Ex Gse: licenziamento collettivo per i 99 dipendenti della Dcm

Il gruppo Dema, come anticipato alle istituzioni e alle parti sociali, ha avviato la procedura. Il Cobas: "Lotta di un intero territorio a sostegno dei lavoratori"

BRINDISI – Come anticipato alle istituzioni e alle parti sociali, il gruppo Dema ha avviato la procedura di licenziamento collettivo di tutti i 99 dipendenti (28 impiegati e 71 operai) della Dcm, una delle due aziende costituite dopo il fallimento dell’ex Gse, storica impresa del settore aeronautica. I lavoratori beneficeranno fino al febbraio 2020 della cassa integrazione. Stando al piano industriale, ormai accantonato, presentato due anni fa dalla Dema, tutto il personale della Dcm, creata, per collocare temporaneamente i cassintegrati, gradualmente sarebbe dovuto passare fra le file della Dar, azienda in piena attività, ricongiungendosi ai colleghi.

Ma tale impegno non è mai stato mantenuto. Il piano industriale presentato a livello nazionale da Dema, anzi, prevede complessivamente 200 esuberi. La task force per le emergenze occupazionali, i sindacati e gli enti locali erano già stati informati dell’imminente avvio della procedura di licenziamento collettivo nel corso di un vertice svoltosi di recente in prefettura. Nella nota ufficiale inviata alle organizzazioni sindacali, a Confindustria Brindisi, all’ispettorato territoriale del lavoro, alla task force e al Mercato del lavoro della Provincia di Brindisi, viene illustrata la situazione economica – finanziaria della Dcm. 

“I risultati economici della società – si legge nel documento – sono stati costantemente negativi, inizialmente per evidenti ragioni di avvio delle attività, mentre successivamente la situazione finanziaria risulta essere assai critica e deficitaria alla luce della estrema difficoltà riscontrata nell’incasso di considerevoli crediti maturati per affitti e servizi”. 

Cobas: "Lotta di un intero territorio a sostegno dei lavoratori"

Adesso i sindacati chiedono l’adozione di misura a tutela dei lavoratori. Il segretario provinciale del Cobas, Roberto Aprile, ricorda che il presidente della Regione Puglie, Michele Emiliano, presente all’incontro con la task force, rimarcò come la Regione Puglia sia l’unica, in Italia, “che sostiene con interventi economici per salvare crisi occupazionali e contribuire a rilanciare le aziende”.

Sempre in quella occasione, il presidente task Force, Leo Caroli, chiese alla Dema “un comportamento all’altezza della situazione – si legge in una nota del Cobas - per evitare l’ennesimo danno occupazionale al territorio brindisino”. Sulla base sempre della volontà espressa dal Caroli, nei prossimi giorni la vertenza dovrebbe approdare in Regione, dove si dovrebbe svolgere un nuovo incontro. 

Il Cobas porrà nuovamente l’accento su due priorità: “zero esuberi”; “l’utilizzo di ammortizzatori sociali per traghettare tutti quanti i lavoratori, Dcm e Dar, verso ipotesi di sviluppo occupazionali come la stessa azienda ha detto di voler realizzare.” Il cobas, in particolare, rimarca che “questa non è la vertenza dei cassaintegrati di Dcm, deve essere questa di ex Gse invece la lotta di un intero territorio dove chi ricopre incarichi istituzionali, dall’ultimo consigliere comunale al deputato regionale e nazionale , deve essere in prima fila fisicamente accanto ai lavoratori”.

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