Porticciolo, interdittiva antimafia: Bocca di Puglia ricorre al Tar

La società chiede la sospensiva del decreto del presidente dell’Authority, dopo il provvedimento della Prefettura di Roma per Igeco, socio di maggioranza

BRINDISI – Approda davanti ai giudici del Tar il caso della revoca della concessione demaniale marittima alla società Bocca di Puglia, nata nel 2000 per la gestione del porticciolo turistico Marina di Brindisi.

Il caso

Ugo Patroni Griffi-4Bocca di Puglia spa ha impugnato il provvedimento firmato dal presidente dell’Authority chiedendo la sospensiva, in modo tale da congelare subito gli effetti della revoca e scongiurare il rischio connesso all’Alt imposto da Ugo Patroni Griffi (nella foto accanto) dopo l’interdittiva antimafia della Prefettura di Roma, a carico della società Igeco spa, socio di maggioranza di Bocca di Puglia.

Il ricorso è stato notificato lunedì scorso, 6 maggio 2019, all’Autorità di sistema del mare Adriatico meridionale. A questo punto si attende la fissazione dell’udienza destinata alla valutazione della richiesta di sospensiva, ritenuta necessaria dagli avvocati che rappresentano Bocca di Puglia. Anche in considerazione del fatto che, stando al decreto del presidente dell’Authority datato 25 marzo, la società deve sgomberare l’area ad oggi occupata in forza della concessione rilasciata 19 anni fa, entro 120 giorni.

Lo sgombero dell’area

Dal decreto, infatti, scaturisce l’obbligo per Bocca di Puglia, in persona del suo legale rappresentante, di “sgomberare l’area demaniale e gli specchi acquei, oggetto delle concessioni, da persone e cose, entro il termine di 120 giorni dalla data della notifica”. Il periodo di tempo è stato considerato sufficiente in relazione alla “complessità della struttura dell’approdo turistico”. Nel caso in cui, questo periodo di tempo dovesse trascorrere “inutilmente”, l’Autorità provvederà d’ufficio ai sensi del Codice della navigazione, con addebito delle spese, fermo restando che l’occupazione oltre quei termini, sarà considerata abusiva. 

Il porticciolo ospita 638 posti barca. Il futuro immediato della struttura di Brindisi, quindi, dipende dal giudizio del Tribunale amministrativo regionale.

L’interdittiva

La revoca della concessione è stata firmata perché “le misure di self cleaning avviate da Bocca di Puglia nei confronti del socio di maggioranza attinto da informazione antimafia, al fine di espungerlo dalla governance della società, non danno – allo stato – garanzia di sterilizzazione e allontanamento dal pericolo di condizionamento/infiltrazione mafioso/a, della società concessionaria”.

Andare avanti, non sarebbe stato possibile, secondo Patroni Griffi. Non in considerazione dell’esito dell’istruttoria avviata per dare la possibilità, così come previsto dalla legge, di esaminare la documentazione prodotta tanto dal concessionario che dal socio di maggioranza.

Il Marina di Brindisi

Le società

Bocca di Puglia e Igeco, titolare del pacchetto azionario nella misura del 55,27 per cento hanno depositato nei mesi scorsi, a partire dalla fine di ottobre 2018, una serie di atti ritenuti in grado di neutralizzare il quadro evidenziato nell’interdittiva firmata dal prefetto di Roma. Ma quelle misure, secondo il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale non sono idonee, stante la “natura preventiva dell’informazione interdittiva” e tenuto conto anche del fatto che si tratta di “misura volta alla salvaguardia dell’ordine pubblico economico, della libera concorrenza tra le imprese e del buon andamento della Pubblica Amministrazione”. Questo effetto domino,  “ancorché – è scritto – il provvedimento ha colpito il solo socio di maggioranza, Igeco costruzioni spa e non la concessionaria Bocca di Puglia”.

Nel decreto di revoca, inoltre, è stato richiamato il Codice Antimafia ed è stato fatto riferimento alla tipizzazione dell’istituto attraverso il quale si “constata una obiettiva ragione di insussistenza della perdurante fiducia sulla affidabilità e sulla moralità dell’imprenditore che deve costantemente esservi nei rapporti contrattuali di cui sia parte la pubblica amministrazione e, comunque, deve sussistere affinché l’imprenditore risulti meritevole di conseguire un titolo abilitativo, ovvero di conservarne gli effetti”.

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