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Nanotecnologie del futuro targate Enea

BRINDISI - Nanotecnologie: arrivano dai laboratori del Centro Ricerche Enea di Brindisi le ultime novità. E promettono applicazioni nel settore del fotovoltaico ma anche nel campo della optoelettronica e sul fronte della lotta alla contraffazione. Sono stati infatti realizzati materiali plastici nei quali sono presenti nano cristalli semiconduttori che si assemblano da soli. Questi materiali, e le ricerche che si svolgono nei laboratori Enea di Brindisi sono stati presentati in occasione del convegno organizzato in occasione dei 10 anni del centro, che ha direzione e laboratori presso la Cittadella della Ricerca.

Nicola Quaranta16 novembre 2011

BRINDISI - Nanotecnologie: arrivano dai laboratori del Centro Ricerche Enea di Brindisi le ultime novità. E promettono applicazioni nel settore del fotovoltaico ma anche nel campo della optoelettronica e sul fronte della lotta alla contraffazione. Sono stati infatti realizzati materiali plastici nei quali sono presenti nano cristalli semiconduttori che si assemblano da soli. Questi materiali, e le ricerche che si svolgono nei laboratori Enea di Brindisi sono stati presentati in occasione del convegno organizzato in occasione dei 10 anni del centro, che ha direzione e laboratori presso la Cittadella della Ricerca.

Messa a punto e brevettata da Francesco Antolini, Ciro Esposito, Leander Tapfer ed Enrico Trave del centro Enea di Brindisi, la tecnica, perfezionata nell'ambito del progetto Ponamat finanziato dalla Regione Puglia, consente di ottenere il materiale partendo da un polimero, contenente il precursore delle nanoparticelle formato da lunghe catene di atomi tra cui quelli di cadmio e di zolfo.

"Le nanoparticelle si generano successivamente all'interno del polimero per effetto di un processo di riscaldamento o di irraggiamento laser e hanno dimensioni che vanno dai due ai cinque miliardesimi di metro", ha spiegato Maria Lucia Protopapa, fisico esperto di proprietà ottiche dei materiali dell'Unità tecnica tecnologie dei materiali del centro Enea di Brindisi.

"Il riscaldamento - ha proseguito - innesca una reazione chimica chiamata termolisi: cioè l'energia cinetica aumenta all'aumentare della temperatura e fa scattare una serie di complesse reazioni che comportano la separazione della parte organica del precursore da quella inorganica. In particolare, la parte inorganica resta sotto forma di atomi di cadmio e di zolfo legati tra loro per formare nanoparticelle di solfuro di cadmio".

Polimeri conduttori come questi potrebbero essere utilizzati per realizzare celle solari ibride flessibili, adatte a borse per ricaricare cellulari o computer portatili. Nelle celle solari ibride le nanoparticelle hanno la funzione di ricevere e trasportare gli elettroni generati dalla radiazione solare nel polimero. La tecnica permette di ottenere anche materiali polimerici isolanti anticontraffazione per un duplice motivo: le nanoparticelle si formano in maniera spazialmente controllata solo dove passa il raggio laser e sono fotoluminescenti se illuminate da luce ultravioletta. Per tale motivo, sotto irraggiamento ultravioletto, il polimero rivela scritte preventivamente tracciate con il fascio laser.

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