Posto all'Authority, ma niente concorso

BRINDISI – L’Autorità Portuale di Brindisi fa sapere di avere un posto vacante in organico, e di avere intenzione di coprirlo attraverso assunzione diretta previa valutazione discrezionale delle manifestazioni di interesse pervenute e sostenute dai requisiti richiesti. Si tratta, più precisamente, di un incarico con contratto a tempo pieno e indeterminato come responsabile dell’Ufficio Demanio con la qualifica di Quadro A. Richieste alcune tipologie di lauree (in Giurisprudenza, innanzitutto), titoli preferenziali master universitari e pubblicazioni in diritto marittimo.

Autorità Portuale Brindisi

BRINDISI – L’Autorità Portuale di Brindisi fa sapere di avere un posto vacante in organico, e di avere intenzione di coprirlo attraverso assunzione diretta previa valutazione discrezionale delle manifestazioni di interesse pervenute e sostenute dai requisiti richiesti.  Si tratta, più precisamente, di un incarico con contratto a tempo pieno e indeterminato come responsabile dell’Ufficio Demanio con la qualifica di Quadro A. Richieste alcune tipologie di lauree (in Giurisprudenza, innanzitutto), titoli preferenziali master universitari e pubblicazioni in diritto marittimo.

Ed è subito polemica. Per un incarico simile, oramai una rarità in questo quadro di crisi diffusa del mondo del lavoro che coinvolge anche soggetti dotati di qualifiche notevoli, ci si sarebbe aspettato un concorso pubblico. Invece il metodo è “manifestazione di interesse” e “valutazione discrezionale”.  Anche se, come scrive al nostro giornale un lettore, “la Costituzione italiana, all'art. 97 prevede l'accesso all'impiego pubblico per mezzo di pubblico concorso, in modo da garantire la più ampia e meritocratica partecipazione dei cittadini a tale tipo di lavoro”.

Tale ente pubblico, e tutti coloro che percepiscono stipendi e danari al suo interno, si sostiene sulla base delle imposte e tasse che tutti i cittadini pagano o, comunque, sulla base di tariffe e prezzi che applica in regime di monopolio, ad esso garantito da normative di vario livello, quindi senza confrontarsi con il libero mercato e la concorrenza di altri operatori, che in ipotesi potrebbero operare meglio e a costi inferiori. E' la legge dello Stato – conclude l’autore della lettera - che consente a questa parte di pubblica amministrazione di fare quel che fa: non sono più bravi o più preparati di altri”.

Non sappiamo se il testo della riforma della legge 84 del 1994 sia già stato definito. Ma la domanda è, dopo quasi venti anni di applicazione, se vi saranno modifiche sostanziali per evitare che questi enti agiscano come veri e propri territori indipendenti spesso anche dalla città in cui operano. Indipendenti dalle istituzioni locali, ridotte quasi all’impotenza in Comitati portuali dove le maggioranze spesso seguono interessi corporativi, ma non certo indipendenti dalle pressioni politiche.

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