Intervento/ Ennesima messinscena sulla centrale di Brindisi Nord

Ancora una volta è andata in onda l'ennesima messinscena del capitolo A2a. Si legge sulla stampa che la società di servizi di pubblica utilità insiste nell'intento di portare a termine il progetto di co-combustione ("monnezza" + carbone) nonostante associazioni, dati sulla mortalità per neoplasie e Sindaco di Brindisi si siano espressi negativamente sul progetto, fumoso

BRINDISI - Ancora una volta è andata in onda l’ennesima messinscena del capitolo A2a. Si legge sulla stampa che la società di servizi di pubblica utilità insiste nell’intento di portare a termine il progetto di co-combustione (“monnezza” + carbone) nonostante associazioni, dati sulla mortalità per neoplasie e Sindaco di Brindisi si siano espressi negativamente sul progetto, fumoso, e come pure il partito, il PD, cui appartiene e di cui è esponente di rilievo il Sindaco stesso.

Subdolamente si cerca di legare questo progetto al problema occupazionale, facendo finta che non siano percorribili altre soluzioni. O meglio la soluzione alternativa alla riconversione dell’impianto proposta dall’azienda sarebbe la migrazione dei dipendenti dello stabilimento di Brindisi verso altri impianti che la società gestisce in Italia.

E facendo finta che quell’area non possa essere utilizzata per servizi di natura portuale.
Sarebbe quindi l’occasione, nella prospettiva della riforma delle autorità portuali e del ruolo di infrastruttura per i collegamenti con i Balcani e con il sud del mediterraneo che Brindisi dovrebbe conquistare nello scenario europeo, per progettare il piano di sviluppo del porto ripensando le infrastrutture esistenti, una volta esemplari, oggi inadeguate ed insufficienti.

Perché, quindi, la città di Brindisi dovrebbe accettare, ancora una volta supinamente, il ricatto occupazionale per appiattirsi su un progetto che prevede di bruciare al centro della città carbone e CDR che non è propriamente un bio-carburante (risultati della combustione sarebbero gas tossici, diossine e dibenzofurani cancerogeni e mutageni, particolato e nanopolveri cancerogene, metalli pesanti volatili tossici e cancerogeni, SO2, NOx, Mercurio neurologico).

Che senso ha riproporre questo progetto se anche il Piano regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani è sufficientemente chiaro rispetto alla produzione di CDR/CDS: questa dovrebbe essere residuale rispetto alla prevenzione, il riutilizzo, il riciclaggio. Tanto che in esso si legge, in premessa, a proposito del CDR “per trattare questo quantitativo, palesemente minoritario, non sono contemplati nuovi impianti pubblici dedicati al trattamento termico, ma si è introdotta l’innovativa possibilità di procedere al recupero di materia”.

Allora, se il CDR/CDS deve essere per la Regione Puglia una produzione residuale del ciclo dei rifiuti, da dove dovrebbe provenire il combustibile per alimentare un impianto importante come quello che vorrebbe realizzare in città la A2a se non dalle alte regioni?

Ed invece di investire sull’ambiente e sull’ambientalizzazione si continua a discutere sull’ennesimo impianto di produzione di energia elettrica che andrebbe ad impattare su una situazione ambientale già fortemente compromessa.

Gli attori in gioco, impegnati nella definizione di un accordo di programma con il Ministero dello Sviluppo Economico, facciano la propria parte chiedendo senza ulteriore indugio i finanziamenti per effettuare le bonifiche che restituiscano porzioni di territorio devastati agli utilizzi utili allo sviluppo; propongano un programma di sviluppo sostenibile e chiedano alle aziende con un maggiore carico ambientale presenti sul territorio brindisino l’ambientalizzazione dei propri processi produttivi.

Bonifiche, ambientalizzazione dei processi produttivi, opere di infrastrutturazione, sviluppo attività produttive nel settore della green economy, insieme al rilancio del porto possono rappresentare i punti cardine della ripresa dell’attività produttiva e la soluzione del problema occupazionale.
Dare il via alla “nuova” centrale a carbone + CDR/CDS rappresenterebbe una sconfitta per Brindisi e la sua classe dirigente. 

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