Ex Gse: politica, istituzioni e sindacati compatti. "No ai licenziamenti"

Ferma contrapposizione al piano industriale del gruppo Dema. Lunedì 11 novembre occupazione simbolica della sala consiliare del Comune di Brindisi

BRINDISI – Le istituzioni, le forze politiche e i sindacati fanno fronte comune a sostengo dei lavoratori di Dar e Dcm, le due aziende del gruppo Dema nate dal fallimento della Gse. E’unanime la contrapposizione al piano industriale presentato lo scorso 30 ottobre al Mise, che prevede 213 licenziamenti a livello nazionale. La prima, concreta, iniziativa di protesta è prevista per lunedì 11 novembre, quando i sindacati Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e Cobas, insieme ai lavoratori Dcm-Dar, occuperanno simbolicamente la sala consiliare del Comune di Brindisi, dalle ore 17 lle 19. 

I sindacati 

Tali organizzazioni sindacali condannano senza mezzi termini il piano industriale presentato al Mise, definito “un mero calcolo matematico che prevede il licenziamento di 213 e non chiarisce il destino dei dipendenti della Dcm che sono coloro che ad aggi hanno pagato il prezzo più alto in seguito all’acquisizione della Gse e al successivo piano Drago”. 

I sindacati chiedono un approfondimento “stabilimento per stabilimento (Dcm compresa) i carichi di lavoro e gli addetti necessari alla realizzazione dei programmi ma soprattutto le prospettive e gli investimenti che l’azienda intenderà mettere in atto per un piano di rilancio”.  “Siamo convinti – si legge in una nota congiunta dei sindacati - pur comprendendo la gravità della situazione, che il tutto possa essere risolto con l’utilizzo di ammortizzatori sociali conservativi e pertanto qualsiasi dialogo tra le parti prevede per noi una discriminante alla quale non intendiamo rinunciare:  alla fine del percorso nessuna unita’ dovra’ essere estromessa dal mondo lavorativo  tenendo presente anche l’ampia disponibilità offerta dalla Regione Puglia, in presenza di una valida prospettiva di rilancio, a finanziare ammortizzatori sociali, formazione e a cofinanziare progetti tecnologici innovativi”

I lavoratori

I cassintegrati della Dcm ricordano che gli impegni assunti dalla Dema attraverso l’ormai tramontato piano Drago, ossia il graduale passaggio in Dar di tutti i dipendenti della Dcm, sono stati del tutto disattesi.  "Apprendiamo con soddisfazione che finalmente a Brindisi  - si legge in una nota dei lavoratori  Dcm - si sia costruito un fronte unico per affrontare la vertenza ex Gse a difesa di un territorio che ha già pagato con lacrime e sangue dal punto di vista occupazionale". “Ricordiamo a tutti – si legge nella nota - che fu una trattativa complicata ma alla fine si raggiunse un accordo in sede istituzionale alla presenza della task force pugliese dove, dove fu esposto il cosiddetto Piano Drago che prevedeva il reintegro di tutto il personale attraverso percorsi di riqualificazione e di momentanea Cigs per ristrutturazione”. 

Ma sono ormai passati 21 mesi da quella data “e del piano Drago non si è avuto nessun riscontro e gli unici a rimetterci dal punto di vista economico, sociale e morale siamo stati soltanto noi cassintegrati della Dcm che siamo stati esclusi da ogni forma di partecipazione alla ripresa lavorativa e che, anzi, non veniamo presi in considerazione nemmeno nel pur fallace piano industriale presentato dal nuovo amministratore delegato del gruppo Dema”. 

“Nella consapevolezza della grave situazione – prosegue la nota - chiediamo la sostanziale Unione sindacale e il sostegno politico ad ogni livello possibile. Restiamo ovviamente pronti ad intraprendere iniziative anche estreme se non avremo serie e assennate assicurazioni del mantenimento occupazionale.

Comune di Brindisi

La questione Dema è stata al centro di un incontro svoltosi ieri (5 novembre) presso il Comune di Brindisi, in presenza del sindaco Riccardo Rossi. “Siamo tutti estremamente preoccupati per quanto ha rappresentato il direttore dell’azienda nell’ultimo incontro al Mise - racconta il primo cittadino - con un piano che prevede trecento esuberi per l’intero Gruppo Dema. È inaccettabile e ci aspettiamo una nuova convocazione con un reale Piano industriale con investimenti e commesse che consentano di mantenere invariati i posti di lavoro”. 

Partito Democratico

Il Partito Democratico di Brindisi “segue con apprensione le vicende del gruppo Dema-Dcm-Dar e contribuirà, con ogni forma di sostegno possibile e supporto in ogni sede a tutti i dipendenti dello stabilimento di Brindisi, ad evitare che un solo operaio possa perdere il proprio posto di lavoro. Per questo appoggiamo pienamente l'azione del Sindaco di Brindisi Riccardo Rossi nell'affrontare questa delicata vertenza”. 

Gianluca Bozzetti

Il consigliere regionale Gianluca Bozzetti (Movimento 5 stele), auspica la creazione di “un fronte unico per tutelare i livelli occupazionali che vada oltre le bandiere e i colori politici ma che possa lavorare per reali garanzie ai lavoratori ex Gse". 

“Dopo le mie interrogazioni regionali e quelle parlamentari delle deputate Angela Masi e Anna Macina  - afferma ancora Bozzetti - e dopo il tavolo tecnico convocato al Mise la scorsa settimana, ancora una volta l’azienda non ha parlato concretamente di investimenti e futuro, ma solo di possibili esuberi. Per questo oggi ribadiamo la necessità di coinvolgere sindacati e forze politiche per un intento comune: tutelare i lavoratori, soprattutto coloro che a fine anno vedranno terminare la cassa integrazione. 

Mauro D’Attis

Riguardo all’annuncio degli esuberi, il deputato Mauro D’Attis (Forza Italia), rimarca la necessità di “verificare preliminarmente quanto quell’annuncio sia giustificato, anche in considerazione del fatto che non è noto il piano industriale e quindi non ci sono elementi fondati di valutazione”. “Un dato è certo: gli stabilimenti di Brindisi non possono permettersi la perdita di un solo posto di lavoro e non sarà consentito a nessuno sottovalutare il valore aggiunto della provata professionalità delle maestranze brindisine”. “Porterò presto la vicenda alla discussione del Parlamento - conclude D’Attis - come ‘vertenza Brindisi’, unendo tutte le istanze che arrivano dal territorio.  Nel frattempo sollecito un ruolo più incisivo del Ministero dello Sviluppo Economico in una fase così delicata per il futuro di tante famiglie”.

Mauro Vizzino

"Occorre, forse al contrario di quanto è avvenuto in occasioni simili ed in tempi recenti - dichiara Mauro Vizzino, presidente della commissione Ambiente della Regione - una linea di rigore nel controllo del corretto utilizzo di contributi statali o comunitari da parte di gruppi industriali che poi non mantengono gli impegni in termini di mantenimento dei livelli occupazionali. Mi auguro che non sia il caso del gruppo Dema, ma è evidente che Governo nazionale e Regione Puglia dovranno vigilare e svolgere, allo stesso tempo, una azione estremamente incisiva a tutela dei lavoratori e delle loro famiglie".

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