Intervento/ Se l'importante è fare girare i soldi

Il business del turismo gastronomico in Salento, ed in Terra di Brindisi in particolare, ha preso forma. Purtroppo lo sta facendo nel peggiore dei modi, arruffato nelle mani di alcuni carissimi amici che sanno molto di business e pochissimo di enogastronomia.

Ceglie Messapica

Il business del turismo gastronomico in Salento, ed in Terra di Brindisi in particolare, ha preso forma. Purtroppo lo sta facendo nel peggiore dei modi, arruffato nelle mani di alcuni carissimi amici che sanno molto di business e pochissimo di enogastronomia e, attraverso ogni via, perseguono la realizzazione di profitti impipandosene allegramente di regole, storia, territorio, tradizioni e cultura.

Esponenti di quella politica di seconda fila per i quali “l’importante è far girare il denaro”, aggrovigliati negli enti erogatori e con le giuste amicizie scambiano per capacità imprenditoriale una semplice attività di rapina e di impoverimento del territorio. Magari non lo fanno per cattiveria o per malignità, semplicemente appartengono alla categoria degli uomini-locusta, passano, divorano ogni cosa e desertificano.

Scrivemmo per tempo che il turismo può essere la più inquinante delle industrie perché inquina la cultura e financo l’anima. Uno degli esempi di format, mi spiace dirlo, è stato il Negroamaro Wine Festival di Brindisi: accozzaglia di millanta espositori e di millanta visitatori più in una visione fieristica e di sagra che di valorizzazione dei prodotti del territorio e del territorio medesimo.

Tacemmo perché la speranza che fosse una malanno giovanile è sempre presente e immaginammo che il giorno dopo si addivenisse a più miti consigli, ad una maggiore attenzione alle poche e semplici parole che capita di scambiare. Ed invece la sordità incombe fino a pervadere il tempio del turismo enogastronomico della provincia di Brindisi, fino ad intaccare il punto primario che dovrebbe essere il faro per uno sviluppo armonico e duraturo dell’enogastronomia: Ceglie Messapica.

Leggo con profondo rammarico che la scuola cegliese, baluardo planetario di ieri, di oggi e di domani è tenuta fuori da bandi banditi e stento a credere che Luigi Caroli, persona verso la quale ho avuto e ho il massimo rispetto, si faccia coinvolgere in uno stravolgimento storico che non ha nulla di rivoluzionario se non semplice vandalismo.

A chi giova tener fuori la storia di Ceglie? Per quale ragione si propinano queste scelte, forse che trasformare un evento in sagra produce più spiccioli? E allora vendete patatine e improbabili wurstel agli angoli della strada, aprite a hamburger e hot dog e perché no a felafé e kebab. Tutto rispettabilissimo ed anche gustoso, ma quanto è il prezzo dell’anima?

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