Cittadella, il polo universitario, la politica e le speranze dei giovani

Crollo dei servizi, raddoppio degli abbonamenti, mancanza di progetti per ricerca e università. Si rischia di perdere tutto

BRINDISI – Il tema del rilancio di Cittadella della Ricerca, su cui questo giornale spesso in totale solitudine ha sempre mantenuto acceso un importante riflettore dal 2010 in poi, non è ancora tra i primi impegni nelle agende degli enti locali interessati e, temiamo, neppure della Regione Puglia. E con esso anche gli impegni che riguardano non solo la ricerca, ma anche la scuola e il diritto allo studio, con i disagi e i prezzi che tutto ciò comporta per le famiglie.

L’ultimo problema sollevato e denunciato da BrindisiReport, quello della revoca dello sconto sul costo degli abbonamenti per gli studenti universitari della provincia di Brindisi che utilizzano i mezzi della Stp per raggiungere Cittadella della Ricerca e i suoi due corsi di Ingegneria industriale (triennale) e Ingegneria aerospaziale (specialista biennale), e per  quelli che utilizzano i pullman extraurbani per raggiungere le facoltà a Lecce, è tutt’altro che marginale.

La direzione della Stp spiega che una società pubblica di trasporto locale non può applicare sconti sugli abbonamenti, se non vi è copertura da parte del soggetto convenzionato, in questo caso l’Università del Salento, che a quanto pare non ha versato ciò che era stato stabilito. Quindi gli abbonamenti sono tornati a prezzo pieno, e oscillano tra i 30 e gli 80 euro mensili. Quindi Università del Salento in reale difficoltà economica, o solo poco interessata a mantenere in vita il polo di Brindisi – Cittadella della Ricerca?

La sede di Unisalento alla Cittadella

La memoria torna indietro di qualche anno, sino al trasferimento a Lecce dell’intera Facoltà di Scienze sociali, fondata a Brindisi grazie alla convenzione tra Unisalento, Comune capoluogo sindaco Domenico Mennitti, e Provincia di Brindisi presidente Michele Errico, amministrazioni che destinarono sostanziatosi contributi alla nascita e al mantenimento in vita di quella offerta formativa che raggiunse il tetto di 1200 studenti.

Tutto poi trasferito a Lecce, inclusa la sede del dipartimento, ufficialmente per i cambiamenti intervenuti nella partecipazione economica del Comune e soprattutto della Provincia nel sostegno alla facoltà. Si avverte però anche, tenendo contro dei tagli del governo nazionale all’istruzione e all’università e non solo alle rimesse per le amministrazioni locali, un problema di strategia di Unisalento verso il polo brindisino che tra l’altro giustifica quella denominazione, che non è più Università di Lecce.

Ora sopravvivono a Brindisi-Cittadella della Ricerca i due corsi triennale e specialistico per ingegneri dell’aerospazio, il più richiesto dei requisiti formativi a livello globale, ma che accade? Che per dieci mesi di frequentazione dei corsi uno studente che arriva dal nord della provincia dovrà sborsare 800 euro, quasi quanto l’ammontare medio delle tasse universitarie annuali. E’ irrilevante ciò per una famiglia, spesso monoreddito?

La qualità dell’insegnamento non è inferiore a quello di altre realtà accademiche, il rapporto con i professori è buono favorito anche dal numero non elevato degli studenti , circa 300 in tutto, con non poche donne, la laurea specialistica porterà l’imprimatur sia di Unisalento che del Politecnico di Bari. Ma le condizioni ambientali, se così si possono definire (mancanza di vigilanza, mancanza totale di illuminazione serale, ed ora il costo del trasporto), rischiano di far passare in secondo piano ogni pur necessaria riflessione sulla possibilità di migliorare l’offerta formativa.

Unisalento-Cittadella, la palazzina delle aule

Si parla tanto di Cittadella, ma si fa ancora molto poco. E se si continuerà a fare molto poco, anche per il polo universitario che ne è componente essenziale, il destino di quel parco scientifico-tecnologico alla fine dipenderà non più dalla determinazione solo dichiarata del territorio a mantenerlo in vita, ma dalle scelte obbligate che ogni soggetto in esso insediato prima o poi dovrà compiere.

Cos’è nel XXI secolo un territorio del Sud dell’Italia privo di ricerca scientifica, alta formazione, conoscenza? La risposta è talmente ovvia che solo una profonda ignoranza (o l’arroganza di certa politica, che è equivalente) impedirebbe di intuirla. Eppure si perde tempo, e di conseguenza non solo attrattività, ma anche parte del terreno conquistato in passato.

Esagerazioni, di fronte al raddoppio del costo dell’abbonamento di uno studente universitario? A nostro modesto avviso, no. Non bisogna cedere su nulla: sugli abbonamenti, sulla guardiania, sulle manutenzioni, sulle pulizie, sui riscaldamenti, per arrivare a parlare dei famosi allacci alle reti fognaria e dell’acqua potabile della zona industriale di Mesagne, all’autosufficienza energetica, alla ristrutturazione e destinazione degli immobili.

Un progetto insostenibile per la sola Provincia di Brindisi, proprietaria del complesso, o per il solo Comune capoluogo. Serve un piano reale di rilancio di cui occorre quantificare i costi, che nella parte delle urgenze non sono certo insostenibili per la Regione Puglia, la quale deve mettersi alla testa di questa operazione. Basta con le incertezze e gli annunci anche a Bari.

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