiunta di recente fra la stessa Confindustria e A2A. “Sul piano di committenza generale che riguarderà le attività di demolizione degli impianti preesistenti – conclude Marinò - abbiamo fatto più di un tavolo con A2A e di intesa con loro, sul pianto di interventi successivo, si è stabilito che si deve costruire un percorso virtuoso tanto da coinvolgere il più possibile le imprese del territorio e i lavoratori. Su questo non è cambiato nulla, a meno che non venga smentito da A2A". 

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