La infinita "guerra delle lepri"

BRINDISI - Carciofi mordicchiati, da buttare via, sforzi vanificati, soldi buttati al vento: proprio non si riesce a trovare una soluzione che salvi lepri e raccolti, in quel della riserva naturale delle Saline di Punta della Contessa dove gli animali continuano a rendere impossibile il lavoro degli agricoltori. Una ventina di produttori, stamani, hanno protestato davanti al Comune che ha più volte avviato programmi di cattura avversati da associazioni animaliste e ambientaliste (Lepa, Legambiente, Wwf e Lav) che l’hanno sempre spuntata al Tar, ottenendone la sospensione.

Un agricoltore mostra il danno arrecato dalle lepri

BRINDISI - Carciofi mordicchiati, da buttare via, sforzi vanificati, soldi buttati al vento: proprio non si riesce a trovare una soluzione che salvi lepri e raccolti, in quel della riserva naturale delle Saline di Punta della Contessa dove gli animali continuano a rendere impossibile il lavoro degli agricoltori. Una ventina di produttori, stamani, hanno protestato davanti al Comune che ha più volte avviato programmi di cattura avversati da associazioni animaliste e ambientaliste (Lepa, Legambiente, Wwf e Lav) che l’hanno sempre spuntata al Tar, ottenendone la sospensione.

I raccolti vengono puntualmente compromessi dall’azione delle lepri che non sono autoctone ma sono state riversate tempo fa in quella zona e lì (per fortuna) non possono essere oggetto di caccia, né – stando alle varie sentenze – possono finire in trappola per essere trasferite altrove. Il Tar di Lecce ha in più circostanze (una delle ultime nel giugno 2012) ritenuto che non sia “compatibile col rispetto dell’ambiente, nel quale certamente si colloca anche il concetto di controllo demografico, la scelta comunale di un mezzo di contenimento quale la cattura individuato come alternativa agli specifici strumenti previsti dalla legge”.

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Le lepri (stando alle stime vi sarebbero più di mille esemplari che appartengono specie non autoctone) si nutrono dei frutti del raccolto dei coltivatori brindisini. Il Comune di Brindisi aveva avviato programmi di cattura nel 2009 e poi ancora nel 2011, con provvedimenti del settore Ambiente. Lo scorso dicembre l’ente ha avviato un attività interlocutoria con l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, per giungere a una definizione del problema, in modo da tutelare i produttori, facendo in modo che a subirne le conseguenze non sia la fauna indigena. Sono esasperati gli agricoltori, non ne possono più e hanno quindi deciso di manifestare, al volante dei propri mezzi agricoli hanno sfilato al centro della città, proprio in piazza Matteotti, davanti ai cancelli di palazzo di città. La risposta? Work in progress.

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