L'Autorità ripara i pontoni e diserta l'asta

BRINDISI - L'Autorità portuale spende 250mila euro per ripristinare due vecchi pontoni ricevuti in comodato oneroso, ma poi al momento giusto per aggiudicarseli definitivamente, quando i pontoni stessi vanno all'asta, non si presenta. I pontoni a giugno sono stati aggiudicati dal tribunale di Brindisi all'impresa Barretta per la cifra richiesta dalla curatela fallimentare, 48mila euro circa. Tutto ciò è avvenuto prima dell'arrivo del commissario ministeriale, Ferdinando Lolli: la domanda di partecipazione all'asta scadeva infatti a maggio.

I due pontoni a S.Apollinare

BRINDISI - L'Autorità portuale spende 250mila euro per ripristinare due vecchi pontoni ricevuti in comodato oneroso, ma poi al momento giusto per aggiudicarseli definitivamente, quando i pontoni stessi vanno all'asta, non si presenta. I pontoni a giugno sono stati aggiudicati dal tribunale di Brindisi all'impresa Barretta per la cifra richiesta dalla curatela fallimentare, 48mila euro circa. Tutto ciò è avvenuto prima dell'arrivo del commissario ministeriale, Ferdinando Lolli: la domanda di partecipazione all'asta scadeva infatti a maggio.

I due pontoni (che BrindisiReport.it mostra nelle due foto) appartenevano al cantiere Deflo, giunto a fallimento dopo una travagliata vicenda cominciata con una richiesta di sgombero da parte dell'Autorità portuale, gestione Giuseppe Giurgola. Si trattava di due cassoni varati una ventina di anni fa, in condizioni non certo ottimali. Ma l'Autorità portuale ne aveva bisogno per attrezzare l'ormeggio delle navi da crociera a Sant'Apollinare, nella stagione 2010.

Così ottenne dal curatore fallimentare, avvocato Alessandro Caiulo, la possibilità di utilizzare i cassoni ex Deflo, ma a condizioni di ripristinarli a regola d'arte. Operazione del resto necessaria per l'uso che l'Authority intendeva farne. Sembra che degli interventi di manutenzione si sia occupata la Leucci Costruzioni, l'azienda brindisina specializzata soprattutto in torri eoliche (è una delle imprese leader nel settore, al Sud), amministrata dal presidente di Confindustria Brindisi, Giuseppe Marinò.

Rimessi completamente a nuovo e in sicurezza, i due pontoni sono stati poi nuovamente varati a Sant'Apollinare per l'accosto delle navi da crociera. Poi, quando su quella banchina sono cominciati i lavori di modifica previsti nel Piano triennale delle opere, e le navi da crociera sono state spostate alla banchina ex Carbonifera, alla vecchia stazione marittima, i pontoni sono stati riconsegnati alla curatela fallimentare.

Nella scorsa primavera, dovendo procedere alla vendita dei beni Deflo, il curatore ha invitato all'asta dei pontoni le Autorità portuali di Brindisi, Taranto e del Levante, nonché una seri di cantieri navali ai quali i due pontoni potevano tornare utili. Ma, a parte qualche manifestazione di interessa da parte di privati, che poi non hanno presentato domanda di ammissione all'asta, nessuno si è fatto avanti.

Ha partecipato alla vendita dei pontoni solo la Fratelli Barretta, l'impresa di rimorchio che opera nel porto di Brindisi, offrendo la cifra minima richiesta dalla curatela, vale a dire 48mila euro. Perché l'Autorità portuale brindisina dopo aver speso molto, ma molto di più per rimettere in sesto i pontoni, non ha ritenuto di partecipare alla gara? E' una delle tante domande sulle scelte compiute dall'Authority, che comunque può contare su un gruppo di difensori d'ufficio su Facebook, specializzato nel bersagliare personalmente i giornalisti di BrindisiReport.it. Forse loro avranno una risposta anche per la storia dei pontoni.

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