Uva da tavola: "Compenso da fame alle aziende, i produttori insorgono"

Cia Puglia: "Agli agricoltori viene pagata 60 centesimi al chilo, nei supermercati arriva fino a un massimo di sei euro"

Ai produttori viene pagata mediamente 60 centesimi al chilogrammo. Nei supermercati del Nord Italia, il prezzo arriva a sfiorare i 6 euro. Gli agricoltori pugliesi insorgono contro la politica dei prezzi applicata all’uva da tavola. A destare profondo sdegno fra gli addetti ai lavori è stata la pubblicazione di alcune foto sulla pagina Facebook di Cia Agricoltori italiani della Puglia, in cui si vedono grappoli d’uva sui banchi di quattro diversi supermercati con costi rispettivamente di 3.39, 4, 4.50 e 6 euro al chilo. Nel giro di poche ore le immagini sono state condivise e commentate da oltre 100mila persone, diventando subito virali. Il problema dell’ampio divario fra le somme corrisposte ai produttori e i prezzi al dettaglio dell’uva da tavola riguarda anche la provincia di Brindisi, che concentra buona parte della sua produzione nel territorio di Francavilla Fontana. 

La Cia Puglia, attraverso una nota stampa, punta il dito contro la grande distribuzione organizzata, che vende il prodotto ai consumatori “a un prezzo che può variare dai 2 ai 6 euro, vale a dire fino a 10 volte di più di quanto riconosciuto all’azienda agricola”. 

“C’è uno squilibrio evidente, che dovrebbe destare scandalo”, ha dichiarato il presidente regionale di Cia Puglia Raffaele Carrabba. “Stiamo parlando di redditività per le aziende agricole, della possibilità per i produttori di ricevere un giusto compenso per ciò che producono. Questo significherebbe avere imprese agricole che possono continuare a creare posti di lavoro, avendo le risorse necessarie a investire anche sulla qualità e la salubrità del prodotto. La corsa al ribasso, tra l’altro, vale solo per i produttori, poiché sui consumatori la Gdo compie ricarichi che arrivano a 10 volte il prezzo corrisposto agli agricoltori”.

“E’ un problema molto serio”, ha aggiunto Sergio Curci, responsabile regionale Gie Ortofrutta per Cia Puglia (Gruppi di Interesse Economico), “che non riguarda soltanto l’uva da tavola, ma la quasi totalità dei prodotti agricoli”.

“Il problema è avvertito in tutto il Foggiano”, ha spiegato il presidente provinciale di Cia Capitanata, Michele Ferrandino. “Stiamo lavorando da anni, anche nel Barese, per favorire la costituzione delle OP, le Organizzazioni di Produttori, e più in generale l’aggregazione che assicura un maggiore potere contrattuale nei confronti di parte industriale e Gdo”, ha dichiarato Felice Ardito, presidente provinciale di Cia Levante. “Molto spesso”, ha aggiunto Pietro De Padova, presidente provinciale Cia Due Mari (Taranto-Brindisi), “i produttori, loro malgrado, sono costretti a lasciare sulle piante i prodotti del loro lavoro: tutto questo è inaccettabile e mortificante”. “Viviamo la stessa situazione anche nelle province salentine”, ha spiegato Benedetto Accogli, presidente provinciale di Cia Salento.
    

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