Emorragia di trasferimenti alla centrale Edipower: i sindacati chiamano la Regione

Adesso “sono ormai scaduti tutti gli ammortizzatori sociali e ogni forma di sostegno al reddito, per i lavoratori diretti è fissata al 30 novembre 2015 la scadenza dell’accordo di solidarietà difensiva e dalla stessa data sono stati previste le prime partenze verso altri siti del Gruppo A2A: Monfalcone, Cotronei, Piacenza, Sermide e Chivasso”, annunciano i sindacati

La centrale termoelettrica Edipower-A2A di Costa Morena

BRINDISI – Nulla ha fermato la procedura di mobilità per i lavoratori della centrale Edipower di Costa Morena. Gli ultimi due anni a termoelettrica ferma sono trascorsi tra incontri in prefettura e appelli, e la speranza di una riconversione dell’impianto. Ma il piano di A2A di combustione combinata tra carbone ed Ecoergite (un derivato del Css da rifiuti urbani, brevettato dalla multiutility lombarda) non ha superato gli iter autorizzativi e forse non avrebbe superato neppure il confronto con l’attuale crisi del mercato energetico termoelettrico.

Adesso “sono ormai scaduti tutti gli ammortizzatori sociali e ogni forma di sostegno al reddito, per i lavoratori diretti è fissata al 30 novembre 2015 la scadenza dell’accordo di solidarietà difensiva e dalla stessa data sono stati previste le prime partenze verso altri siti del Gruppo A2A:  Monfalcone, Cotronei, Piacenza, Sermide e Chivasso”, annunciano i sindacati Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil. Non resta che tentare di ridurre l’esodo, e al netto dei prepensionamenti trattenere nel territorio gli altri lavoratori.

I sindacati allora oggi hanno ricordato alla Regione Puglia che il 22 ottobre in prefettura a Brindisi il rappresentante dell’Assessorato al lavoro della Regione Puglia aveva dichiarato la disponibilità ad attivare un tavolo tecnico a Bari per valutare ogni possibile soluzione. Tavolo tecnico che non è stato mai né formato né convocato. Ma ora serve tutto, anche una mediazione della Regione Puglia, e allora ecco una richiesta formale inviata all’assessore regionale allo Sviluppo economico, Loredana Capone, all’assessore regionale alla Formazione e Lavoro, Sebastiano Leo, al Comitato Monitoraggio Sistema Economico Produttivo ed Aree di Crisi, e alla stessa prefettura di Brindisi.

“Su indicazione dell’azienda sono state già individuate le prime posizioni disponibili e i lavoratori saranno trasferiti a partire dal 30 novembre 2015, successivamente a seguito di altre posizioni che si renderanno disponibili a breve  in altri siti, si procederà a completare la smobilitazione del personale, ormai in esubero per assenza di attività nel sito di Brindisi”, scrivono nella lettera trasmessa stamani Filctem, Flaei e Uiltec.

“Per tutto quanto sopra premesso, vi chiediamo di velocizzare il previsto incontro, al fine di scongiurare il definitivo svuotamento dell’organico, questo, oltre a comportare un costo sociale rilevante dovuto all’ennesima delocalizzazione di posti di lavoro dal nostro territorio, produce impatti negativi diretti sulle famiglie dei lavoratori”.

Non resta che attendere e sperare che le vertenze brindisine non passino in secondo piano e che la Regione Puglia abbia una memoria migliore di quella del premier Renzi, colto in castagna da Velina Rossa proprio su Brindisi: “Oggi Renzi ha discettato sulle capitali italiane, commettendo un errore grossolano. Dopo Torino e Firenze, oltre a Roma, ha spiegato, c’è stata un'altra capitale, Salerno, ‘per poche ore’. Peccato dover ricorrere, attraverso la nostra 'ignoranza', a quel po’ di storia patria che c’è sui libri. Prima ancora di Salerno, capitale del Regno fu Brindisi, dall'8 settembre del 1943 fino allo sbarco alleato in Campania nel febbraio del 1944. Salerno allora ereditò il primo governo di liberazione nazionale, composto dai partiti”.

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