Non si faccia perdere tempo al porto, pena la sua marginalizzazione

Ho avuto modo di ribadire più volte che è stato un errore definire due autorità portuali invece di una sola e ho sostenuto che il porto di Brindisi, oggi come non mai, ha bisogno, però, di far parte di un sistema che è poi la filosofia della riforma della portualità

La zona di imbarco traghetti di Punta delle Terrare

Ho avuto modo di ribadire più volte che è stato un errore definire due autorità portuali invece di una sola e ho sostenuto che il porto di Brindisi, oggi come non mai, ha bisogno, però, di far parte di un sistema che è poi la filosofia della riforma della portualità. Ritengo questa la priorità delle priorità.

La collocazione del porto di Brindisi o sta dentro un sistema più ampio oppure non c'è moratoria che possa dare ad esso un futuro. Lavorare insieme è l'unico modo per competere nel mediterraneo e in Europa. La competizione nella portualità è seria, forte e veloce. I singoli porti, le loro vecchie gestioni (quelle di Brindisi per prima per i danni fatti al nostro porto) così come gli elenchi di opere fuori da logiche di sistema, non hanno futuro.

I programmi che saranno approvati e finanziati dal governo saranno solo quelli coerenti con i piani strategici di sistema. Opere decise per spendere soldi pubblici fanno perdere solo tempo, risorse, opportunità. Il periodo della anarchia degli interventi e delle concessioni è finito. Opere inutili e sovrapponibili con altre, progetti per interventi irrealizzabili, non dovrebbero essere  prese in considerazione. Devono essere coerenti con i piani strategici di sistema.

Si sta già lavorando, soprattutto al Nord in questa direzione. Superare i campanilismi e impostare in maniera coordinata i piani strategici di dimensione vasta e ben oltre le vecchie aree portuali così come sono state intese e gestite fino ad oggi, è una scelta irreversibile. I porti sono, in questa logica, punti di sistemi interconnessi e come tali non possono essere solo delle città, delle sedi delle autorità portuali, ma sono anche parti di un sistema coordinato a livello nazionale ed europeo e come tale riconosciuto dagli operatori internazionali.

I porti isolati, come sono stati organizzati e gestiti fino ad oggi, non possano avere il proprio futuro nel loro passato. Un coordinamento nazionale ed una visione strategica e di sistema dallo sguardo largo, non sono, almeno in questo caso, un elemento di un rigurgito neo centralistico, ma l'unico modo per poter dare alla portualità un futuro.

Brindisi deve inserirsi in questo processo per poter usufruire dei possibili vantaggi di questa visione e delle conseguenti scelte di sistema che si stanno già decidendo. L'autorità portuale unica regionale è giusto continuare a rivendicarla ma non bisogna perdere altro tempo in attesa che essa venga decisa. Il porto di Brindisi, nel frattempo non può e non deve isolarsi.

L'attuale collocazione nel sistema portuale dell'Adriatico Meridionale con sede a Bari, così come previsto nell'ultimo decreto, è un dato e che come tale  non deve pregiudicare l'impegno e il lavoro per una programmazione coerente di interventi utili al porto e necessari per definire le condizioni operative e gestionali con cui Brindisi partecipa a questo sistema. Una impostazione questa, comunque necessaria, sia se si realizzasse una unica autorità portuale sia se dovesse rimanere l'attuale autorità di sistema dell'Adriatico Meridionale, come proposta è definita dal governo.

Brindisi deve essere pronta, con convinzione e lungimiranza e non certamente dando l'impressione di nobile decaduto o ancora peggio con il cappello in mano per difendere rendite, interessi burocratici e parassitari che certamente non hanno mai aiutato il porto a svilupparsi, malgrado la sua nobile storia. Mi riferisco a quanti, professionisti frustrati e alla ricerca di collocazione e sistemazione personale, a funzionari e amministratori ben pagati, a politici o presunti tali, cointeressati agli investimenti sul porto di Taranto, impegnati in queste settimane a chiedere di modificare il decreto per accorpare Brindisi a Taranto.

Non ci sono alibi per nessuno. Le istituzioni, il sistema porto, gli operatori, gli interessi legittimi che attorno ad essi si sono consolidati, sono chiamati a superare questa prova con coraggio, autonomia e determinazione se si vogliono salvaguardare e valorizzare la polifunzionalità e le interconnessioni che già oggi il  porto è in grado di garantire. Infine, da quando si è deciso il nuovo sistema portuale perché non si è mai chiesto un confronto con Bari per verificare la disponibilità a lavorare assieme e a fare sistema invece di andare in "soccorso" di Taranto?

Brindisi non si deve chiudere e ne' isolarsi, non può sprecare questa occasione.

Il futuro del porto non è nel suo passato o nella sua storia e ne' tantomeno nel presente della sua attuale gestione e non può essere condizionato dagli interessi di vicinanza territoriale e di affari politici, imprenditoriali.

Né tantomeno essere fagocitato da qualche associazione o professionista in cerca di collocazione e sistemazione personale o addirittura per difendere sedi e funzioni dirigenziali dell'attuale autorità portuale brindisina i cui costi sarebbe opportuno che il consiglio comunale valutasse anche per capire chi si avvantaggerebbe da una agonia che viene chiamata moratoria.

Suggerirei pertanto al consiglio comunale, convocato nei prossimi giorni, di decidere un incontro immediato oltre che con il presidente Emiliano e l'assessore regionale ai Trasporti e, in attesa della nomina del nuovo presidente dell'autorità portuale di sistema di cui Brindisi fa parte, con il sindaco di Bari, per verificare le rispettive disponibilità e i propositi (idee e progetti) a definire comunemente condizioni e programmi per la nuova governance dell'autorità portuale di sistema.

A questi incontri bisognerebbe, però, partecipare avendo chiaro il ruolo del porto di Brindisi, delle sue risorse finanziarie, delle sue infrastrutture e degli interventi necessari per la loro ulteriore valorizzazione e utilizzazione, delle sue professionalità e delle sue stesse potenzialità a partire dal settore dei traghetti e da quello crocieristico.

Il porto di Brindisi non può essere ancillare ad altri porti, ma deve essere parte di un sistema integrato e polifunzionale condiviso e può convivere, bene e meglio, con quello di Bari e nel sistema del basso adriatico così come proposto dal governo nazionale.

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P.S.:  Riguardo la decisione di rinunciare alle aree ex Pol da parte di questo sindaco sarebbe opportuno che qualcuno facesse la storia delle scelte, dei finanziamenti e degli impegni delle precedenti amministrazioni (quella di Errico e di Antonino innanzitutto) anche per  ricordare al notaio Errico, fulgido pensatore e garante di questa amministrazione, il suo impegno, da sindaco, per acquisire alla città l'area ex Pol. Lo avrà dimenticato o in questo caso ha rinunciato a "consigliare il "suo sindaco"?

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